Amendolara, le quattro vittime ancora in obitorio: il rimpatrio frenato dall'esame del Dna
Le salme di Amin Fazal Khojani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad e Waseem Khan attendono ancora di tornare in Pakistan e Afghanistan. La Regione ha stanziato 100mila euro per viaggio e logistica. Intanto il caso riaccende il dibattito sul caporalato
AMENDOLARA – Sono ancora lì. Quattro bare custodite nell'obitorio del cimitero di Amendolara e un viaggio verso casa che non è ancora iniziato. A oltre un mese dalla tragedia del primo giugno sulla Statale 106, i corpi di Amin Fazal Khojani, Ullah Ismat Qiemi, Safi Iayjad e Waseem Khan, i quattro migranti morti nell'incendio alla stazione di rifornimento Ip, attendono il rimpatrio verso Pakistan e Afghanistan.
A rallentare le procedure sarebbero i tempi tecnici legati agli accertamenti sul Dna. Secondo quanto emerge, l'esame inizialmente previsto a Reggio Calabria sarebbe stato trasferito a Roma, determinando uno slittamento dell'iter necessario a completare le procedure per il rientro delle salme nei Paesi d'origine.
La Regione Calabria si è fatta carico delle spese di viaggio e della logistica, mettendo a disposizione 100mila euro di fondi di bilancio. Sarà la Protezione civile regionale a curare gli aspetti organizzativi del rimpatrio. Le quattro salme dovrebbero essere trasferite a Roma e successivamente imbarcate su un aereo cargo dall'aeroporto di Fiumicino.
Insieme alle quattro bare dovrebbe viaggiare anche un cugino di una delle vittime, al quale sarà garantita la possibilità di accompagnare i corpi nel lungo viaggio verso casa.