Piana Caruso, notte di paura tra le fiamme: Tagliafuoco impraticabile, a salvare le case anche i volontari
Incendio in contrada Baracchella, sopra Giustopago. Ernesto Borromeo, volontario de Le Aquile ODV, denuncia ritardi, carenza di uomini e soprattutto l’assenza di manutenzione della pista tagliafuoco: «Si continua a reprimere anziché prevenire»
CORIGLIANO-ROSSANO – Una villa in legno a poche centinaia di metri, più in basso le abitazioni della frazione di Giustopago e, nel mezzo, le fiamme che avanzavano nel buio lungo la montagna di Corigliano. È stata una notte di paura a Piana Caruso, dove un incendio ha interessato contrada Baracchella mettendo in allarme residenti e volontari.
A ricostruire quanto accaduto è Ernesto Borromeo, volontario dell’associazione Le Aquile ODV, intervenuto sul posto dopo essere stato avvisato da un proprietario di casa della zona. Al suo arrivo, racconta, il fuoco era già a bordo strada e sarebbero stati visibili due distinti focolai in prossimità delle curve sopra Giustopago. Una circostanza che, secondo Borromeo, farebbe ipotizzare una matrice dolosa dell’incendio. Su questo punto, tuttavia, saranno naturalmente gli accertamenti degli organi competenti a dover stabilire l’origine delle fiamme.
Il problema più immediato, secondo la testimonianza, è stato rappresentato dalle condizioni della stradina tagliafuoco, che sarebbe stata invasa da rovi e arbusti secchi e sostanzialmente impraticabile.
Nell’attesa dei soccorsi, alcuni residenti e volontari avrebbero iniziato autonomamente a tagliare vegetazione secca e liberare per quanto possibile il passaggio, restando a presidiare l’area con torce e un estintore.
Poi l’arrivo di una squadra di Calabria Verde, composta – riferisce Borromeo – da due unità, che ha iniziato le operazioni di spegnimento con la lancia in dotazione. Ma proprio la scarsa accessibilità della pista avrebbe complicato l’intervento: nelle ore notturne, racconta il volontario, non sarebbe stato possibile addentrarsi nella stradina e la lunghezza della tubazione non consentiva di raggiungere facilmente tutti i fronti di fuoco.
Alcuni volontari avrebbero quindi provato ad avanzare tra i rovi, arrivando persino a gettare terra sulle fiamme nei punti non raggiungibili con l’acqua.
Successivamente sono giunti sul posto anche i Vigili del Fuoco, che hanno operato dal basso della strada. Intorno alla mezzanotte, secondo la ricostruzione, l’incendio risultava quasi completamente spento.
Determinante, oltre agli interventi delle squadre e dei volontari, sarebbe stata anche l’assenza di vento, che ha evitato una propagazione molto più rapida verso le abitazioni.
Ma una volta spente le fiamme resta la polemica. Borromeo mette in fila quattro criticità: pista tagliafuoco non manutenuta e impraticabile, tempi di arrivo delle squadre ritenuti eccessivi, personale insufficiente e necessità per i volontari di intervenire direttamente per impedire al fuoco di avvicinarsi alle case.
La denuncia, però, va oltre il singolo incendio. «Se ci fosse stato un minimo di pulizia e manutenzione sulla stradina tagliafuoco e una camionetta antincendio già disponibile in loco – sostiene – sarebbero bastate poche unità per intervenire immediatamente».
Ed è questo il punto che merita una risposta. Perché una strada tagliafuoco esiste proprio per essere utilizzabile quando il fuoco arriva. Se nel momento dell’emergenza è occupata da rovi e vegetazione secca, il problema non riguarda soltanto quella notte, ma ciò che è stato fatto – o non è stato fatto – nei mesi precedenti.
Occorrerà quindi capire a chi compete la manutenzione di quella pista, quando sia stata effettuata l’ultima pulizia e se nella programmazione antincendio dell’area montana di Corigliano siano previsti presidi più vicini nei periodi di massimo rischio.
Perché a Piana Caruso, questa volta, il vento non c’era e le case sono rimaste fuori dalle fiamme. La prossima potrebbe andare diversamente.