Peppe Voltarelli in concerto nel Carcere di Co-Ro: la musica come ponte con la comunità
Il cantautore calabrese ha incontrato le persone detenute nei circuiti di Alta e Media Sicurezza. Due momenti di musica, dialogo e riflessione sui temi dell'identità, della memoria e del viaggio
CORIGLIANO-ROSSANO – La musica come strumento di incontro, ascolto e dialogo, capace di creare un ponte simbolico tra il carcere e la comunità esterna. Lo scorso 10 luglio, la Casa di Reclusione di Rossano ha ospitato il cantautore calabrese Peppe Voltarelli per un intenso incontro musicale dedicato alle persone detenute.
L'iniziativa si è articolata in due distinti appuntamenti, rivolti rispettivamente ai circuiti di Alta Sicurezza e Media Sicurezza. Una scelta organizzativa che ha consentito a un numero più ampio di detenuti di partecipare all'esperienza culturale, resa possibile anche grazie alla disponibilità dell'artista.
Attraverso le sue canzoni e i suoi racconti, Voltarelli ha costruito un rapporto diretto con il pubblico, proponendo un repertorio incentrato sui temi dell'identità, della memoria e del viaggio. La musica ha così aperto uno spazio di confronto e partecipazione, stimolando riflessioni e creando un momento di condivisione all'interno dell'istituto penitenziario.
Quello di Rossano rappresenta una nuova tappa del percorso che il cantautore calabrese porta avanti da diversi anni nelle carceri italiane. Voltarelli si è già esibito negli istituti penitenziari di Mantova, Modena, Prato, San Gimignano, Trani, Locri e Reggio Calabria.
L'evento rientra nelle attività promosse dalla Casa di Reclusione di Rossano per favorire il confronto con il mondo esterno e valorizzare la cultura come strumento del percorso rieducativo. L'iniziativa è stata sostenuta dalla direzione dell'istituto, guidata da Salvatore Trieste, con la collaborazione del comandante della Polizia Penitenziaria Domenico Montauro, della responsabile dell'area trattamentale Lucia Iapichino e della funzionaria dell'area trattamentale Simona Piazzetta.
«La musica possiede una straordinaria capacità di creare relazioni, suscitare riflessioni e abbattere, almeno simbolicamente, quei muri che separano il carcere dalla società», ha dichiarato Voltarelli. «Offrire occasioni di questo tipo – ha aggiunto – significa rendere concreto il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena, favorendo l'accesso alla cultura, all'arte e al confronto con esperienze capaci di alimentare consapevolezza, responsabilità e speranza».