Strage dei braccianti, ad Amendolara la Commissione d’inchiesta: «Lo Stato sia presente con continuità» - VIDEO
Ad Amendolara la Commissione parlamentare d’inchiesta sul lavoro: «Qui una strage che parla di caporalato, sfruttamento e schiavismo moderno»
AMENDOLARA – La strage del primo giugno scorso, costata la vita a quattro braccianti arsi vivi nelle campagne di Amendolara, approda al centro dell’attenzione nazionale. Ieri pomeriggio, nella sede comunale del centro dell’Alto Jonio cosentino, si è riunita la Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, sullo sfruttamento e sulla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro pubblici e privati.
Ad accogliere i componenti della Commissione è stata il sindaco di Amendolara, Maria Rita Acciardi. Presenti, tra gli altri, il prefetto di Cosenza Rosa Maria Padovano, il procuratore capo di Castrovillari Alessandro D’Alessio e il sostituto procuratore Roberta Bello, titolare dell’inchiesta sulla strage. Alla riunione hanno preso parte anche i vertici provinciali delle forze dell’ordine – Polizia, Carabinieri e Guardia di finanza – oltre all’assessore regionale all’Agricoltura Gianluca Gallo.
La visita istituzionale si inserisce nel percorso di approfondimento avviato dalla Commissione dopo il drammatico fatto di sangue che ha sconvolto la Calabria e riacceso i riflettori sul sistema dello sfruttamento in agricoltura. Nel corso del pomeriggio, i commissari hanno incontrato i componenti del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica della Provincia di Cosenza. La riunione, andata avanti per circa due ore, è stata seguita da un confronto con i magistrati della Procura di Castrovillari e, successivamente, con i rappresentanti delle organizzazioni sindacali e delle categorie datoriali. A conclusione degli incontri è stato previsto un punto stampa.
A tracciare il senso della missione ad Amendolara è stata la presidente della Commissione Lavoro della Camera, Chiara Gribaudo, che ha parlato di una vicenda emblematica e di come il caporalato stia assumendo forme nuove e ancora più insidiose. «Non è la strage di Amendolara, ma la strage ad Amendolara», ha sottolineato, spiegando che le nuove forme di sfruttamento si innestano su meccanismi che, pur apparendo formalmente regolari, finiscono per nascondere lavoro irregolare, insicurezza, condizioni abitative degradanti e trasporti privi di tutele. Gribaudo ha parlato apertamente di «schiavismo digitale» e di «schiavismo moderno», denunciando un sistema in cui ai lavoratori vengono prospettati contratti apparentemente regolari che, nella realtà, mascherano sfruttamento e ricatto.
La presidente ha richiamato anche i ritardi nell’attuazione della legge contro il caporalato e della filiera agricola di qualità, sottolineando come, a dieci anni dall’approvazione della norma, permangano carenze nei controlli, nella rete ispettiva e nella collaborazione tra le banche dati delle diverse amministrazioni. «Lo Stato deve essere qui non solo dopo le tragedie, ma con continuità», ha detto, evidenziando anche le lacune del decreto Flussi, soprattutto nella sua applicazione concreta, e la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione, tutela e controllo.
Tra le criticità emerse nel corso delle audizioni, anche le condizioni di vita dei lavoratori migranti. Gribaudo ha riferito di situazioni abitative inaccettabili, con fino a 18 persone costrette a vivere nello stesso alloggio, e di un sistema di sfruttamento che non si consuma soltanto nei campi ma si estende al trasporto e all’alloggio. Un quadro che, secondo la parlamentare, impone di agire anche sul fronte delle premialità per le aziende sane, valorizzando nei criteri di accesso ad agevolazioni e sostegni pubblici l’attenzione alla qualità del lavoro, all’abitare e al trasporto dei braccianti.
Sulla stessa linea l’intervento del componente della Commissione Aboubakar Soumahoro, che ha letto la tragedia di Amendolara come la dimostrazione che dentro la filiera agroalimentare italiana convivono realtà virtuose e sacche di sfruttamento feroce. «Non è tutto oro», ha osservato, chiedendo di distinguere con chiarezza tra le imprese che rispettano regole e diritti e chi, invece, alimenta un sistema fondato su vulnerabilità, ricatto e caporalato. Soumahoro ha rilanciato la proposta di una «patente del cibo», uno strumento capace di certificare le aziende virtuose e garantire al tempo stesso salari e condizioni abitative dignitose ai lavoratori.
Per il parlamentare, la figura del caporale oggi va letta in modo «olistico»: non più solo intermediario illegale tra lavoratori e aziende, ma snodo di una rete che controlla trasporti, alloggi, pratiche per i permessi e perfino quote di salario trattenute ai braccianti. «Se c’è il caporale, c’è anche l’utilizzatore finale», ha rimarcato, chiamando in causa la responsabilità delle aziende che si avvalgono di quel sistema. Da qui la richiesta di un’alleanza con le imprese virtuose e, al contrario, di un’assunzione piena di responsabilità per quelle che non rispettano i diritti dei lavoratori.
Soumahoro ha inoltre insistito sulla necessità di superare il disordine normativo in materia di flussi migratori, rafforzare i centri per l’impiego, potenziare le strutture ispettive e costruire una banca dati nazionale capace di incrociare informazioni e controlli. Un passaggio, ha spiegato, indispensabile per far emergere le zone grigie dello sfruttamento e utilizzare anche gli strumenti digitali e l’intelligenza artificiale per monitorare in tempo reale i luoghi di lavoro, le giornate lavorative e il rispetto delle regole.