Cultura, 321 vincitori di concorso ancora fuori dalla stabilizzazione: «Non chiediamo una sanatoria»
Il Comitato MiC – Concorso 1956 denuncia l’esclusione dalle procedure di stabilizzazione dei lavoratori impiegati in musei, parchi archeologici e soprintendenze del Mezzogiorno. Contratti in scadenza a novembre: annunciata la mobilitazione permanente
ROMA – Hanno vinto un concorso pubblico nazionale, lavorano da tre anni negli istituti del Ministero della Cultura, ma secondo il Comitato MiC – Concorso 1956 sono ancora fuori dalle procedure di stabilizzazione. È la situazione denunciata da 321 lavoratori, tra funzionari e assistenti, impiegati soprattutto in Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.
Si tratta di personale reclutato attraverso la selezione pubblica del 2022 per 1.956 unità non dirigenziali, con contratti a tempo determinato e part-time da 18 ore settimanali. La procedura riguardava Ministero della Cultura, Giustizia e Istruzione; per il MiC erano previsti diversi profili nelle aree II e III. L’esistenza e le caratteristiche della procedura sono confermate dagli atti ufficiali del Ministero della Cultura e della Funzione Pubblica.
Il Comitato mette al centro innanzitutto il lavoro svolto in questi anni. I contratti, inizialmente previsti per 18 mesi, sono stati rinnovati e, secondo il comunicato, raggiungeranno complessivamente 36 mesi a novembre 2026. Anche il rinnovo dei rapporti di lavoro è riportato negli atti pubblicati dal Ministero della Cultura.
Per i lavoratori, interrompere ora questa esperienza significherebbe disperdere professionalità già formate e interrompere la continuità di progetti e servizi nei luoghi della cultura.
«Lo Stato ha speso ingenti risorse per selezionare, inserire e formare questi 321 professionisti», sostiene il Comitato, che ricorda come il personale abbia contribuito alle attività di musei, parchi archeologici e soprintendenze, garantendo anche aperture e iniziative durante la stagione estiva.
Altro punto sollevato è quello della disparità di trattamento rispetto ai lavoratori reclutati attraverso la stessa procedura e destinati al Ministero della Giustizia.
Secondo il Comitato, i colleghi della Giustizia sarebbero stati stabilizzati, mentre quelli della Cultura sarebbero rimasti esclusi. È su questa differenza che i lavoratori chiedono un intervento del Governo.
Nel comunicato viene inoltre ricordato che l’emendamento per la loro stabilizzazione nel Decreto PA non ha superato l’esame in Commissione, mentre – sostengono i lavoratori – altre norme analoghe nello stesso comparto sarebbero state mantenute.
È questo il punto sul quale il Comitato insiste maggiormente. «Non siamo precari in cerca di una sanatoria, abbiamo vinto un concorso pubblico», dichiarano i lavoratori. La richiesta è che la stabilizzazione venga inserita «nel primo decreto utile», superando quella che il Comitato definisce una disparità di trattamento. Intanto i lavoratori del Comitato MiC – Concorso 1956 annunciano lo stato di mobilitazione permanente e l’avvio di iniziative finalizzate a ottenere la stabilizzazione prima della scadenza dei contratti.