Quando la Sibaritide andava in scena: i teatri perduti di Thurii e Castiglione
Nella nuova puntata dei Diari di Storia, Mons. Luigi Renzo riporta alla luce due luoghi simbolo della civiltà antica tra Sibaritide e Sila Greca: il teatro romano di Sibari-Thurii e la struttura ellenistica di Castiglione di Paludi
La presenza di un teatro nelle antiche poleis era segno di evoluzione sociale e di una certa importanza culturale e strategica nel territorio. La sua origine e destinazione erano diversificate tra la Grecia e Roma. Il teatro greco e romano, infatti, differiscono tra loro sia per architettura, sia per finalità. Il teatro greco sfruttava per gradinate i pendii naturali (cavea semicircolare o ellittica) ed aveva scopi religiosi e catartici purificatori, mentre quello romano aveva strutture monumentali autonome erette in siti per lo più pianeggianti e destinate all’intrattenimento popolare con scenografie più alte e decorate anche con statue e colonne.
In particolare il teatro greco aveva la cavea (la gradinata) destinata agli spettatori appoggiata su un declivio naturale e l’orchestra, destinata alle autorità e alle persone di riguardo, era di forma semicircolare ampia; la scena (skené) dove si svolgeva la rappresentazione era inizialmente separata dalla cavea. Il primo teatro sorse ad Atene nel VI secolo A.C. con spettacoli connessi ai riti religiosi in onore del dio Dioniso; solo in un secondo tempo assunsero finalità catartica con la tragedia (miti e temi eroici) e la commedia (critica sociale e politica), con il dramma satiresco come genere intermedio. Ruolo primario aveva il Coro che eseguiva canti e danze e che dialogava anche con gli attori tutti maschi, velati da maschere di terracotta, elemento in comune anche col teatro romano, sebbene inizialmente qui fosse più diffuso l’uso del trucco. Sarà Tespi (metà sec. VI a.C.) ad introdurre la prima forma di spettacolo separato dal coro, ponendo le basi proprio della tragedia e della commedia. Le rappresentazioni erano finanziate dallo Stato o dai cittadini possidenti come momenti comuni di educazione collettiva e di coesione sociale per la cittadinanza. (1)
Il teatro romano, al contrario, era un edificio assestante, costruito su terreno pianeggiante in muratura, su fondazioni proprie, non appoggiate a colline e con arcate e volte; aveva cavea semicircolare, scena monumentale e orchestra semicircolare destinata ai Senatori. La scena era integrata con la cavea con un palcoscenico in muratura rialzato e decorato, staccato da un sipario (siparium), talora coperto da un telone (velarium) per proteggere attori e spettatori dal sole. Simbolo di prestigio, di intrattenimento di massa e propaganda politica, il teatro si diffuse in tutto l’impero, ospitando spettacoli di mimi, pantomimi e danze. Inizialmente considerati provvisori e costruiti in legno a causa della diffidenza romana verso lo svago, si attribuisce a Pompeo nel 55 a.C. l’erezione del primo teatro in pietra, situato a Campo Marzio, aggirando il divieto vigente facendo costruire un tempio a Venere sulla sommità della cavea. (2)
Nella regione oggetto del nostro studio, Sibaritide e Sila Greca, sono segnalati teatri solo a Sibari-Thurii e Castiglione di Paludi, di cui andremo a trattare.
Il teatro di Sibari-Thurii
Situato in località Parco del Cavallo lungo la moderna Statale 106 rad dell’Alto Jonio cosentino, il teatro sorge sulle vestigia della colonia romana di Copiae, fondata nel 194 a.C., a sua volta costruita sulle ceneri delle precedenti città greche di Thurii classica (444 a.C.) e della famosa Sybaris (sec. VIII a.C.), distrutta nel 510 a.C. dai Crotoniati. Il teatro oggi affiorato, risalente all'epoca romana, fu costruito in realtà su strutture urbanistiche o teatrali precedenti reimpiegando all’occorrenza blocchi di pietra e materiali di risulta di età arcaica. Sotto il teatro, infatti, sono stati individuati resti di una strada (stenopòs) della città di Thurii (V sec. a.C.), tagliata per far spazio alla costruzione romana, confermando proprio la continua sovrapposizione urbanistica.
