Pietro Labonia, l’avanguardia rossanese che sfida la musica già sentita
Con "Un ombrello virtuale per un’insolita simulazione temporale", il polistrumentista rossanese firma un esordio solista anticonformista, visionario e fuori dagli schemi radiofonici
CORIGLIANO-ROSSANO - Una grande ventata di aria fresca e frizzante nel panorama musicale rossanese; è infatti da poco uscito il primo disco da solista di Pietro Labonia che, già dal titolo, rileva la poliedrica e complessa personalità del musicista: “Un ombrello virtuale per un’insolita simulazione temporale”.
Pietro Labonia è principalmente un chitarrista ma è anche un polistrumentista: dotato di quel dono raro costituito dall’orecchio assoluto, capace di trasformare ogni singolo suono in nota da partitura e di trasfigurare le note in colori.
Le singole tracce, apparentemente, appaiono non unite da un filo organico, ma basta immergersi nel vero ascolto per svelare l’arcano: perché questo album costituisce un viaggio verso l’ignoto e come direbbe il Professor “la carogna” magistralmente interpretato dal compianto Giorgio Faletti: “l’importante non è quello che trovi alla fine di una corsa; l’importante è quello che provi mentre corri”. Tanto, questo disco ci fa subito capire che alla fine della corsa troveremo una casa calda e protetta ad accoglierci nuovamente.
Anticonformista vero il musicista Pietro Labonia, sia nei testi che nelle musiche e consentitemi, anche nei titoli scelti per le sue canzoni, basti citare le prime due tracce dell’album: “Non pezzo da radio” (e non lo è davvero, soprattutto considerando quello che passano in radio in epoca moderna) e “Chi ha spento le storie?”.
Veniamo posi sballottati in un limbo con “Falso in glucosio” e “Il mio pigiama migliore”
Pietro Labonia raccoglie la sfida lanciata dai grandi sperimentatori delle passate decade (Battiato docet ma anche Branduardi in “Falso in glucosio”) e con umiltà la rende sua ma a suo modo.
Non potrà sfuggire, ad esempio, che in un periodo storico/musicale nel quale c’è poco spazio per il solo di chitarra, perché le canzoni si scrivono in modo diverso e con poco spazio per le medesime, Pietro Labonia fa da sé per ovviare alla mancanza.
Occorre aggiungere la fantasia dell’autore anche nei video, capacità già dimostrate con la serie a puntate “Puzzle/Rompecabezas”.
Per chi, come chi vi scrive, la vera musica di qualità è più che una passione una missione, non può che aprirsi il cuore alla speranza, con la consapevolezza che i bravi musicisti ci sono ancora e gridano al mondo il loro bisogno di spazio.
Concludiamo consigliando, naturalmente, l’ascolto di questo album purché, però, sia ascolto vero, partecipato e meditato.
Perché questo album è pura avanguardia!
di Francesco Russo