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Sanità nella Sibaritide, Sanzi: Se crolla il territorio, il Pronto Soccorso diventa un imbuto infernale

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CORIGLIANO-ROSSANO - Il sovraffollamento dei Pronto Soccorso continua ad essere il risultato di una medicina territoriale fragile, di servizi non connessi, di medici di famiglia sempre più caricati di funzioni e burocrazia e di un 118 in perenne e totale sofferenza. Da ultimo, però, ad aggravare questo quadro di cui parliamo da sempre si ci è messa anche la promessa delle Case di Comunità che rischiano di restare contenitori nuovi con dentro gli stessi problemi di sempre. Anche perché la Calabria ha provato spesso a "copiare" il modello spagnolo (che funziona alla grande) ma senza di fatto risolvere i primi due e più grandi problemi: il personale e la cultura dell'accesso alla sanità.

Su questo tema torna il consigliere comunale di Corigliano-Rossano Antonio Sanzi, medico di base e conoscitore diretto della rete sanitaria territoriale della Sibaritide. Un intervento che riprende una delle questioni centrali su cui da tempo si concentra il dibattito pubblico: senza territorio, senza prevenzione, senza assistenza domiciliare e senza medicina generale messa nelle condizioni di funzionare, i PS restano l’unica porta aperta. Diventando, di fatto, un imbuto infernale dove arriva di tutto.

«I dati nazionali del Monitoraggio LEA – afferma Sanzi – confermano il paradosso calabrese: la medicina del territorio migliora nei numeri ufficiali ma resta sotto la soglia di sufficienza, mentre la gestione del PNRR rischia di trasformarsi nel classico “gioco delle tre carte” sulla pelle di medici di famiglia e pazienti».

Per il consigliere comunale di maggioranza, «i numeri, a volte, riescono a fotografare la realtà meglio di tante promesse». L’ultimo monitoraggio del Ministero della Salute sui Livelli Essenziali di Assistenza assegna alla Calabria «la maglia nera d’Italia con il punteggio complessivo più basso, 189 punti».

Ma il dato che, secondo il rappresentante istituzionale di Corigliano-Rossano, merita maggiore attenzione riguarda l’assistenza distrettuale e territoriale. «La nostra regione – sottolinea – ha registrato un balzo in avanti formale di 12 punti, passando da quota 40 a 52 punti. Un miglioramento netto sulla carta, certo, ma che nei fatti ci lascia come l’unica regione in tutta Italia sotto la soglia minima di sufficienza, fissata a 60».

È proprio dentro questo scarto, aggiunge Sanzi, che si consuma il problema: «Tra la sufficienza burocratica e il collasso quotidiano delle strutture si consuma il dramma della sanità nella Sibaritide. Il sovraffollamento cronico dei Pronto Soccorso non è un caso fortuito e occasionale. È l’effetto diretto di una desertificazione medica che parte da lontano e che le attuali strategie regionali rischiano persino di peggiorare».

Il primo nodo riguarda le Case di Comunità. Sanzi parla chiaramente di «bluff» a danno dei cittadini, utile a pompare di ormoni l'ego della politica di governo (regionale, in questo caso) e del rischio palese di «spogliare un altare per vestirne un altro».

«L’errore programmatico più grave in atto – sostiene – è la gestione dei fondi PNRR destinati all’edilizia sanitaria. Si creano nuovi contenitori fisici, le Case di Comunità, spesso ristrutturando muri preesistenti, senza calcolare che dentro quei muri dovranno lavorarci gli stessi, pochissimi medici già stremati dal carico burocratico e assistenziale».

Per il consigliere, il meccanismo attuale «assomiglia paurosamente al gioco delle tre carte». E spiega: «Nella Sibaritide, e in particolare nell’area urbana di Corigliano-Rossano, sono già attive da anni le AFT, Aggregazioni Funzionali Territoriali. Queste garantiscono già la continuità assistenziale dei codici bianchi sulle 12 ore diurne, dal lunedì al venerdì. Le neonate Case di Comunità offrono lo stesso identico standard».

Il problema, secondo Sanzi, è la carenza di personale. «Obbligare un medico di medicina generale, che ha già in carico il massimale di 1.500 o 1.600 pazienti, a prestare 6 ore settimanali all’interno della Casa di Comunità significa pura matematica: quelle ore verranno sottratte alla disponibilità del proprio studio medico o alla copertura della AFT».