Il primo annuncio della scoperta fatta al Parco del Cavallo nel fondo Casa Bianca di “una costruzione semicircolare o ellittica“, chiaro riferimento al teatro di Thurii, si deve al Dott. Umberto Zanotti Bianco che il 15 giugno 1932, soddisfatto, ne dava notizia all’amico Soprintendente di Reggio Calabria Paolo Orsi. La sua consistenza sarà poi meglio delineata e qualificata nella campagna di scavi avviata nella stessa area a partire dal 1960 sotto la vigilanza della Soprintendenza diretta dal Dott. Giuseppe Foti e affidata alla cura della Fondazione Lerici e dell’University Pensylvania Museum, i cui rilevamenti geofisici eseguiti con il Magnetometro a Protoni hanno fornito dati molto lusinghieri circa il sito delle tre città sepolte, segnalando strutture murarie ed una stratificazione di ceramiche simile a quella riscontrata nei due saggi di scavo fino ad ora eseguiti (1960-1961), che si estendevano in un’area di circa un km quadrato all’intorno. (3)
Fu proprio nel corso di questi lavori che venne meglio individuata la cavea semicircolare del teatro ed altre opere in muratura assegnate agli inizi del II sec. d.C., rifatte forse a seguito di un terremoto che aveva distrutto gli edifici esistenti, per cui si pensò di sostituirli con il teatro, utilizzando il muro di fondo del porticus opportunamente consolidato a sostegno della gradinata della cavea. Questa arrivava a contenere fino a due mila spettatori. La scena, semplice e senza colonnato, aveva tre esedre (incavi) semicircolari. Il palcoscenico (pulpitum) di forma rettangolare era sopraelevato oltre un metro rispetto alla piccola orchestra semicircolare di marmi bianchi e colorati, munita di un corridoio e di due ingressi laterali. Questa tra II-III secolo dell’era cristiana venne ripavimentata in cocciopesto, come pure furono costruiti contrafforti di contenimento della cavea. (4)
Non si conoscono autori locali e testi teatrali che vi vennero rappresentati, ma trattandosi di una colonia panellenica sia pure rivisitata si può pensare ad adattamenti di tragedie greche unite a rappresentazioni locali, senza escludere l’eventualità di cerimonie pubbliche. E’ vero, comunque, che se non si hanno fonti antiche esplicite, certamente Diodoro Siculo annota proprio la sua fondazione panellenica progettata secondo modelli greci, teatro incluso; Erodoto ha certamente soggiornato a Thurii; Strabone la descrive come città importante e organizzata in cui era forte la presenza di intellettuali. Tutto questo induce a pensare ad un ambiente culturalmente avanzato in cui il teatro aveva la sua parte di rilevanza, tenuto conto della potenza dell’antica colonia greca di Sibaris, famosa per la sua opulenza e mollezza di costumi.
I reperti legati al teatro e alle fasi storiche della città sono oggi conservati nel Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide, parte centrale dell’ampio omonimo Parco Archeologico.
Il teatro di Castiglione di Paludi
Come è noto Castiglione di Paludi è un sito archeologico nella Sila Greca di notevole valore storico. Per quanto la presenza di resti antichi fosse stata segnalata già nel 1927 dall'Ispettore Onorario alle Antichità ed Arte Giacinto d'Ippolito, esplorazioni sistematiche furono condotte solo tra il 1950 ed il 1956 per essere poi riprese negli anni ’80 del Novecento. I lavori, diretti dal Soprintendente Giulio Iacopi e seguiti dall'Ispettore Giuseppe Procopio, interessarono ampi tratti di cinta muraria di una imponente roccaforte brettia. Venne alla luce l'area della monumentale Porta Est con le due torri circolari, la torre ubicata sul versante Nord della collina, una seconda porta d'accesso lungo il tratto Sud-Est delle mura (Porta Sud-Est). Nell'area interna al circuito murario venne indagata un'area pubblica con una struttura a pianta semicircolare in cui si riconobbe un teatro ed alcuni edifici vicini a pianta rettangolare, fatti risalire alla fine del IV-inizi III sec. a.C.. E’ un'importante struttura ellenistica dentro una roccaforte brettia. Semicircolare dal diametro di 41 metri, è parzialmente intagliata nella roccia, articolata su tre settori con un dislivello di ca. 10 metri e con una cavea scenografica addossata alla collina alla maniera dei teatri greci non autonoma, ma sorretta ad Est da un edificio a pianta rettangolare, di cui si ignora la funzione. (5)
Costruito nel periodo di massima espansione dei Brettii, il teatro riflette l'ellenizzazione della cultura locale, che, dopo la conquista di Thurii, ha saggiamente integrato l’architettura greca in un contesto fortificato indigeno. L’incavo della cavea in verità non è fatto di gradini regolari, ma di sedute discontinue ricavate nella roccia naturale. Un corridoio anulare separa il settore inferiore da quello centrale. Dalle dimensioni ridotte, il teatro non presenta tracce né di orchestra, né di edificio scenico, il che, forse più ragionevolmente, induce a pensare che trattasi non tanto di teatro in senso classico, quanto piuttosto della sede delle assemblee brettie che eleggevano le magistrature e che occasionalmente poteva essere utilizzato anche per spettacoli pubblici semplificati e adattati alla circostanza, senza escludere altre funzioni come ad esempio quelle cultuali di natura religiosa associate a culti rurali verso divinità locali.
