Ginestra, l’arcivescovo Aloise: «Chi ama la propria terra non spera che l’inchiesta crolli»
Il presule a capo della Chiesa di Rossano-Cariati chiede che l’indagine arrivi fino in fondo, nel rispetto delle garanzie di tutti. Alla magistratura e alle forze dell’ordine: «Rigore, prove solide e tempi certi»
CORIGLIANO-ROSSANO - «Chi vuole davvero bene alla propria terra non deve augurarsi che un’inchiesta crolli o si arresti». È il passaggio più netto dell’intervento dell’arcivescovo di Rossano-Cariati, monsignor Maurizio Aloise, che durante le celebrazioni del 2 novembre ha richiamato l’attenzione sull’indagine che riguarda le cosche della Sibaritide, l’operazione Ginestra.
Il suo messaggio tiene insieme due richieste: che l’inchiesta vada fino in fondo e che ogni passaggio avvenga «nel pieno rispetto delle garanzie di tutti». Per Aloise, soltanto «attraverso l’accertamento dei fatti e delle responsabilità si può arrivare alla verità». Un’affermazione che non anticipa giudizi o sentenze, ma indica nella ricerca della verità una necessità per l’intera comunità.
L’arcivescovo ha definito l’indagine «un fatto positivo e atteso da anni», capace di riaccendere la speranza che si possa fare piena luce su vicende che hanno condizionato la vita sociale, economica e civile del territorio. Poi si è rivolto alla magistratura e alle forze dell’ordine, ringraziandole per il lavoro svolto e chiedendo «rigore, serietà, prove solide e tempi certi».
È proprio sui tempi che Aloise ha posto un accento particolare: un territorio già provato, ha osservato, «non può essere lasciato per anni nell’incertezza». La giustizia deve essere rigorosa, ma anche arrivare in un tempo ragionevole.
Le parole sono state pronunciate nel corso delle celebrazioni per la Commemorazione dei fedeli defunti, mentre l’arcivescovo presiedeva le messe a Corigliano, Rossano e Cariati. Dalla riflessione evangelica sul bene e sulla responsabilità verso il prossimo, il discorso si è allargato alla vita pubblica e alle ferite della Sibaritide.
Il richiamo finale è rivolto a tutta la comunità: non lasciare spazio a silenzio, indifferenza, omertà, convenienza e paura, atteggiamenti che possono trasformarsi in forme di complicità. «Il bene non consiste soltanto nel non fare il male – ha detto Aloise – ma nel non sottrarsi alla responsabilità di fare ciò che è giusto». Amare la propria terra, nella sua riflessione, significa volere che sia libera dalla prepotenza, che il lavoro possa svilupparsi nella legalità e che nessuno sia costretto a cercare altrove il proprio futuro.