Agguato a Cassano. L'intervento unitario di CGIL e CISL: «Sicurezza e legalità non sono negoziabili»
Le sigle sindacali annunciano la presenza oggi all'assemblea pubblica e denunciano il rischio di una nuova escalation criminale nella Sibaritide:«La risposta non può essere solo repressione; servono lavoro, prevenzione e coesione sociale»
CASSANO JONIO – «La sicurezza è un diritto, la legalità una responsabilità collettiva. Non possiamo accettare rassegnazione o assuefazione alla violenza». È una presa di posizione netta e senza sconti quella espressa in un documento unitario dalle segreterie della CGIL comprensoriale Pollino Sibaritide Tirreno e della CISL provinciale di Cosenza, diffuse all'indomani del drammatico agguato di contrada Lattughelle.
Di fronte a un fatto di sangue di estrema gravità, che ha spezzato la vita di una donna e riacceso l'allarme su una possibile escalation criminale nell'area della Sibaritide, le organizzazioni sindacali richiamano l'intera comunità a una profonda responsabilità collettiva. Da qui l'appello formale rivolto alla Prefettura affinché mantenga altissima l'attenzione sul territorio, rafforzando la presenza dello Stato e garantendo a forze dell'ordine e magistratura – cui va il ringraziamento per l'encomiabile lavoro quotidiano – risorse, strumenti e condizioni operative adeguate.
Tuttavia, rimarcano i sindacati, la risposta istituzionale non può esaurirsi nella sola azione repressiva. Accanto al contrasto alla criminalità, occorre investire con decisione nella prevenzione, nell'educazione, nella tutela del lavoro dignitoso e nella creazione di opportunità occupazionali per le giovani generazioni. «Dove mancano opportunità e fiducia – sottolineano CGIL e CISL – è più difficile costruire alternative concrete alle logiche criminali».
In questa prospettiva di mobilitazione e riscatto civico, le due sigle sindacali confermano la partecipazione di una propria delegazione all'assemblea pubblica promossa per oggi, lunedì 26 ottobre, al Teatro comunale di Cassano all'Ionio dal sindaco e dal vescovo diocesano. Un momento di confronto indispensabile per ribadire che il futuro della Sibaritide e della provincia di Cosenza non può essere dettato dalla violenza, ma deve poggiare saldamente sui pilastri del lavoro, della legalità e della libertà da ogni forma di sopraffazione.