Oggi il teatro fa parte del Parco Archeologico di Castiglione di Paludi, immerso nella macchia mediterranea e rappresenta una delle evidenze principali della misteriosa città brettia fortificata.
Conclusioni
Il legame tra Sibari-Copia Thurii e Castiglione di Paludi nel segno del teatro è solo un tassello del ricco patrimonio archeologico esistente nella Sibaritide, ma anche nei centri interni della Sila Greca, patrimonio ancora tutto da scoprire nelle sue peculiarità preistoriche, protostoriche e storiche, da cui far risaltare identità antropiche e culturali in parte diversificate, ma tutte tessere di uno stesso mosaico fatto di colori ora più marcati, ora di meno, senza dubbio importanti ed essenziali per far quadrare il cerchio di una storia ancora aperta da scoprire e scrivere o riscrivere. Se il patrimonio culturale fa l’ossatura strutturale della Regione e nel nostro caso della Sibaritide e Sila Greca, le molteplici zone d’ombra ancora da perlustrare vanno illuminate e considerate al pari di quelle più fortunate e meglio conosciute.
Non è qui il caso di allungare l’elenco delle cose che restano da fare e da scoprire, ma di certo anche l’emersione ed il richiamo alla notorietà dei due teatri di Sibari-Thurii e Castiglione di Paludi rimanda a tutto il sommerso che viene ignorato o tenuto in bagnomaria senza prospettive di emersione, lasciando così il mosaico con spazi vuoti che aspettano di essere riempiti senza gelosie o risentimenti per nessuno. La cultura, la storia, l’antropologia, la bellezza della natura hanno un linguaggio universale aperto da rendere accessibile a chiunque ha desiderio di accostarli. Dare voce e liberare dal silenzio chi da secoli e millenni aspetta ansioso di testimoniare la sua verità, illuminante della parte mancante del mosaico completo, è un atto improcrastinabile di giustizia non solo per i singoli, ma per l’intero cosmo delle conoscenze identitarie.
N O T E
(1) Il teatro greco prevedeva sia il genere della tragedia, sia quello della commedia. Temi della tragedia erano il destino, la colpa, la giustizia divina; la commedia, invece, prediligeva la politica, la satira sociale, la vita urbana comune. Tra gli autori tragici si ricordano particolarmente Eschilo, Sofocle, Euripide; per la commedia il più famoso fu Aristofane.
(2) Il teatro romano non contempla il genere della tragedia puntando sulla commedia con spettacoli vari di denuncia sociale e satirica, di musica e danza e quant’altro di comico, affidato a mimi e pantomime. Tra gli autori famosi citiamo Plauto e Terenzio.
(3) Cfr. Cfr. R. S. SCAVELLO, Archeologia senza scavo. Storia degli studi e delle scoperte archeologiche tra XVIII e la metà del XX secolo nella Calabria Citeriore attraverso i documenti di Archivio, Tesi di Dottorato di Ricerca presso l’Unical di Cosenza, Dipartimento Studi Umanistici, anno accademico 2016-2017, pp. 893-894 e 918.
(4) Cfr. F. MOLLO, Guida Archeologica della Calabria antica, Rubbettino editore, Soveria Mannelli 2018, p. 642.
(5) Cfr. Ibidem, p. 521.