Pd Cosenza, Le Fosse rompe il silenzio: «Il commissario arriverà, ma è mancata la politica»
Il duro intervento sulla crisi della Federazione provinciale: contestata la gestione regionale, il mancato coinvolgimento della mozione “Riparte da Noi” e una visione troppo concentrata sul capoluogo. «Un partito più controllabile è anche più debole»
COSENZA - Il commissariamento potrà assegnare una guida alla Federazione, ma non ricomporrà da solo le fratture che attraversano il Partito democratico cosentino. Dopo settimane di tensioni, documenti e tentativi di mediazione, Pino Le Fosse rompe il silenzio e affida a una lunga nota una lettura politica della crisi.
Ho evitato finora di aggiungere parole alle tante che accompagnano la crisi del PD cosentino. Ma continuare a tacere significherebbe avallare una ricostruzione che non condivido. E sento il dovere di parlare anche verso le tante persone che in questi sedici mesi hanno guardato alla nostra esperienza con fiducia e speranza. Il commissariamento della Federazione di Cosenza non è una buona notizia. Non è, peraltro, una strada nuova. Tra le esperienze più recenti c’è quella affidata a Francesco Boccia, con Maria Locanto e Aldo Zagarese subcommissari.
Le scelte compiute in quella stagione non riuscirono a risolvere i problemi della Federazione e, alla prova dei fatti, non diedero buona prova: Zagarese è poi approdato a Forza Italia, mentre Locanto, ancora oggi da vicesindaco di Cosenza, continua a non far registrare meriti politici o amministrativi riconoscibili, come hanno denunciato anche esponenti del suo stesso campo politico. Il commissariamento, però, non era un esito inevitabile. È il punto di arrivo di scelte, omissioni e responsabilità che vengono da lontano. Già dopo il congresso, una Federazione divisa quasi a metà avrebbe avuto bisogno di spirito unitario e visione larga, non di una maggioranza contrapposta a una minoranza quasi equivalente. Quella scelta non fu fatta.
A maggior ragione avrebbe dovuto esserlo dopo le dimissioni di Matteo Lettieri, che quella gestione unitaria non aveva saputo o voluto costruire. C'erano ancora le condizioni per una guida autorevole e largamente condivisa. Lo abbiamo sostenuto per mesi, nei documenti, nelle iniziative pubbliche e nelle sedi di partito. Lo abbiamo ribadito nell'Assemblea provinciale alla presenza di Nicola Irto e Igor Taruffi e formalizzato in un Ordine del Giorno. Avevamo anche sollecitato il Partito regionale a promuovere incontri e iniziative utili a favorire il confronto e la ricomposizione. Anche dopo quell'Assemblea abbiamo più volte auspicato un confronto vero per trovare una sintesi e scongiurare il commissariamento.
Quel confronto, per quanto ci riguarda, non c'è stato. Taruffi ha parlato pubblicamente di tentativi compiuti, di concerto con Irto, per consentire alla Federazione di darsi autonomamente una nuova guida. Successivamente De Luca, Bozzo, Mazzuca, Bevacqua, in forme diverse, hanno fatto riferimento a disponibilità, proposte e mediazioni non riuscite. Bene. Quali? La mozione “Riparte da Noi”, che al congresso ha rappresentato quasi la metà degli iscritti della provincia, non è mai stata coinvolta da Irto o Taruffi in un confronto organico. Contatti tra singoli possono esserci stati, ma se si è pensato di costruire una soluzione larga senza coinvolgere una componente che rappresentava quasi metà del partito, è stato sbagliato l'approccio.
Questo non assolve le responsabilità interne alla Federazione: in molti hanno contribuito a rendere più difficile una soluzione e qualcuno può aver persino confidato nel commissariamento, e nel gioco delle correnti nazionali, per ricavarne un vantaggio politico. Ma proprio quando le divisioni sono profonde serve un gruppo dirigente capace di intervenire. Non basta prenderne atto e considerarle irreversibili: bisogna provare a ricomporle politicamente. È questo il problema più generale che la crisi cosentina mette in evidenza: il PD calabrese ha bisogno di essere governato ogni giorno. Significa accompagnare circoli e amministratori, prevenire le crisi e intervenire quando esplodono. Un lavoro che è mancato in troppi passaggi: alle regionali, nelle provinciali consumate in maniera vergognosa, in diverse amministrative e anche nei referendum. Oggi viene giustamente richiamata la frattura nel Consiglio comunale di Cosenza, dove convivono due gruppi riconducibili al PD. È un problema serio in vista del 2027. Ma anche questa frattura ha una storia e delle responsabilità: è il risultato di un processo di destabilizzazione iniziato con l'inconcepibile rimozione di Francesco Alimena da capogruppo e proseguito fino all'attuale divisione. Non si può richiamarne oggi soltanto l'esito senza interrogarsi sulle scelte che lo hanno prodotto. E comunque la Federazione di Cosenza non coincide con Palazzo dei Bruzi. La stessa attenzione sarebbe servita davanti alle difficoltà di Corigliano-Rossano, Castrovillari, San Giovanni in Fiore e di tante altre realtà, troppo spesso lasciate consumare senza un'adeguata iniziativa politica. Non possiamo avere una concezione capoluogo-centrica della più grande Federazione della Calabria.
È su questo terreno che va posta la responsabilità politica di Nicola Irto, non come bersaglio personale, ma come Segretario regionale chiamato a garantire presenza, coordinamento e capacità di intervento soprattutto quando le cose si complicano. Davanti abbiamo il 2027: le amministrative, a cominciare da Cosenza, e poi le elezioni politiche. Dovremo sostenere con tutta la forza possibile Elly Schlein, anche nella delicata partita delle primarie, costruire un'alternativa credibile alla destra e provare a eleggere dalla Calabria e dalla provincia di Cosenza la più forte rappresentanza parlamentare possibile. Per farlo serve un partito vero, vivo nei territori. Non un PD regionale che troppo spesso appare come un club esclusivo, nel quale il confronto diventa fastidio e il dissenso qualcosa da neutralizzare. Se qualcuno pensa, avvicinandosi le politiche, che ridurre il contraddittorio serva a blindare candidature e percorsi, commette un errore enorme: un partito più controllabile può essere più comodo, ma un partito rinsecchito elegge meno parlamentari, conquista meno Comuni e rappresenta sempre meno la società.
E intanto siamo al paradosso: dopo settimane senza riuscire a costruire una soluzione politica, a distanza di giorni dall'annuncio non si riesce ancora neppure a definire il commissariamento. In questi sedici mesi avrei preferito raccontare i successi del PD invece delle sue difficoltà. Le richieste di convocazione, i ricorsi, i documenti e le iniziative assunte non servivano a impedire al partito di funzionare. Servivano a chiedere che funzionasse. Questa provincia ha energie, competenze, amministratori e militanti per tornare ad avere uno dei PD più forti del Mezzogiorno. Bisogna ascoltarli, coinvolgerli e metterli al lavoro. Il commissario arriverà. Ma nessun commissario potrà sostituire ciò che è mancato finora: la politica. Ed è dalla politica, non dall'ennesima sistemazione degli equilibri interni, che bisognerà ricominciare.