Migranti e integrazione, al Museo di Cariati le storie di Saliou e Ibrahima: «Vite oltre i numeri»
Un libro e un cortometraggio raccontano il viaggio dei migranti e l’incontro tra culture durante il Festival “Sguardo e Mondi”
CARIATI - Il Museo Civico del Mare, dell’Agricoltura e delle Migrazioni di Cariati ha ospitato il secondo appuntamento del Festival delle Culture “Sguardo e Mondi”, in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato, con un incontro dedicato ai temi dell’immigrazione e dell’integrazione.
Protagonista della serata la testimonianza di Mohammadou Saliou, autore del libro “L’avventura degli africani neri per l’Europa”, che ha ripercorso il suo drammatico viaggio dall’Africa all’Italia. «Ho lasciato il Camerun a 16 anni… ho attraversato deserti e Paesi dove i diritti umani non esistono», ha raccontato, descrivendo le tappe del suo percorso attraverso Nigeria, Niger, Algeria e Tunisia, fino alla traversata del Mediterraneo su un’imbarcazione sovraffollata.
Il suo racconto si è soffermato anche sull’arrivo in Italia, tra Lampedusa e il CARA di Isola di Capo Rizzuto, fino all’accoglienza a Cariati, dove ha trovato una nuova stabilità. «Qui ho visto la luce», ha spiegato, raccontando il percorso di inserimento, il lavoro e le relazioni costruite nel territorio. Il libro nasce, ha aggiunto, non solo per raccontare la propria esperienza, ma per offrire consapevolezza ai giovani che decidono di partire: «Non per impedire i sogni, ma per partire con dignità e informazione».
Accanto a lui è intervenuto Ibrahima Deme Diop, docente e mediatore senegalese, responsabile di centri di accoglienza e presidente della Consulta Intercultura di Cosenza, che ha offerto una lettura critica delle dinamiche migratorie contemporanee. Diop ha sottolineato la necessità di superare la narrazione emergenziale e riduttiva del fenomeno migratorio: «Si tratta di esseri umani, spesso minori, coraggiosi ma vulnerabili».
Nel suo intervento ha evidenziato anche le criticità delle politiche migratorie attuali, richiamando il tema del diritto alla mobilità e le disuguaglianze globali che spingono migliaia di persone a partire. «Non si può banalizzare la morte dei migranti lungo le rotte verso l’Europa», ha affermato, invitando a una maggiore consapevolezza pubblica.
Durante l’incontro è stato presentato anche il cortometraggio “Il filo invisibile – vite intrecciate e legami inaspettati”, realizzato dallo stesso Diop, che racconta il dialogo tra giovani migranti e anziani delle comunità di accoglienza, mettendo al centro le relazioni umane oltre le categorie amministrative e burocratiche.
L’evento, arricchito da letture e interventi artistici, ha raccolto un forte apprezzamento da parte del pubblico, che ha definito l’iniziativa uno dei momenti più intensi del festival per la sua capacità di restituire il volto umano delle migrazioni.
Il Festival “Sguardo e Mondi”, giunto alla sua terza edizione, si è concluso con la collaborazione del Centro SAI del Comune di Cariati e di diverse associazioni culturali e comunità straniere del territorio, confermando l’obiettivo di valorizzare il dialogo interculturale e le storie delle comunità presenti sul territorio.