Da qui il paradosso logistico: «Anziché istituire queste strutture nelle aree montane e disagiate, dove la carenza di servizi è cronica, si centralizzano nei centri urbani dove i medici già operano. Si fa un copia e incolla di personale: il servizio al cittadino non cambia di un millimetro, ma l’importante è tagliare un nastro e dire “abbiamo aperto una struttura”».

Sanzi pone, quindi, una domanda concreta: «Se il medico di medicina generale è bloccato nella Casa di Comunità a gestire l’utenza generale, chi risponderà al telefono ai suoi 1.600 assistiti? Chi smaltirà la burocrazia asfissiante di ricette e piani terapeutici?».

Altro punto critico è la digitalizzazione e, appunto, la cultura della sanità. «Siamo nel 2026 - dice - ma la sanità calabrese viaggia ancora a velocità pre-digitali». Il riferimento è alla mancata reale attivazione del Fascicolo Sanitario Elettronico e alla debole connessione tra medicina territoriale, ambulatoriale e ospedaliera. «Oggi, nel 2026 – denuncia Sanzi – ai medici di medicina generale non vengono trasmessi per via informatica i referti ospedalieri di Pronto Soccorso o le visite specialistiche effettuate dai propri pazienti. Il medico di famiglia si trova a dover fare diagnosi e prescrizioni al buio, oppure a rincorrere fogli di carta che il paziente, spesso anziano, dimentica o smarrisce». Una incomunicabilità, questa, che «non solo rallenta le cure, ma contribuisce pesantemente a ingolfare i canali ospedalieri, poiché impedisce un follow-up tempestivo ed efficace sul territorio».

Il terzo fronte è l’Assistenza Domiciliare Integrata. «Se si vuole davvero decongestionare gli ospedali – sostiene – la sfida si vince curando i pazienti a casa loro, specialmente i cronici e i fragili». Ma l’ADI, secondo il medico e consigliere comunale, non può funzionare senza strumenti. «È indispensabile incrementare e potenziare l’Assistenza Domiciliare Integrata, ma non possiamo farlo a mani nude. L’ADI deve essere supportata dalla diagnostica strumentale di primo livello: ecografi palmari, elettrocardiografi portatili, spirometri, prelievi a risposta rapida».

Portare la tecnologia al domicilio del paziente, aggiunge, «permetterebbe ai medici di effettuare esami cruciali a casa, evitando il trauma del trasferimento in ospedale e riducendo drasticamente gli accessi impropri nei Pronto Soccorso della Sibaritide».

Infine il 118. Anche qui, secondo Sanzi, il sistema è in sofferenza. «Mentre si spendono milioni di euro per i muri delle Case di Comunità, l’emergenza-urgenza territoriale è in codice rosso. La carenza di medici d’emergenza è strutturale, legata a turni massacranti e tutele inesistenti».

«Sempre più mezzi di soccorso - sottolinea - partono con a bordo esclusivamente infermieri e autisti soccorritori. Figure professionali straordinarie che tuttavia, per legge, non possono fare diagnosi avanzate o somministrare farmaci salvavita in autonomia». La conseguenza, conclude Sanzi, è un paradosso gestionale ed economico: «L’elisoccorso, concepito per la gestione di eventi emergenziali, rischia di diventare un costoso taxi». È successo di recente, proprio a Corigliano-Rossano e ad esserne tra i testimoni/protagonisti è stato proprio il dottore Sanzi. Un incidente automobilistico sul lungomare ha mobilitato ben due ambulanze (non medicalizzate) che ha richiesto l'intervento dell'elisoccorso (con il medico a bordo) che è ritornato vuoto perché nel frattempo la donna coinvolta nel sinistro era stata stabilizzata, senza alcun rischio di vita, proprio dal dottor Sanzi che si trovava casualmente in loco (leggi qui la notizia). 

Insomma, senza una vera rete territoriale, senza medici messi nelle condizioni di lavorare, senza digitalizzazione, senza ADI attrezzata e senza un 118 realmente medicalizzato, i Pronto Soccorso continueranno a reggere da soli il peso di un sistema che fuori dall’ospedale non riesce a dare risposte.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.