DIARI DI STORIA | Il porto perduto di Roscianum-Thurii, dove Rossano guardava il mare della storia
Dal promontorio Roscio alla foce del Trionto, Mons. Luigi Renzo ricostruisce la memoria di un antico approdo naturale: snodo commerciale, militare e bizantino della Sibaritide, tra Thurii, Roma e il Mediterraneo
Tralasciando il discorso mitologico sulle origini dell’antico Porto di Roscianum-Thurii, presso il Promontorio “Roscio” nell’area di Capo Trionto (Traentum per i Romani), il nostro intento è di seguire un percorso storico meglio accreditato e supportato da prove documentarie. D’accordo, quindi, con quanto scrive Gradilone, che è a partire dalla conquista romana di Thurii nel 194 a. C. che Rossano (Roscianum) entra a scena aperta nella storia, (1) anche se ancora con un ruolo subalterno ad essa, che sotto il dominio romano da insediamento panellenico era diventata un “municipium”, avamposto strategico nella Sibaritide col nuovo nome di Copiae (Copiae-Thurii). Nel tempo, comunque, solo il nome Thurii sopravvisse a quello di Copiae.
Proprio in questa fase di rilancio per Thurii, desiderosa di intensificare i suoi traffici commerciali con l’esterno ed in particolare con la Grecia, si rese necessario moltiplicare gli approdi costieri a supporto del Porto principale nella piana del Crati-Coscile. Nell’antichità, infatti, era rinomato l’olio di Thurii, dove è stato scoperto un frantoio nel quale si potevano spremere le olive senza schiacciare il nocciolo ricavandone olio extra vergine. Non era da meno la produzione di vino di primissima qualità che già a Sibari dai luoghi di produzione veniva trasportato al mare per mezzo di canali sotterranei, da cui veniva imbarcato per le varie destinazioni. (2) E’ per queste sollecitazioni che intorno a Thurii venne creato un sistema portuale policentrico lungo la costa ionica settentrionale ottenuto con la valorizzazione di approdi naturali multipli presso gli sbocchi di fiumi talvolta anche parzialmente navigabili.
Uno di questi approdi periferici più a Sud di Thurii venne creato al Capo Trionto, nelle vicinanze del promontorio Roscio, distante sessanta stadi dal Castellum (fortezza) Roscianum, come riferisce Cluverio: “Ad Cratis ostium Thurinorum fuit navale Ruskia, seu Roskia dictum, super id ad LX stadia Castellum validissimum veteres aedificaverunt Romani”. (3) Del resto la foce del Trionto ed il suo approdo naturale, protetto com’era da un promontorio che offriva ogni garanzia, non sfuggì nemmeno ai Romani che ne colsero l’importanza al punto che, come riferisce nel II secolo nel suo Periegesi della Grecia lo storico e geografo Pausania il Periegeta, lo stesso imperatore Adriano (117-138), consapevole della sua importanza, si convinse a disporre che il porto venisse rinforzato per agevolare l’esportazione di cavalli, olio e vino.
Certamente non si trattava di un grande porto artificiale, ma di un approdo naturale (epìneion) tipico della costa ionica, collegato al Trionto, utilizzato soprattutto per commercio e per scambi sia dall’entroterra silano (legname, animali, cereali), sia come rete viaria marittima con Taranto, Crotone e la Sicilia. In esso, ad esempio, approdò improvvisa ed inaspettata la flotta bizantina guidata dal generale Narsete che, intorno alla metà del sec. VI, vi sconfisse a sorpresa la cavalleria di Totila, re dei Goti, che in precedenza aveva occupato la fortezza di Rossano (frùrion Ruskianum), segnando così la sua definiva conquista bizantina. (4)
L’impresa alcuni anni prima non era riuscita al generale bizantino Belisario che era accorso proprio per difendere Rossano dall’assedio di Totila, ma la sua flotta era rimasta sbaragliata di fronte a Capo Trionto da una tremenda tempesta di mare che lo fece ritornare indietro. Quando provò di nuovo, la sperata sorpresa non ci fu più, per cui, avendo trovato il posto dello sbarco ben difeso da una linea di arcieri, preferì desistere dall’impresa. (5)
