TPL, Scutellà attacca la riforma: «Perché sostituire ART-CAL con una Spa se funzionava?»
La capogruppo M5S contesta metodo e tempi della nascita di AMCAL e definisce «farsa» la Commissione Trasporti convocata oggi: «Emendamenti già chiusi, sindaci chiamati quando non possono incidere. Così si rischia di rinviare ancora le gare»
REGGIO CALABRIA – Dopo Filomena Greco, anche il Movimento 5 Stelle apre il fuoco sulla riforma del trasporto pubblico locale calabrese e soprattutto sulla decisione di mandare in archivio ART-CAL per sostituirla con una nuova società per azioni, AMCAL.
A intervenire è la capogruppo regionale Elisa Scutellà, che mette insieme due contestazioni: il merito della riforma e il metodo con cui il Consiglio regionale la sta portando avanti. E parte dalla seduta odierna della quarta Commissione, presieduta da Sergio Ferrari, che definisce senza mezzi termini una «riunione farsa».
Il primo affondo riguarda proprio i tempi.
Scutellà ricorda che Ferrari è il primo e unico firmatario della proposta di riforma del TPL e contesta il fatto che la Commissione avvii adesso una fase di confronto quando dal 27 agosto non sarebbe più possibile presentare emendamenti al testo.
Da qui la critica alla convocazione dei sindaci dei capoluoghi.
Secondo la consigliera M5S, gli amministratori locali vengono coinvolti quando ormai gli spazi per modificare la proposta sarebbero sostanzialmente chiusi, nonostante proprio i Comuni siano destinati ad avere un ruolo nella nuova società.
«Potranno solo ascoltare e non saranno nemmeno sentiti», sostiene Scutellà, sottolineando come saranno gli stessi enti locali, attraverso risorse dei propri bilanci, a dover sottoscrivere le quote della nascente Spa e contribuire a garantire il servizio.
Ma il punto politico più pesante arriva subito dopo.
«Perché il centrodestra ha deciso improvvisamente di sostituire un ente di diritto pubblico come ART-CAL con una Spa?», domanda Scutellà.
Una domanda che assume maggiore peso, osserva la consigliera, considerando che soltanto pochi mesi fa il nuovo Piano regionale dei trasporti indicava ART-CAL come soggetto attraverso cui sviluppare lo stesso Piano.
Ed è qui che la critica del M5S si sovrappone a quella già sollevata da altre forze di opposizione: se l’Agenzia funzionava e se la Regione aveva programmato di rafforzarne il ruolo, cosa è cambiato nel giro di pochi mesi per renderne necessaria la soppressione?
Per Scutellà il problema non è soltanto formale.
La nascita di una nuova società richiederà inevitabilmente una fase organizzativa e il timore espresso dalla capogruppo pentastellata è che tutto questo possa ritardare ulteriormente l’espletamento delle gare per l’affidamento del servizio.
Ed è proprio sulle gare che si concentra un altro passaggio della nota.
Scutellà richiama infatti le procedure europee legate alla mancata apertura alla concorrenza e sostiene che l’Autorità garante della concorrenza e del mercato abbia chiesto alla Regione di arrivare, dopo decenni di proroghe, all’affidamento attraverso gara entro il 31 dicembre, anche per evitare ulteriori conseguenze sul fronte comunitario.
In sostanza, secondo il M5S, la Regione avrebbe davanti una scadenza precisa ma starebbe contemporaneamente scegliendo di cambiare il soggetto chiamato a gestire una fase delicatissima, con il rischio di allungare ancora i tempi.
Il finale della nota è tutto politico e punta direttamente al presidente della Regione Roberto Occhiuto.
«L’impressione è che il centrodestra voglia solo fare melina anziché affrontare il nodo del problema», attacca Scutellà.
Poi la stoccata: «Altro che svolta liberista di cui Occhiuto si riempie tanto la bocca nelle sue interviste sui media nazionali».
Una provocazione costruita sul contrasto tra l’immagine politica nazionale del governatore e una riforma che, secondo il M5S, non chiarisce ancora perché un ente pubblico debba essere sostituito da una nuova Spa proprio alla vigilia delle scadenze decisive per le gare.
Ed è ormai questo il vero fronte che si sta aprendo attorno ad AMCAL.
Non semplicemente se il trasporto pubblico calabrese debba essere riformato – su questo, almeno a parole, maggioranza e opposizione sembrano concordare – ma perché per farlo sia necessario cancellare ART-CAL, perché farlo proprio adesso e quali garanzie esistano che il cambio di struttura non produca nuovi ritardi.
Domande sulle quali, dopo le audizioni, il confronto politico è appena cominciato.