Depurazione, Lampare apre il fronte dopo Mandatoriccio: «Cariati non può chiamarsi fuori»
Il gruppo consiliare denuncia criticità lungo il Nicà e attacca la gestione degli impianti: «Ristagni, cattivi odori, schiume e fanghi sotto sequestro». Partite due Pec a Comune, Arpacal, Asp, Guardia Costiera, Forestali, Calabria Verde e Regione
CARIATI – Se Mandatoriccio piange, Cariati non ride. E adesso la questione depurazione rischia di allargarsi ben oltre il singolo comune.
A riaprire il fronte è il gruppo consiliare Lampare, che mette insieme due piani: da un lato le criticità già emerse sulla costa di Mandatoriccio; dall’altro quanto rilevato, secondo il gruppo, lungo i corsi d’acqua di Cariati e soprattutto nelle aree prossime al depuratore del fiume Nicà.
La tesi politica è netta: la stagione delle emergenze estive non può continuare a sostituire una gestione ordinaria della depurazione.
Per Lampare, il problema non riguarda più soltanto un singolo impianto, ma un modello fatto di ritardi, manutenzioni insufficienti, finanziamenti non trasformati in opere efficienti e controlli che arrivano troppo spesso dopo le segnalazioni dei cittadini o delle opposizioni.
Il gruppo riferisce di aver effettuato diversi sopralluoghi lungo i corsi d’acqua e nelle aree esterne al depuratore del Nicà, fino ad entrare nel letto del fiume insieme a rappresentanti di Legambiente.
Le fotografie raccolte, sostiene Lampare, mostrerebbero ristagni di acqua scura e maleodorante, colorazioni verdi e grigio-brune, materiale organico, patine, rifiuti, schiume superficiali e una vena torbida che confluisce nelle pozze.
Il dato che il gruppo sottolinea è anche ambientale: i corsi d’acqua sarebbero in secca e non si sarebbero registrate precipitazioni, con una capacità di diluizione quindi pressoché assente.
In prossimità del depuratore, inoltre, l’odore sarebbe stato «così forte e nauseabondo» da rendere difficile la permanenza sul posto.
Ma Lampare introduce anche una cautela doverosa: senza campionamenti non è possibile stabilire con certezza natura e provenienza di quelle acque.
Ed è proprio da qui che parte l’affondo.
Per il gruppo consiliare, l’assenza di dati ufficiali non può chiudere il caso.
«Se mancano le analisi – è il senso della denuncia – il problema non è che i cittadini non possono fare domande. Il problema è che gli enti competenti non hanno controllato o non hanno reso pubblici i risultati».
Lampare richiama anche una serie di segnalazioni che Calabria Verde avrebbe trasmesso già nel 2025 relativamente a scarichi e criticità ambientali nei torrenti di Cariati, indicando gli identificativi 20765, 20851, 23831, 23922 e 31929.
Il gruppo ricorda inoltre di aver chiesto all’Ufficio Tecnico comunale, il 1° dicembre 2025, verbali, analisi, sopralluoghi, provvedimenti e interventi effettuati.
«Non ci hanno mai risposto», sostiene l’opposizione.
Da qui una richiesta molto precisa al Comune: se interventi sono stati realizzati, indichi dove, quando, quanto sono costati e quali risultati hanno prodotto.
Nel documento c’è poi un passaggio particolarmente delicato.
Lampare chiede perché non venga reso noto che i fanghi sarebbero sotto sequestro e sollecita verifiche su eventuali bypass o altre soluzioni temporanee utilizzate nella gestione dell’impianto.
Anche qui è necessario distinguere con nettezza le posizioni: si tratta di questioni poste dal gruppo consiliare e che richiedono riscontri tecnici e amministrativi.
Per questo Lampare riferisce di aver inviato due Pec consecutive al Comune di Cariati, ad Arpacal, Asp, Guardia Costiera, Carabinieri Forestali, Calabria Verde e Regione Calabria, allegando fotografie e coordinate.
Le richieste sono puntuali: sopralluoghi immediati, campionamenti, analisi, verifica dello scarico autorizzato, controllo di eventuali bypass e accesso ai registri di funzionamento del depuratore.
Il gruppo allarga quindi il ragionamento.
Mandatoriccio, secondo Lampare, deve rispondere delle proprie criticità. Cariati deve fare lo stesso. E così tutti gli altri comuni costieri e dell’entroterra.
Il principio politico è semplice: il mare non ha confini amministrativi, ma le competenze sì.
E proprio per questo l’opposizione sostiene che nessun ente possa scaricare responsabilità sul comune vicino, sul gestore, sulla Regione o sull’ennesima emergenza.
È qui che il documento assume una dimensione più larga.
Perché mentre la Calabria investe milioni in promozione turistica, campagne di immagine e nel racconto della propria attrattività, bastano un torrente maleodorante, un depuratore in difficoltà o un tratto di mare sporco per cancellare in poche ore il lavoro di un’intera stagione.
L’attacco alla Regione: «Basta, Calabria Straordinaria solo nelle campagne marketing»
Lampare chiude chiamando direttamente in causa il presidente Roberto Occhiuto.
Il gruppo riprende il claim regionale secondo cui «l’ambiente si difende con i fatti, non con gli slogan» e lo ribalta politicamente.
«Perfetto – è il senso della sfida – allora la Regione ci mostri la Calabria dei fatti: controlli, analisi pubbliche, impianti efficienti, finanziamenti spesi correttamente e responsabilità precise».
La richiesta finale è quindi quella di un intervento regionale più forte sulla depurazione.
Per Lampare, i Comuni hanno dimostrato di non riuscire da soli a garantire una gestione efficace e continuativa degli impianti. Da qui la richiesta che la Regione assuma un ruolo più incisivo, non soltanto nei mesi estivi e non soltanto quando il problema diventa emergenza.
Perché la stagione turistica finisce. I cittadini restano. E con loro restano anche i depuratori.