Il Porto di Capo Trionto risulta ancora in attività nel sec. X al tempo di S. Nilo. Nel Bios, infatti, leggiamo che il Magistros Niceforo, su incarico del suo omonimo imperatore di Costantinopoli Niceforo Foca, per difendere le coste calabresi dalle scorribande degli Arabi aveva obbligato le città costiere fornite di approdi di allestire flotte di piccole navi snelle e veloci, le chelandie, pronte ad intervenire in caso di pericolo. Dopo averle approntate gli abitanti di Rossano, non tollerando l’imposizione e rifiutando di consegnarle al magistros che voleva utilizzarle altrove, “si gettarono in massa con le fiaccole in mano sulle navi ed altamente schiamazzando vi appiccarono il fuoco decapitandone i capitani”. La reazione di Niceforo fu violenta e dopo essere sbarcato nel nostro porto si accingeva a punire e distruggere la città. Solo il pronto intervento di S. Nilo, a cui la popolazione si era rivolta, riuscì a placare il magistros e ad evitare il peggio mitigandone le intenzioni bellicose. (6)
Sulla presenza anche di un arsenale, come annota Procopio, in verità, allo stato attuale delle ricerche archeologiche, non ci sono nelle vicinanze dell’approdo tracce di cantieri navali e di infrastrutture che lo giustifichino. Forse un’indagine archeologica più approfondita potrebbe portare ad altre evidenze comprovanti, ma al momento, a parte le testimonianze strutturali, di monete, di vasellame vario riferibili all’antica Sibari sul Traente, sorta sul finire del V secolo a. C. ad opera dei fuoriusciti Sibariti da Thurii e poi conquistata e distrutta nel 346 a.C. dai Brettii e le tracce rinvenute nelle vicinanze di ville romane in contrada Foresta e Solfara, per il resto non risultano altri segnali di antichi muri o di bacini artificiali tali da far pensare ad un arsenale con cantieri navali strutturati. A meno che vogliamo ritenere che le antichità col tempo non siano rimaste coperte da abbondanti detriti fluviali, o che siano andate distrutte da potenti tsunami che hanno sconvolto il territorio. Fortunatamente, comunque, ci sono pervenute le preziose testimonianze letterarie su cui ci si sta fondando nel nostro approccio all’antico porto di Rossano di Capo Trionto.
Non si conosce la dinamica che portò al disuso e all’abbandono dell’approdo di Capo Trionto, per quanto si può verisimilmente ipotizzare che al suo posto venne preferito ed incrementato l’approdo di S. Angelo a pochi chilometri di distanza dal Trionto e più comodo per vicinanza alla città dove intanto nel 1543 venne costruita la Torre S. Angelo, in cui già nel sec. XVII era attivo l’ufficio del guardiano del Porto del Fondaco di Rossano. (7)
Nel frattempo, con decreto del Re di Napoli del 14 marzo 1480, era stato disposto che i centri situati sul litorale si adoperassero a costruire Torri di difesa e di avvistamento per il ricorrente e fastidioso pericolo delle incursioni saracene, per cui anche a Capo Trionto, sul posto dell’approdo navale, venne eretta la Torre dei Forestieri nota anche come Torre dei Naviganti. Il consolidamento di questa prima rete costiera di difesa si deve al Vicerè di Napoli, Don Pedro di Toledo, poi completata dal successore don Parafan de Rivera, che tra il 1566-1568 provvide a regolamentare la vigilanza, affidata con atto notarile ai torrieri, che disponevano di soldati e di “cavallari”, così chiamati perché controllavano la costa da torre a torre viaggiando a cavallo. (8)
NOTE
(1) Per quanto Thurii fosse sotto Roma fin dal 282 a. C., in realtà è dal 194 a.C. che venne formalmente conquistata e trasformata nella colonia latina di Copiae Thurii.
(2) Cfr. A. GRADILONE, Storia di Rossano, p. 28, in cui si rifà allo storico Grimaldi, di cui non dice altro. La coltivazione dell’ulivo a Thurii era diffusa al punto che nel recto della sua moneta figurava Atena Erastia col capo cinto da una corona d’ulivo.
(3) Per la citazione di Cluverio (Italia antiqua et Sicilia, Lione 1624) cfr. L. DE ROSIS, Cenno storico della città di Rossano, Napoli 1838, p. 17, nota 1.
(4) Cfr, PROCOPIO, De bello gothico, III, 28, n. 26, citato da Gradilone, p. 41.
(5) Cfr. Gradilone (p. 41) che si rifà a quanto scrive G. TAMASSIA su Storia del regno dei Goti e dei Longobardi, Bergamo 1926.
(6) Cfr. G. GIOVANELLI, S. Nilo di Rossano fondatore di Grottaferrata, Grottaferrata 1966, n. 60, pag. 76.
(7) Per notizie importanti sul Fondaco di Rossano rimando allo studio di Franco Joele Pace, Notizie storico-legali sulla Dogana e sul Fondaco di Rossano, su <Il Serratore>, n. 112, marzo-aprile 2026, pp. 28-29.
(8) Accanto alla Torre del Trionto, alla fine del Cinquecento sulla costa corigliano-rossanese erano attive le Torri del Fiumenicà (Cariati), Acquaniti (Pietrapaola), S. Tecla (Calopezzati), S. Angelo (Rossano), Torre Cupo (Corigliano-Schiavonea), Torre del Ferro (Corigliano località Thurio). Alla difesa delle Torri e del litorale erano addetti i famosi “cavallari”.