Mare violato, Calabria quarta in Italia: 1.929 reati tra inquinamento, cemento e pesca illegale
Il rapporto Mare Monstrum 2026 di Legambiente colloca la regione ai vertici nazionali dell’illegalità costiera. I reati diminuiscono, ma calano quasi nella stessa misura anche i controlli: «La tutela dell’ambiente resta una priorità assoluta»
CORIGLIANO-ROSSANO - La Calabria resta una delle regioni italiane nelle quali il mare e le coste subiscono la pressione più forte dell’illegalità. Con 1.929 reati accertati nel 2025, la regione occupa il quarto posto nella classifica nazionale di Mare Monstrum 2026, il rapporto con cui Legambiente fotografa ogni anno gli attacchi criminali agli ecosistemi marini e costieri.
Il dato complessivo colloca la Calabria dietro Campania, prima con 4.002 reati, Puglia con 2.599 e Sicilia con 2.448. Numeri che non descrivono soltanto singoli comportamenti illegali, ma un sistema nel quale si incrociano mala depurazione, gestione illecita dei rifiuti, abusivismo edilizio, pesca di frodo e violazioni della navigazione.
La regione sale al terzo posto nazionale per i reati legati all’inquinamento marino, con 731 casi, e occupa la stessa posizione per la pesca illegale, con 528 reati. È quarta nel ciclo illegale del cemento con 588 contestazioni e nona per le violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto, comprese quelle commesse nelle aree protette.
La ventottesima edizione del rapporto è stata elaborata utilizzando i dati delle forze dell’ordine e delle Capitanerie di porto relativi a 15 regioni e 61 province costiere. La pubblicazione coincide con il sedicesimo anniversario dell’omicidio di Angelo Vassallo, il sindaco pescatore di Pollica ucciso il 5 settembre 2010.
Il calo che non autorizza a festeggiare
A livello nazionale, nel 2025 sono stati accertati 20.490 reati, il 20,4% in meno rispetto all’anno precedente, e 36.322 illeciti amministrativi, diminuiti del 10,3%. Il totale raggiunge 56.812 violazioni: una media di circa 156 al giorno e più di sei ogni ora lungo le coste italiane. La diminuzione dei reati, tuttavia, non può essere interpretata automaticamente come un arretramento dell’illegalità. Nello stesso periodo, infatti, i controlli sono scesi a 750.828, con una contrazione del 19,8% rispetto al 2024.
Secondo Legambiente, sul dato avrebbero inciso sia la riduzione delle verifiche sia l’effetto preventivo prodotto dall’inasprimento delle pene in materia ambientale. Il rapporto misura dunque soltanto l’illegalità scoperta, mentre una parte consistente del fenomeno potrebbe restare sommersa.
Sono diminuite anche le persone denunciate, 21.726, gli arresti, 93, e i sequestri, 3.267. Sul versante amministrativo sono state applicate 37.680 sanzioni, per un valore complessivo superiore a 191 milioni di euro.
L’inquinamento torna ad essere il nemico numero uno
La principale minaccia per il mare italiano è rappresentata dall’inquinamento, con 7.317 reati, pari al 35,7% del totale. Il fenomeno comprende la gestione illegale dei rifiuti e le criticità dei sistemi di depurazione.
Segue il ciclo illegale del cemento, che conta 6.189 reati e incide per il 30,2%. Al terzo posto c’è la pesca illegale con 4.338 reati, mentre le violazioni del Codice della navigazione e della nautica da diporto raggiungono quota 2.646, registrando un aumento del 17,4%.
Nel settore della pesca sono stati sequestrati a livello nazionale oltre 11mila attrezzi e reti e più di 721mila chilogrammi di prodotto ittico, quasi due tonnellate al giorno. La Calabria, con i suoi 528 reati, si colloca dietro soltanto a Sicilia e Liguria.
Oltre la metà dei reati in quattro regioni
Campania, Puglia, Calabria e Sicilia concentrano insieme il 53,6% dell’illegalità costiera accertata in Italia. Un dato che, secondo Legambiente, conferma il peso esercitato dalla criminalità organizzata nei territori caratterizzati da una tradizionale presenza mafiosa.
Il fenomeno ha dimensioni strutturali. Dal 1999 sono stati accertati in Italia 483.195 reati contro il mare e le coste; il 53,9%, pari a 260.399 casi, è concentrato nelle quattro regioni meridionali.
Particolarmente rilevante è il ciclo del cemento: in Campania, Puglia, Calabria e Sicilia si registra quasi il 57% di tutti i reati edilizi contestati nelle aree costiere.
«La Calabria rimane purtroppo nelle prime posizioni per il ciclo del cemento, l’inquinamento e la pesca illegale», afferma la presidente di Legambiente Calabria, Anna Parretta. Un quadro che, secondo l’associazione, mostra anche «il ruolo nefasto che la criminalità organizzata continua a esercitare».
Parretta evidenzia, però, anche l’attività di contrasto portata avanti sul territorio, richiamando in particolare le inchieste giudiziarie sul sistema della depurazione. «La strada da percorrere è ancora lunga, ma dobbiamo avere la consapevolezza che la tutela dell’ambiente è una priorità assoluta».
Per la Calabria ionica, dove qualità delle acque, pesca, turismo e tenuta del sistema depurativo sono legati alla stessa prospettiva di sviluppo, questi numeri non rappresentano una classifica distante. Ogni scarico illegale, abuso sul demanio o attività di pesca fuori dalle regole colpisce contemporaneamente ambiente, salute, economia e credibilità turistica.
LE DIECI PROPOSTE DI LEGAMBIENTE
L’associazione chiede a Governo, Parlamento, Regioni e Comuni un cambio di passo. Tra le priorità indicate figurano il potenziamento dei controlli ambientali, il rafforzamento del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente e il completamento delle reti fognarie e degli impianti di depurazione.
Legambiente sollecita inoltre il riutilizzo delle acque reflue depurate in agricoltura, regole più efficaci per il recupero dei fanghi, il contrasto alle occupazioni abusive del demanio marittimo e l’applicazione delle demolizioni degli immobili illegali.
Per abbattere gli abusi edilizi non rimossi dai Comuni vengono proposti il ripristino del ruolo operativo dei prefetti e uno stanziamento complessivo di 150 milioni di euro l’anno, destinato agli enti locali, alle Procure generali e alle Prefetture.
Sul fronte marino, l’associazione chiede l’applicazione completa delle norme europee sulla raccolta dei rifiuti prodotti dalle navi, divieti più stringenti per gli scarichi in mare e sanzioni maggiormente efficaci contro la pesca illegale, non dichiarata e non documentata.
«I numeri fotografano soltanto la punta dell’iceberg», avverte il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani. «Oltre al lavoro delle Capitanerie di porto e delle forze dell’ordine, serve un deciso cambio di passo da parte delle istituzioni».
Il 5 settembre, nel porto di Acciaroli, verrà assegnato il Premio Angelo Vassallo alle amministrazioni locali impegnate nella difesa dell’ambiente e nel contrasto alle illegalità.
Un riconoscimento che lega memoria e responsabilità pubblica. Perché il mare non si difende soltanto quando cambia colore o restituisce rifiuti sulla spiaggia: si protegge ogni giorno, con controlli, depuratori funzionanti e tolleranza zero verso chi considera le coste terra di conquista.