Operai idraulico-forestali, la Regione forma 150 corsisti ma si è dimenticata di occuparli
Sono decine i disoccupati che hanno conseguito la qualifica attraverso il Programma GOL. Gli attestati, però, rischiano di non avere alcun senso. Perché spendere risorse pubbliche per formare lavoratori che il sistema non intende utilizzare?
CORIGLIANO-ROSSANO – Centocinquanta operatori idraulico-forestali formati nella sola provincia di Cosenza, circa 250 nell’intera Calabria. Corsi finanziati con risorse pubbliche, centinaia di ore di formazione, esami finali e qualifiche professionali riconosciute dalla Regione. Poi, alla fine del percorso, nessuna prospettiva occupazionale definita.
È la vertenza dei corsisti del Programma GOL, tra i quali figurano circa 150 disoccupati nella sola provincia di Cosenza che hanno partcipato ai percorsi attivati e tra questi una settantina nella sola area della Sibaritide-Pollino.
Il punto non è rivendicare un diritto automatico all’assunzione. La frequenza di un corso GOL non equivale, in questo caso specifico, a un contratto con Calabria Verde, l'agenzia regionale che si occupa della manutenzione del territorio. Il problema, però, è decisamente un altro: capire sulla base di quale fabbisogno la Regione abbia deciso di finanziare una formazione tanto specifica, se poi non esiste un programma capace di valorizzare le competenze prodotte.
Corsi specifici pagati con fondi pubblici
L’operatore idraulico-forestale non è una qualifica generica. È una figura destinata alla manutenzione dei boschi, alla cura delle sistemazioni idrauliche, alla prevenzione degli incendi, alla difesa del suolo e al contrasto del dissesto idrogeologico.
Il profilo è inserito nel repertorio regionale e nei cataloghi del Programma GOL. I percorsi completi prevedono fino a 600 ore e il superamento dell’esame consente di ottenere un attestato di qualifica professionale. Gli atti regionali certificano inoltre finanziamenti destinati espressamente alle diverse edizioni dei corsi.
La Regione ha quindi investito denaro pubblico, tanto denaro pubblico per creare professionalità in un settore strategico. Il solo Avviso 2 del Programma GOL, destinato ai percorsi di aggiornamento e riqualificazione professionale, partiva da una dotazione di oltre 13,1 milioni di euro, successivamente incrementata fino a superare i 30 milioni. Fondi destinati agli enti accreditati per organizzare corsi, formare i beneficiari e certificare nuove competenze professionali. Oggi, però, i corsisti denunciano il rischio che gli attestati non vengano presi in considerazione nelle future procedure di reclutamento.
La promessa di un’occupabilità rimasta sulla carta
Durante il percorso, raccontano alcuni partecipanti, sarebbe stata prospettata una concreta possibilità di inserimento. Non una garanzia formale, ma un’opportunità legata alla riduzione degli organici, ai pensionamenti imminenti e alla carenza di operatori in vaste aree della provincia.
Ora quella porta sembra essersi chiusa.
I corsisti temono che Calabria Verde possa procedere a eventuali assunzioni senza riconoscere un valore specifico alla qualifica finanziata e certificata dalla stessa Regione. Chiedono procedure pubbliche e trasparenti, nelle quali la formazione conseguita venga almeno valutata.
È una precisazione formalmente corretta, ma non risponde alla questione centrale. Il Programma GOL, infatti, significa Garanzia di occupabilità dei lavoratori. Insomma, non garanzia del posto fisso, ma costruzione di competenze coerenti con le esigenze del mercato e dei territori.
Se la Regione ha scelto di formare centinaia di operatori idraulico-forestali, dovrebbe spiegare quale analisi abbia sostenuto quella scelta. Dorebbe chiarire quanti lavoratori servano realmente, quanti addetti andranno in pensione, quali assunzioni siano previste e quale valore verrà attribuito agli attestati.
Altrimenti l’intervento rischia di esaurirsi nel trasferimento di fondi agli enti formatori, nella consegna delle qualifiche e nel ritorno dei corsisti alla disoccupazione.
Il paradosso è ancora più evidente nella Calabria del norord-est. Qui il personale forestale, secondo quanto riferito daigli stessi lavoratori e dai rappresentanti sindacali che seguono la vertenza, sarebbe ridotto e con un’età media elevata. Allo stesso tempo, il territorio necessita di interventi continui per la prevenzione degli incendi, la manutenzione delle aree boschive e la sicurezza idrogeologica.
Calabria Verde ha appena approvato il Piano operativo di sorveglianza idraulica 2026 ed è impegnata nella campagna antincendio con proprio personale, consorzi e altri soggetti regionali. Le funzioni da svolgere, dunque, esistono.
La vertenza è arrivata anche sulla scrivania del sindaco Stasi
I corsisti della fascia ionica si sono rivolti anche al Comune di Corigliano-Rossano. Il sindaco Flavio Stasi avrebbe manifestato disponibilità a verificare la possibilità di reperire risorse per impieghi temporanei sul territorio.
Sarebbe una risposta parziale. Contratti stagionali di alcuni mesi potrebbero offrire una prima opportunità, ma non risolverebbero il problema della programmazione regionale e del ricambio degli organici.
La responsabilità principale resta in capo alla Regione Calabria, che ha finanziato i corsi, riconosciuto le qualifiche e controlla l’ente strumentale chiamato a gestire forestazione, difesa del suolo e sorveglianza del territorio.
Ora i 150 corsisti cosentini chiedono di sapere perché siano stati formati e quale futuro professionale la Regione abbia immaginato per loro. Una cosa è certa, senza una risposta, il Programma GOL rischia di diventare una fabbrica di attestati pagata con denaro pubblico.