Antimafia e turni stremanti, i sindacati militari alzano la voce: «A Corigliano-Rossano serve il Gruppo Carabinieri»
Dopo l'ultimo blitz della DDA con cinque arresti, il Nuovo Sindacato Carabinieri chiede encomi per gli investigatori ma denuncia criticità e carenze nell'organico. Per Unarma “il problema è strutturale”.
CORIGLIANO-ROSSANO – Dopo l’ultimo blitz della DDA con cinque misure cautelari, il Nuovo Sindacato Carabinieri chiede encomi per gli investigatori ma denuncia criticità e carenze nell’organico. Per Unarma «il problema è strutturale». Un blitz brillante, l’ennesimo colpo assestato alla criminalità organizzata del territorio e una professionalità investigativa che non si smentisce.
Ma dietro i successi sul campo del Reparto Territoriale dei Carabinieri di Corigliano-Rossano c’è un’altra realtà fatta di turni estenuanti, carichi di lavoro al limite della sostenibilità e dotazioni strumentali che necessitano di un radicale ammodernamento.
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A riportare i riflettori sulle condizioni operative dei militari sono il sindacato NSC e Unarma. Il Nuovo Sindacato Carabinieri (NSC) Calabria interviene all’indomani dell’operazione scattata il 23 settembre sotto il coordinamento della DDA di Catanzaro, che ha portato all’esecuzione di cinque misure cautelari. Un’attività complessa per la quale il segretario generale regionale dell’NSC, Antonio Noè, ha espresso un forte plauso alla Sezione Operativa, al luogotenente Serafino Madeo, al tenente colonnello Marco Gianluca Filippi e al nuovo comandante, il tenente colonnello Emanuele Meleleo, da pochissimo insediatosi alla guida del Reparto.
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Per gli uomini che hanno condotto le indagini, Noè chiede ufficialmente ai Comandi superiori il riconoscimento di un encomio: «Un plauso non basta: chi onora la divisa merita un concreto riconoscimento». Ma l’elogio del sindacato si trasforma subito in una netta presa di posizione sulle criticità strutturali della Sibaritide.
«I Carabinieri continuano a fare il proprio dovere mettendo la sicurezza dei cittadini davanti a tutto, ma ora tocca allo Stato fare la propria parte – incalza Noè –. Turni pesanti, carichi di lavoro sproporzionati e sacrifici familiari non possono diventare la normalità».
La richiesta del sindacato punta a un salto di livello nella geografia della sicurezza del Nord-Est calabrese: l’elevazione del Reparto Territoriale a Gruppo Carabinieri e la contestuale istituzione di una Stazione dell’Arma nella frazione marinara di Schiavonea.
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Posizione condivisa dai vertici regionali e provinciali del sindacato, tra cui il referente Mario Regnante Cavallo e il vicario provinciale Rocco Paternoster: «I Carabinieri di Corigliano-Rossano hanno dimostrato di essere all’altezza della missione. Adesso è lo Stato a dover dimostrare di essere all’altezza dei suoi uomini».
La richiesta di elevare l’attuale Reparto Territoriale a Gruppo Carabinieri non è nuova ed è stata rilanciata più volte nel corso dell’anno dal NSC, collegandola proprio alla necessità di rafforzare organici, mezzi e capacità operativa sul territorio.
Il dibattito sull’assetto dell’Arma nella terza città della Calabria trova sponda anche nelle riflessioni di altre sigle come Unarma, che attraverso il segretario Russo ha annunciato una visita conoscitiva al Reparto per il prossimo 5 ottobre, evidenziando come la fusione delle ex Compagnie di Corigliano e Rossano abbia lasciato aperte diverse criticità mai del tutto risolte.
La richiesta che arriva da chi presidia quotidianamente il territorio è univoca: più uomini, mezzi più moderni e una programmazione strutturale per un’area vasta e complessa come la Piana di Sibari.