4 ore fa:Premio Achiropita, da Rossano all’Argentina: ecco i quattro vincitori della prima edizione
1 ora fa:Riforma TPL, Rosa replica a Scutellà: «La Commissione sta lavorando, nessuna farsa»
3 ore fa:TPL, Scutellà attacca la riforma: «Perché sostituire ART-CAL con una Spa se funzionava?»
5 ore fa:Da Corigliano a Times Square, l’arte digitale di Lorenza Liguori torna in Calabria
2 ore fa:Depurazione, Lampare apre il fronte dopo Mandatoriccio: «Cariati non può chiamarsi fuori»
31 minuti fa:Odissea 2000 non archivia l’estate: cancelli aperti fino al 7 settembre
1 ora fa:Stracassano gialloblù: Ruggiero e Sinopoli firmano la doppietta CorriCastrovillari
3 ore fa:Mormanno, i vicoli tornano a parlare: tegole, dialetto e murales ridisegnano il centro storico
1 minuto fa:Mandatoriccio fa esplodere il caso Jonio: nove Bandiere Blu, ma il presidio non si vede
4 ore fa:Trasporti, Greco attacca la riforma d’agosto: «Il Consorzio di bonifica non ha insegnato nulla?»

Mandatoriccio fa esplodere il caso Jonio: nove Bandiere Blu, ma il presidio non si vede

3 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO – Qualcuno di voi, durante questa estate, lungo le spiagge della Calabria del nord-est, ha visto un sorvegliante idraulico vigiliare sulle spiagge? E qualcuno ha incrociato uno dei battelli pulisci-mare messi in campo dalla Regione?

Se sì, segnalatecelo. Perché noi non ne abbiamo visti! Lungo quasi cento chilometri di costa la percezione della presenza dei presidi di tutela e prevenzione ambientale è praticamente nulla. E in una zona con il peso turistico e ambientale della fascia jonica settentrionale dovrebbe essere esattamente il contrario.

Basta attraversare la Calabria e arrivare sulla costa tirrenica, soprattutto nelle aree a maggiore densità turistica della Costa degli Dei, per rendersi conto di quale dovrebbe essere lo standard: controlli visibili, mezzi lungo il litorale, attenzione alle foci e capacità di mobilitare rapidamente anche i battelli quando una scia o un accumulo anomalo richiedono un intervento.

Ed è bene che funzioni così. Il problema non è che sul Tirreno si faccia troppo. È che sullo Jonio nord-orientale bisognerebbe fare almeno altrettanto.

Nove Bandiere Blu in meno di cento chilometri

Perché non stiamo parlando di una costa marginale. Anzi.

La Bandiera Blu 2026 certifica un dato che dovrebbe bastare da solo a cambiare completamente la prospettiva: tra Rocca Imperiale e Cariati ci sono nove comuni insigniti del riconoscimento FEE: Rocca Imperiale, Montegiordano, Roseto Capo Spulico, Amendolara, Trebisacce, Villapiana, due a Corigliano-Rossano e Cariati.

Sono nove delle 27 bandiere Bandiere Blu dell’intera Calabria, praticamente il 30% del totale regionale concentrato in una porzione di costa lunga meno di cento chilometri. Insomma, altro che periferia balneare.

Qui esiste già, nei numeri, un vero Distretto Blu.

E proprio per questo il presidio ambientale dovrebbe essere proporzionato al valore del patrimonio da proteggere. La stessa Regione, celebrando le 27 Bandiere Blu, ha rivendicato investimenti nella depurazione, monitoraggio degli scarichi e dei corsi d’acqua e una flotta di battelli utilizzata per il presidio delle coste.

Benissimo.

Ora sarebbe utile conoscere anche come questa macchina sia stata distribuita territorialmente: quanti passaggi della sorveglianza idraulica sono stati effettuati questa estate tra Rocca Imperiale e Cariati? Quanti alle foci dei torrenti? Quante missioni dei battelli? Quante anomalie sono state rilevate e quanti interventi attivati?

