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Bocchigliero riscopre l'oro giallo della Sila: grande successo per il Festival della Ginestra

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BOCCHIGLIERO - Prima di diventare un festival era un gesto. Le mani delle donne, i mazzetti raccolti nei campi, la macerazione e poi quella fibra battuta e lavorata con pazienza. A Bocchigliero la ginestra torna al centro della piazza e, soprattutto, del racconto di una comunità che prova a rileggere i propri saperi antichi come patrimonio da consegnare al futuro.

La prima edizione del Festival della Ginestra, promossa dalla Pro Loco Bocchigliero con il sostegno di ARSAC, ha registrato una forte partecipazione, mettendo insieme divulgazione, artigianato, gastronomia e tradizione popolare.

L'obiettivo dell'iniziativa è stato quello di riconoscere nella ginestra un autentico marcatore identitario di Bocchigliero e interrogarsi sulle possibilità culturali, sociali ed economiche legate al recupero di questa antica tradizione. A raccontarlo sono stati innanzitutto i laboratori.

I più piccoli hanno scoperto la ginestra attraverso attività didattiche e creative, realizzando disegni e piccole opere personalizzate. Uno dei momenti più partecipati è stato quello dell'incoronazione dei bambini come principi e principesse della ginestra, con le coroncine di fiori preparate dai volontari della Pro Loco.

Ma è stato il laboratorio artigianale a riportare materialmente in piazza un sapere che rischia di scomparire. La ginestra, raccolta in mazzetti e lasciata a macerare, è stata lavorata secondo le tecniche utilizzate storicamente dalle donne del paese. A guidare la dimostrazione il maestro tessile Pasquale Filippelli, che ha mostrato ai visitatori la fase della battitura della pianta.

Un vero laboratorio a cielo aperto, capace di trasformare un antico lavoro quotidiano in occasione di conoscenza e trasmissione della memoria. Il cuore della giornata è stato il confronto pubblico dedicato proprio al rapporto tra la ginestra e l'identità di Bocchigliero.

Per quasi due ore si sono confrontati il maestro tessile Pasquale Filippelli, l'esperto botanico Carmine Lupia, Rosaria Tornello dell'associazione Fili d'Arya, il segretario nazionale di Promozione Italia Fabio De Santis, l'esperto di sviluppo cooperativo Rocco Filippelli, l'assessora comunale al Turismo Giusy Santoro, il capogruppo di opposizione Domenico Aggazio e Grazia Blaconà, vicepresidente della Pro Loco e custode della tradizione gastronomica locale.

Dal dibattito è emersa una prospettiva che va oltre la memoria. La ginestra può diventare una risorsa culturale e una possibile leva di sviluppo locale, se inserita dentro un percorso capace di unire ricerca, artigianato, turismo e nuove forme di cooperazione. L'iniziativa ha ricevuto anche il plauso della direttrice generale di ARSAC, Fulvia Caligiuri. E in un festival dedicato all'identità non poteva mancare la cucina.

In tavola sono arrivati i “maccarruni suraca e finuacchi” e le “pitticelle allu maiu”, due preparazioni legate ai prodotti spontanei del periodo della fioritura della ginestra. Finocchietto selvatico e fiore di sambuco sono così tornati protagonisti di una gastronomia che racconta il territorio attraverso ingredienti semplici e memoria familiare.

A chiudere la giornata le danze popolari del gruppo Sylphidi del Sud, tra musiche e coreografie della tradizione calabrese. «Il Festival della Ginestra ha dimostrato quanto la nostra comunità sappia custodire e valorizzare la propria identità - ha commentato la presidente della Pro Loco, Mariarosaria Rizzuti -. È un punto di partenza che ci incoraggia a guardare già alla prossima edizione».

Ed è forse questa la sfida più interessante lasciata dalla prima edizione. Non limitarsi a celebrare la ginestra una volta all'anno, ma tornare a riconoscere il valore di quei saperi che per generazioni hanno avuto casa nelle mani delle comunità. Perché un filo antico, se qualcuno continua a intrecciarlo, può ancora legare un paese al suo futuro.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.