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Corigliano-Rossano, il Comune prepara una cabina di regia per gli immobili pubblici

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CORIGLIANO-ROSSANO - A proposito di Palazzo Taverna, della sua destinazione futura e della polemica riaperta nelle ultime ore sull’ipotesi di trasformarlo in presidio dell’Arma, dagli atti del Comune emerge una notizia più ampia, destinata a incidere sul governo dell’intero patrimonio immobiliare pubblico di Corigliano-Rossano.

Con la deliberazione numero 165 del 10 luglio scorso, la Giunta comunale guidata dal sindaco Flavio Stasi ha istituito il programma strategico CoRoHousingLab e disposto la predisposizione di uno studio di fattibilità per individuare un modello unitario di gestione degli immobili comunali destinati alle politiche dell’abitare, alla rigenerazione urbana e ai servizi di comunità. L’ipotesi indicata come preliminarmente più coerente è quella di un’Azienda Speciale interamente pubblica, ma la scelta definitiva sarà subordinata alle verifiche tecniche, giuridiche, organizzative ed economico-finanziarie. Insomma, una sorta di Azienda Zero per governare gli immobili comunali che a Corigliano-Rossano sono un'infinità.

L’atto non costituisce ancora alcun nuovo soggetto giuridico, non trasferisce immobili, personale o funzioni e non assegna risorse ulteriori, se non quelle necessarie agli studi preliminari. Avvia, però, un percorso amministrativo che potrebbe segnare una cesura rispetto a una delle criticità più persistenti della città: edifici recuperati con fondi pubblici, completati o parzialmente rifunzionalizzati e successivamente rimasti inutilizzati, privi di una gestione stabile, esposti al deterioramento, alle occupazioni abusive e alle incursioni vandaliche.

Nel centro storico di Rossano non sono mancati, negli anni, immobili restituiti formalmente alla città e poi rimasti senza funzioni effettive. Strutture riportate in condizioni di agibilità o decoro attraverso investimenti pubblici, ma non inserite in un sistema capace di assicurarne apertura, manutenzione, sostenibilità e destinazione continuativa. La delibera parte proprio da questo nodo: la conclusione dei cantieri non può coincidere con la conclusione dell’intervento pubblico.

Il patrimonio interessato è destinato a crescere sensibilmente. Il Comune è beneficiario di tre programmi del Piano nazionale per la qualità dell’abitare, il PINQuA: il progetto ID 131 per Schiavonea, l’ID 470 per l’area dei Vasci e l’ID 473 per il quartiere San Domenico. L’investimento complessivo supera i 44 milioni di euro e comprende edilizia residenziale sociale, student housing, recupero di quartieri ERP, spazi pubblici, comunità energetiche, infrastrutture verdi, mobilità sostenibile, sistemi di sicurezza urbana, smart city e servizi culturali e scientifici.

Nel centro storico di Rossano il programma San Domenico contempla il recupero dell’ex Carcere giudiziario, destinato al Parco tecnologico delle Scienze e a funzioni di housing; Palazzo Francalanza, previsto come residenza per studenti; le aree circostanti Palazzo De Russis; la comunità energetica di quartiere; i collegamenti ciclopedonali; gli interventi di videosorveglianza, mobilità sostenibile e riqualificazione degli spazi urbani.

Per l’area dei Vasci sono previste residenze sociali, recupero del patrimonio edilizio esistente e nuove forme dell’abitare. A Schiavonea, invece, il programma integra la riqualificazione dell’edilizia residenziale pubblica con spazi condivisi, community hub, servizi collettivi e nuove infrastrutture urbane.

La prima ricognizione allegata all’atto individua già un nucleo consistente di beni. Oltre all’ex Carcere giudiziario, a Palazzo Francalanza e a Palazzo De Russis, figurano gli immobili dei Vasci in via degli Archi e Palazzo De Rosis, i nuclei ERP di Schiavonea, i community hub, le comunità energetiche, l’intervento di via Boscarello, quello di via degli Iris e, appunto, Palazzo Taverna. Per quest’ultimo, così come per gli altri immobili PINQuA di Schiavonea, le destinazioni indicate sono student housing, housing turistico e social housing. L’elenco, precisa la delibera, non è definitivo e dovrà essere aggiornato attraverso lo studio di fattibilità.

È in questo quadro che la discussione su Palazzo Taverna assume un rilievo ulteriore. L’immobile non compare nell’atto come edificio privo di destinazione, ma come bene inserito in una strategia più vasta di valorizzazione e residenzialità. L’eventuale ipotesi di destinarlo a stazione dei Carabinieri dovrebbe quindi misurarsi con il programma già finanziato, con i vincoli progettuali, con la destinazione prevista e con la futura governance del patrimonio comunale.

Il programma CoRoHousingLab dovrebbe occuparsi non soltanto di amministrazione immobiliare, ma anche di housing sociale, residenze studentesche, housing turistico, cohousing per anziani e persone con disabilità, residenzialità temporanea, Agenzia sociale per la casa, gestione di immobili confiscati, comunità energetiche, accompagnamento all’abitare, partecipazione a bandi europei e nazionali e sviluppo di partenariati con università, fondazioni, enti di ricerca e Terzo settore.

Lo studio dovrà quantificare costi, fabbisogni di personale, modalità di finanziamento, sostenibilità economica, rischi, cronoprogramma, effetti occupazionali e ricadute sul sistema produttivo locale. Dovrà inoltre confrontare almeno sei possibili soluzioni: gestione diretta comunale, Azienda Speciale, Azienda Speciale consortile, fondazione di partecipazione, partenariati istituzionali e ulteriori modelli consentiti dalla legge.

La delibera riconosce anche la possibile attivazione di nuove professionalità nella manutenzione programmata, nella gestione energetica, nell’accoglienza, nei servizi culturali, nella progettazione europea, nella digitalizzazione e nel monitoraggio delle strutture. L’obiettivo dichiarato è trasformare il patrimonio comunale da insieme di edifici a sistema di servizi, funzioni e opportunità economiche.

Per una città che ha spesso saputo finanziare e realizzare il recupero degli immobili senza riuscire, subito dopo, a garantirne l’uso continuativo, l’avvio di una struttura dedicata alla gestione rappresenta il passaggio più delicato: non costruire ancora, ma impedire che quanto già costruito torni a essere vuoto, vulnerabile e improduttivo

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.