Ex LSU/LPU, l’allarme da Cassano: «Dopo una vita a servizio dei Comuni rischiamo pensioni da fame»
Assemblea UGL alle Grotte di Sant’Angelo. I rappresentanti sindacali dell'UGL pongono il tema dei contributi non versati per anni. Gli ex precari: «I prossimi poveri saremo noi»
CASSANO JONIO - Dopo decenni di lavoro nei Comuni, il rischio è andare in pensione con assegni da 650-700 euro. È l’allarme lanciato dagli ex lavoratori del bacino LSU/LPU, stabilizzati nel 2019, nel corso dell’assemblea sindacale promossa dall’UGL Autonomie Calabria alle Grotte di Sant’Angelo di Cassano Jonio.
All’incontro ha preso parte Giulio Pignataro per l’UGL Autonomie Calabria. A porre il tema è Umberto Papasso, RSU del sindacato all’interno del Comune di Cassano. Il punto sollevato riguarda i contributi previdenziali che, secondo quanto denunciato dai lavoratori, non sarebbero stati versati per una lunga parte del percorso svolto nel bacino del precariato storico.
«A noi mancano 15 anni non versati dallo Stato», denuncia Papasso. La questione riguarda gli ex LSU/LPU stabilizzati nei Comuni calabresi nel 2019. Lavoratori che per anni hanno prestato servizio negli enti locali, spesso negli uffici, nei servizi esterni, nella manutenzione, nelle attività amministrative e operative, contribuendo al funzionamento quotidiano delle macchine comunali.
Ora, però, il nodo previdenziale rischia di trasformare la stabilizzazione in una soluzione parziale. «Dopo aver fatto circa 37-38 anni nel palazzo di città, si andrebbe in pensione con una cifra veramente ridicola, 650-700 euro», afferma Papasso.
Da qui lo slogan scelto per l’iniziativa: “I prossimi poveri saremo noi”. Per il sindacato, il tema non può essere liquidato come una vertenza interna ai singoli Comuni. La responsabilità riguarda l’intero percorso istituzionale che ha regolato per anni l’utilizzo dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità in Calabria.
Il problema, spiegano gli ex LSU/LPU, non è soltanto il passato precario, ma il futuro previdenziale. Senza il riconoscimento dei periodi non coperti da contribuzione, migliaia di lavoratori rischiano di chiudere la propria carriera con pensioni al limite della soglia di povertà.
L’assemblea di Cassano ha quindi rilanciato una richiesta precisa alle istituzioni: aprire un confronto sulla copertura contributiva degli anni non versati e individuare una soluzione normativa e finanziaria per evitare che il costo della precarietà venga scaricato sui lavoratori.
Il tema investe Stato, Regione Calabria, INPS, enti locali e rappresentanze sindacali. Servono atti concreti, verifiche puntuali sulle posizioni contributive e una risposta politica su un bacino che per anni ha garantito servizi pubblici senza pieno riconoscimento contrattuale e previdenziale.
La stabilizzazione del 2019 ha chiuso una fase amministrativa, ma non ha risolto il nodo più pesante: quello della pensione. Per gli ex lavoratori socialmente utili e della pubblica utilità, il rischio è arrivare alla fine del percorso lavorativo con una penalizzazione strutturale, maturata non per responsabilità individuale ma per effetto di una lunga gestione pubblica del precariato.
La richiesta che parte da Cassano, oggi, è chiarissima: riconoscere il lavoro svolto, ricostruire i contributi mancanti e impedire che chi ha servito per quasi quarant’anni i Comuni calabresi si ritrovi, domani, con una pensione da povero.