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A Rossano, nei riti del Venerdì Santo, la Croce cambia spalla (e storia)

2 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO -  All’alba del Venerdì Santo, quando Rossano era ancora sospesa tra il buio e la luce, qualcosa è cambiato. Non nei suoni e nei profumi – quelli sono gli stessi, secchi, rituali da sempre, anche se "annacquati" da un sapido odore di pioggia e d'inverno – né nel silenzio che avvolge i vicoli del centro storico. Ma in quel gesto antico, codificato da secoli, sì: per la prima volta nella storia delle Congreghe rossanesi, una donna ha portato la croce a spalla nella Via Crucis mattutina. È accaduto nella parrocchia di San Bartolomeo.

Non è sicuramente un dettaglio. È una notizia che scrive un nuovo capitolo nella storia della tradizione, dei riti e dell'identità di un momento a cui la gente del posto, credente (e anche non credente), e particolarmente legato. E il parroco di San Bartolomeo, don Maurizio Biondino, ha avuto sicuramente un grande coraggio ad invertire la tradizione. Segno che i tempi cambiano, mutano vedute e forse anche esigenze pur lasciando immutata l'unica cosa che, in questi casi, davvero conta: la fede.

La Via Crucis del Venerdì Santo a Rossano, lo dicevamo, rappresenta uno dei momenti più identitari della tradizione religiosa locale, una pratica che si colloca dentro una struttura rituale consolidata nei secoli e regolata da codici simbolici precisi. In questo contesto, la figura del portatore della croce ha sempre assunto un valore specifico: non solo elemento funzionale alla processione, ma incarnazione di un gesto penitenziale pubblico, affidato storicamente a uomini, spesso incappucciati, scalzi e riconoscibili nella loro dimensione votiva. L’introduzione, nella parrocchia di San Bartolomeo, di una donna come portatrice della croce a spalla modifica questo schema e rappresenta un elemento di discontinuità rispetto alla tradizione consolidata.

Non si tratta, tuttavia, di un "caso" isolato e completamente privo di precedenti innovativi. In passato, infatti, alcune esperienze locali avevano già introdotto variazioni rispetto al modello classico delle congreghe. Nel quartiere Santo Stefano, ad esempio, la parrocchia di Maria Madre della Pace – oggi non più attiva nella processione – sotto la guida di un giovanissimo don Franco Romano sperimentò una forma collettiva del rito, affidando la croce a cinque giovani contemporaneamente (era il tempo in cui quella parrocchia nasceva nel cuore di una quartiere residenziale che pullulava di ragazzi). Anche se l'innovazione più rivoluzionaria - fino alla Via Crucis dell'ultimo Venerdì Santo - fu introdotta negli anni Novanta, nella storica parrocchia di San Domenico, da don Vincenzo Salvati che aveva modificato l’impianto simbolico della processione sostituendo la tradizionale croce a spalla con una croce più piccola, tipica delle Via Crucis settimanali, rendendo così possibile anche la partecipazione femminile al trasporto.

In entrambi i casi, però, si trattava di adattamenti che intervenivano sulla forma del rito o sulla sua modalità di rappresentazione. Ma l'innovazione copernicana introdotta da don Maurizio Biondino, fino ad oggi, non l'aveva osata nessuno. La scelta avvenuta quest’anno a San Bartolomeo si distingue perché mantiene invariato l’impianto tradizionale – croce grande, portata a spalla, inserita nella struttura classica della congrega – modificando esclusivamente il soggetto che compie il gesto. È in questa combinazione tra continuità formale e cambiamento del ruolo che si colloca la novità più significativa.

All’interno del sistema delle congreghe rossanesi, che storicamente ha rappresentato una rete articolata di identità di quartiere, appartenenze sociali e pratiche devozionali, questo episodio assume quindi un valore che va oltre la singola processione. E potrebbe aprire ad una nuova visione, più ampia, più condivisa, più "paritaria" della stessa visione della Chiesa. 

Letta in una chiave prettamente antropologica, di fatto, non c'è stata una "devianza" della tradizione (come invece avvenne con gli altri esperimenti avvenuti in passato) ma una rilettura della stessa. Insomma, siamo difronte a una vera e propria riforma delle Congreghe. Ora basterà capire solo se questo "cambiamento" attecchirà nell'animo del popolo rossanese che in quanto a tradizioni, riti e formalità è apparentemente riformista ma anche profondamente conservatore.


credit foto: Domenico Esposito 2026

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.