Boscarello, sequestrata l’area della baraccopoli bruciata: i quattro in salvo sono rumeni e polacchi
Area sotto sequestro dopo l’incendio: uno degli ustionati è grave ed è stato trasferito a Brindisi. La Polizia è al lavoro per ricostruire la dinamica dei fatti
CORIGLIANO-ROSSANO – L’area della baraccopoli di Boscarello, a Schiavonea, devastata nella notte da un incendio, è stata posta sotto sequestro. Le indagini sono condotte dalla Polizia di Stato del Distretto di Corigliano-Rossano, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Castrovillari, mentre sul posto restano ancora i Vigili del Fuoco per le attività di bonifica e messa in sicurezza di ciò che resta dell’insediamento.
Restano ancora incerte le dinamiche del rogo, che avrebbe poi innescato l’esplosione di una bombola di gas collocata all’interno di uno dei ricoveri di fortuna. Le fiamme hanno mandato in fumo circa 900 metri quadrati di area vegetativa, dove erano stati allestiti giacigli, baracche e ripari precari utilizzati da persone senza una sistemazione stabile.
Il bilancio resta grave: quattro cittadini stranieri salvati dalle fiamme, uno dei quali è stato trasferito al Centro grandi ustioni di Brindisi per le gravi ustioni riportate. A trarli fuori dall’inferno sono stati gli agenti della Polizia, intervenuti nella notte. I poliziotti si sono lanciati tra le fiamme, rischiando la propria vita, per raggiungere le persone intrappolate. Un gesto di coraggio che ha evitato un bilancio ancora più drammatico.
Nelle ore successive sono emersi ulteriori dettagli importanti anche sull’identità delle persone coinvolte. I quattro cittadini salvati sono di nazionalità rumena e polacca, quindi cittadini comunitari. Un elemento che, allo stato delle prime informazioni, sembra escludere collegamenti con la comunità pakistana o extracomunitaria finita al centro delle cronache dopo la strage di Amendolara.
Allo stesso modo, al momento non emergerebbero connessioni con ipotesi di ritorsione legate al caporalato o alla criminalità organizzata. Saranno naturalmente le indagini a chiarire ogni aspetto, ma il quadro che si delinea nelle prime ore sembra condurre verso un’altra grande piaga del territorio: l’indigenza estrema.
Perché Boscarello, in questo caso, non racconta soltanto il tema dello sfruttamento agricolo, delle comunità straniere o delle baraccopoli. Racconta anche un pezzo di marginalità cronica che da anni vive ai bordi della città, in ricoveri di fortuna, tra lamiere, plastica, bombole, fuochi improvvisati, assenza di sicurezza e condizioni di vita che raramente riescono a diventare notizia.
Le persone coinvolte, secondo quanto emerso, erano stanziali in quell’area da anni. Vivevano in quei ripari di fortuna, si recavano abitualmente a mangiare alla Caritas, che si trova a pochi passi dall’insediamento, utilizzavano i container allestiti dal Comune per l’igiene personale e poi tornavano nelle baracche.
Un circuito di sopravvivenza minimo, fragile, invisibile. Mangiare, lavarsi, rientrare in un rifugio precario. Giorno dopo giorno. Le fiamme hanno cancellato ciò che già era poco più di niente. Ricoveri costruiti con materiali di fortuna, oggetti personali, spazi minimi di vita.
Il sequestro dell’area servirà ora a consentire agli investigatori di ricostruire con precisione la dinamica dell’incendio, verificare l’origine del rogo e della successiva deflagrazione, accertare eventuali responsabilità e chiarire se vi siano profili ulteriori oltre all’ipotesi, al momento non ancora confermata, dell’incidente accidentale.
Ma anche se l’origine dovesse essere confermata come accidentale, la vicenda non perderebbe il suo peso pubblico. Perché un incendio in una baracca non è mai soltanto un incidente. È il sintomo di una condizione sociale fuori controllo, di una povertà che si organizza da sola nei vuoti della città, di persone che vivono in luoghi dove ogni gesto quotidiano può diventare pericolo.