Omicidio Madera, due fermi tra Campana e Prato: la pista della vendetta
La Dda di Catanzaro contesta ai due indagati l’omicidio aggravato dalla premeditazione e dal metodo mafioso. Il delitto sarebbe maturato per ritorsione, a circa dieci anni dall’uccisione del fratello di uno dei presunti mandanti
COSENZA – A distanza di anni dall’uccisione di Francesco Madera, allevatore di Campana, due persone sono state fermate con l’accusa di aver partecipato all’omicidio. Il provvedimento, emesso dalla Procura di Catanzaro, Direzione distrettuale antimafia e antiterrorismo, è stato eseguito questa mattina dai Carabinieri del Nucleo investigativo di Cosenza nei territori di Campana e Prato, con il supporto dei militari del Comando provinciale toscano.
I due sono gravemente indiziati, allo stato degli atti, di omicidio aggravato dalla premeditazione, dall’impiego di un mezzo insidioso, dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare un’associazione di tipo mafioso. Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e la posizione degli indagati dovrà essere valutata nelle sedi giudiziarie.
Madera, 55 anni, era stato trovato senza vita nel proprio fondo agricolo, in località Vaccarizzo. Secondo gli accertamenti, sarebbe stato colpito all’addome con un’arma da fuoco e poi alla testa con oggetti contundenti. L’omicidio risale al novembre 2019.
Le indagini, sviluppate anche attraverso le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, avrebbero delineato il ruolo dei due fermati: uno sarebbe stato il mandante, l’altro l’esecutore materiale. La pista indicata dagli inquirenti è quella della vendetta. Madera era stato condannato per l’omicidio del fratello di uno dei due indagati e aveva scontato interamente la pena. Da quella vicenda sarebbe nato, secondo l’ipotesi accusatoria, il proposito di ritorsione, concretizzato circa dieci anni dopo.
La ricostruzione investigativa ipotizza inoltre il coinvolgimento di esponenti della criminalità organizzata attiva nell’area di Cassano all’Ionio. A loro sarebbe stato affidato il compito di individuare l’esecutore e di trovare una persona capace di conquistare la fiducia di Madera e condurlo nel luogo predisposto per l’agguato. Secondo gli inquirenti, l’intervento della consorteria avrebbe assicurato la realizzazione del delitto e rafforzato la capacità intimidatoria dell’organizzazione sul territorio.