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Aeroporto di Sibari, la sfida è costruire una piattaforma logistica per la Calabria ionica

3 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - L’aeroporto di Sibari non va letto come una guerra interna tra territori. «Non è una sfida a Lamezia Terme, non è una duplicazione sterile, non è una rivendicazione campanilistica», chiarisce Domenico Gattuso. «Se studiato seriamente, può diventare un’infrastruttura di riequilibrio per una Calabria che oggi si muove quasi esclusivamente sull’asse tirrenico».

È questo il punto politico e tecnico emerso nell’ultima puntata dell’Eco in Diretta (rivedilo qui), il talk condotto dal direttore Marco Lefosse, al quale, insieme al professore ordinario di Logistica e Trasporti all’Università Mediterranea di Reggio Calabria, hanno partecipato anche il sindaco di Trebisacce, Franco Mundo, e l'urbanista ed europrogettista, Giovanni Soda.

La disamina di Gattuso nasce da una provocazione: un'aeroporto a Sibari trova ostilità perché - se aprisse - sarebbe molto più concorrenziale degli altri aeroporti calabresi e persino di Lamezia terme? Gattuso risponde senza ambiguità: «La concorrenza non si misura con gli slogan. Si misura con i bacini di utenza e con le funzioni che si assegnano alle infrastrutture».

Il primo chiarimento riguarda proprio il concetto di concorrenza. «Il problema non è stabilire chi debba vincere tra Lamezia, Crotone e un eventuale scalo a Sibari», spiega Gattuso. «Il problema è capire quale domanda di mobilità oggi resta fuori dal sistema».

Crotone esiste, ma «per la Sibaritide è sostanzialmente inaccessibile». Lamezia è centrale, ma «non riesce a coprire da sola i bisogni dell’arco ionico settentrionale, del Pollino, dell’Alto Jonio e della fascia lucana». Che, ricordiamo, rappresenta un terzo della popolazione regionale.

È qui che l’idea di Sibari cambia prospettiva. «Il bacino potenziale c’è», sottolinea Gattuso. «E non è solo calabrese. La Sibaritide è una cerniera tra Calabria, Basilicata, e punto di raccordo tra la dorsale adriatica e quella tirrenica».

Il vero spazio libero è nelle merci

La parte più forte del ragionamento, però, riguarda la specializzazione. «Sibari non deve copiare Lamezia», afferma Gattuso. «Può nascere come regional airport, con funzioni mirate, anche e soprattutto nel cargo».

E aggiunge: «Lamezia ha progressivamente rinunciato alla componente merci. Questo apre uno spazio. Un aeroporto nella Sibaritide potrebbe intercettare una domanda oggi scoperta, soprattutto legata all’agroalimentare di qualità e ai prodotti deperibili».

Gattuso distingue con precisione: «Non tutto deve viaggiare in aereo. La via aerea ha senso per merci ad alto valore e fortemente deperibili». E qui si apre la partita delle clementine, delle drupacee ma anche dell'olio di qualità. Altri prodotti, invece, possono muoversi via mare, con container refrigerati e catene del freddo.

Ma proprio questa distinzione rafforza la visione, che dalle pagine dell'Eco dello Jonio sosteniamo da sempre e che oggi trova una spalla forte e qualificata anche nel mondo accademico: «Sibari - ha detto il docente dell'Università di Reggio - deve essere pensata dentro una piattaforma integrata, non come un'area isolata».  

La Sibaritide non parte da zero. «Esiste già una piattaforma naturale», osserva Gattuso. «C’è l’agroalimentare, c’è il porto di Corigliano, c’è la ferrovia ionica, c’è una posizione geografica strategica che guarda alla Basilicata, alla Puglia e persino alla Campania».

Ma serve un salto di qualità: «L’aeroporto da solo non basta. Deve essere raggiungibile. Servono sistemi di adduzione, collegamenti stradali e ferroviari efficienti». Bene, dunque, l'ammodernamento della Statale 106, soprattutto a nord di Sibari a completare la connessione veloce tra le autostrade A14 e la A2. E stesso ragionamento dovrebbe filare, però, anche sulla liinea ferroviaria. «Non è accettabile - ha detto il docente - che interventi come l’elettrificazione durino dieci anni. Sono opere che si possono realizzare in tempi molto più brevi, se c’è volontà».

Il ragionamento si allarga alla scala nazionale ed europea e al complesso sistema dello spostamento delle merci. «La Calabria deve capire dove passa la nuova economia delle merci», dice Gattuso. «Esiste un corridoio ionico-adriatico che non è stato valorizzato come dovrebbe».

La spiegazione è tecnica: «Sul lato tirrenico ci sono problemi di sagoma ferroviaria, soprattutto nei tunnel. I container moderni incontrano difficoltà. Sul lato ionico-adriatico, invece, il transito è più agevole».

Questo apre uno scenario concreto: «Si può collegare Gioia Tauro con l’Adriatico, passando per lo Ionio. Non è teoria: i treni merci esistono già». E qui torna il ruolo di Sibari: «In questo disegno, un aeroporto nella Sibaritide può diventare un nodo, non un capriccio infrastrutturale».

Qui la chiosa finale che non è solo un appello alle istituzioni ma un monito alla forza produttiva, sociale e imprenditoriale della Calabria del nord-est. «Bisogna pensare più in grande», insiste Gattuso. «Aeroporto, porto, ferrovia e strade non sono opere separate. Sono pezzi di uno stesso sistema».

Nella Sibaritide questo sistema esiste già in potenza. «C’è una logica naturale». Perorare la causa del l’aeroporto di Sibari, allora, significa altro: «Non è chiedere una pista contro qualcuno. È chiedere che la Calabria jonica entri nella pianificazione dei trasporti».

E chiude con una sintesi chiara: «Non basta dire che l’opera serve. Bisogna spiegare come deve servire: alle merci, ai passeggeri, alle imprese, ai territori».

È questa la differenza, conclude Gattuso, «tra una bandierina e una strategia».

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.