Non per fare le pulci a qualcuno. Ma perché un presidio esiste davvero quando è misurabile. E soprattutto perché alle nostre latitudini siamo costretti a gridare allo scandalo a danni già fatti. Quando gli stessi danni erano ampiamente prevedibili e arginabili.

Quanto accaduto nei giorni scorsi a Mandatoriccio - al netto dei risvolti sanitari della vicenda di cui attendiamo ancora risposte ufficiali dai vertici dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza - è stato solo il bubbone che è scoppiato. E non senza preavvisi.

Il 18 agosto il mare aveva già mandato un segnale

Il 18 agosto, esattamente una settimana prima dei fatti che hanno visto un gruppo di bambini colpiti da una strana forma virale (o batterica, non lo sappiamo!), i dati del monitoraggio delle acque di balneazione avevano registrato valori anomali in tre punti della costa di Mandatoriccio. E qui occorre essere precisi: gli sforamenti riguardavano soprattutto gli enterococchi intestinali.

Il limite previsto per un singolo campione nelle acque marine è di 200 UFC/100 ml per gli enterococchi. Quel giorno erano stati rilevati 455 nel primo punto, 1.624 a 100 metri a destra del canale Armirò e 1.723 a 100 metri a sinistra. Numeri già enormi per gli enterococchi.

Ma c'è di più.Il 20 agosto, nel controllo suppletivo, a 100 metri a sinistra dell'Armirò il valore degli enterococchi sarebbe addirittura salito a 5.794 UFC/100 ml: quasi 29 volte il limite di riferimento. A destra era ancora a 933 e nell’altro punto a 399.

Cinque giorni dopo sarebbe scoppiato il caso dei bambini.

Ripetiamolo per evitare qualsiasi scorciatoia: questo non dimostra che quei bambini si siano ammalati per il mare. Non lo sappiamo e saranno gli accertamenti sanitari a dirlo.

Dimostra però un'altra cosa: prima del 25 agosto, in quel tratto di costa, un problema misurabile c'era già.

Il Comune ha reagito ampliando in via precauzionale fino a 250 metri la fascia interdetta alla balneazione, già presente attorno alla foce.

Quindi un segnale c’era. E qualcuno lo aveva recepito. Il problema è cosa è accaduto dopo. Una fascia di 250 metri è un limite amministrativo, non una barriera fisica. Correnti, vento e moto ondoso possono eventualmente trasportare ciò che arriva da una foce ben oltre un cartello di divieto.

Non possiamo affermare che sia accaduto. Non possiamo dire che un’eventuale contaminazione proveniente dall’Armirò abbia interessato tutta la costa di Mandatoriccio. Non lo possiamo dire almeno fino a quando non saranno le autorità preposte a dirlo. Ma per il momento nessuno parla. A parte il sindaco che, con una nota stampa, ha cercato di minimizzare l’accaduto, almeno dal punto di vista ambientale.

Ma proprio qui avrebbe dovuto entrare in gioco un monitoraggio intensivo e visibile, capace di capire rapidamente se la criticità fosse rimasta confinata davanti alla foce oppure si fosse spostata lungo il litorale.

Sicuramente c’è stato l’intervento della Capitaneria di Porto che ha accertato anomalie nel funzionamento del depuratore di Mandatoriccio Mare, sottoponendo l’impianto a sequestro con facoltà d’uso. Il sequestro non dimostra alcun collegamento con i malori, ma certifica che sull’impianto una criticità concreta esiste ed esisteva.


LEGGI ANCHE – Mandatoriccio, sequestrato depuratore: ma il legame resta da provare


Il vero problema, però, è che Mandatoriccio non è l’eccezione. Forse è stato solo un avvertimento che racconta cosa accade quando un problema strutturale viene trascinato per anni fino a quando, in piena estate, esplode davanti agli occhi di tutti.

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.