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Sybaris cambia volto e torna a scavare: nuovo Museo entro dicembre. A settembre si riapre il cantiere dei templi

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SIBARI (CASSANO JONIO) –  In occasione di Vinitaly and the City, il ministro della Cultura Giuli ha fatto visita al Museo archeologico nazionale della Sibaritide. Ad accoglierlo è stato il direttore Filippo Demma, che ha illustrato le attività del Parco, lo stato dei lavori di ristrutturazione del Museo e i programmi della nuova campagna di scavi.

Un Museo completamente ridisegnato e una nuova campagna di scavi nel punto in cui, sotto il teatro romano, sono già affiorate le tracce di due templi. Sibari prova a ripartire su due fronti: rinnovare il luogo in cui racconta la propria storia e tornare a cercarla sotto terra.

Il Museo è oggi un grande cantiere. Le sale sono svuotate, nascoste dietro pannelli sui quali sono stati riprodotti i rendering del futuro allestimento. Anche il pavimento verrà sostituito. L’obiettivo indicato dal direttore è completare i lavori entro dicembre.

«Siete in un museo completamente in ristrutturazione – ha spiegato Demma –. Camminando lungo il corridoio si possono vedere i rendering di come diventeranno le sale. Anche il pavimento sul quale oggi poggiamo i piedi non sarà quello che, auspicabilmente, verrà calpestato a dicembre».

Nonostante i lavori, la struttura non è stata chiusa completamente. È rimasta accessibile una sezione con la mostra “Orghia”, destinata a diventare anche il punto di riferimento per le attività didattiche rivolte alle scuole della Sibaritide e del territorio.

La ristrutturazione, già programmata, ha dovuto però fare i conti con l’ultima alluvione. L’acqua e il fango hanno imposto di anticipare la chiusura di diverse sezioni e di intervenire nuovamente sugli impianti danneggiati.

Il Parco archeologico, finito sott’acqua per la seconda volta dopo l’alluvione del 2013, è stato parzialmente riaperto in due mesi. Un tempo molto più breve rispetto ai tre anni di chiusura seguiti alla precedente emergenza.

«Ce la siamo vista scura», ha ammesso Demma, ricordando l’arrivo delle risorse messe a disposizione dal ministero della Cultura e il lavoro della squadra di Sibari. La sezione ordinariamente visitabile è stata riaperta, mentre per l’area rimasta a lungo inaccessibile l’obiettivo è arrivare all’autunno.

I tempi sono stati condizionati anche dalla necessità di sostituire le pompe idrovore distrutte durante l’esondazione del Crati. Proseguono inoltre le operazioni di pulizia e sistemazione di Casa Bianca, che dovrebbe tornare fruibile insieme alle altre aree interessate dagli interventi.

Ma la ripartenza non riguarda soltanto ciò che è già emerso. A settembre, se il cronoprogramma sarà rispettato, gli archeologi torneranno a scavare nell’area del teatro.

La nuova campagna allargherà il saggio nel quale, durante le indagini dello scorso anno, sono state individuate le tracce di due edifici templari al di sotto della struttura romana. «Abbiamo trovato le tracce di ben due templi sotto il teatro – ha ricordato il direttore –. Allargheremo quel saggio, credo nel mese di settembre, se tutto andrà bene».

L’indagine potrebbe aggiungere nuovi elementi alla conoscenza delle fasi più antiche della città. Scavare a Sibari, però, significa affrontare condizioni tecniche particolarmente difficili.

Gli strati dell’antica Sybaris si troverebbero o - per come vuole l'archeologia ufficiale - dovrebbero trovarsi a circa due metri e mezzo sotto il piano di età romana e sono immersi nella falda acquifera. Per ogni saggio è necessario predisporre sistemi capaci di sottrarre temporaneamente l’acqua e consentire agli archeologi di operare con metodo scientifico.

I costi sono elevati e gli scavi non possono rimanere aperti a lungo: una volta spenti gli impianti, la falda torna a salire e a occupare gli spazi liberati.

È il paradosso di Sibari. L’acqua che nei secoli ha protetto e nascosto la città è la stessa che oggi rende difficile raggiungerla. Ogni scavo diventa così una corsa contro la falda, oltre che un’indagine nella storia.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.