Monsignor Savino ai maturandi: «Sognate in grande, il mondo ha bisogno della vostra autenticità»
Il vescovo di Cassano e vicepresidente della Cei scrive agli studenti. Un invito a non rinunciare ai propri sogni nonostante le difficoltà del presente e a custodire umanità in un tempo dominato dalla velocità e dagli algoritmi
CASSANO JONIO - Una riflessione sul futuro, sui sogni e sul ruolo che le nuove generazioni sono chiamate a svolgere in una società attraversata da incertezze, disuguaglianze e profonde trasformazioni.
È il messaggio che monsignor Francesco Savino, vescovo della Diocesi di Cassano Jonio e vicepresidente della Conferenza Episcopale Italiana, ha voluto rivolgere ai maturandi che si preparano ad affrontare una delle tappe più significative del proprio percorso di crescita.
Un testo che parte dalla consapevolezza delle difficoltà che oggi molti giovani vivono, soprattutto nelle aree del Mezzogiorno.
«Qualcuno vi dirà di essere pratici, di essere realistici, di abbassare lo sguardo verso ciò che è possibile invece di tenerlo alzato verso ciò che è desiderabile», scrive il presule. Un richiamo che si intreccia con le fragilità del mercato del lavoro, con la mancanza di opportunità e con le sfide che caratterizzano il percorso di tanti ragazzi e ragazze del Sud.
Ma proprio di fronte a queste difficoltà Savino invita a non smettere di sognare. «I sogni non sono capricci dell'anima, i sogni sono mappe», afferma. «Sono il modo in cui il cuore ci dice dove siamo chiamati ad andare, anche quando la strada non è ancora visibile».
Per il vescovo, infatti, ogni conquista umana nasce da una visione che precede l'azione: dalla guarigione immaginata da chi costruisce ospedali alle intuizioni che hanno cambiato la storia, passando per la letteratura, la scienza e l'impegno civile.
Un invito che però non si traduce in un elogio dell'illusione. Savino richiama i giovani alla concretezza delle scelte quotidiane. «Sognate in grande. Ma poi alzatevi ogni mattina e fate una cosa concreta per avvicinarvi a quel sogno», scrive, ricordando che la vita si costruisce passo dopo passo, attraverso impegno, pazienza e responsabilità.
Nel suo messaggio trova spazio anche una riflessione sul tempo presente. Un'epoca che il presule descrive come segnata da odio, indifferenza e da una crescente accelerazione tecnologica.
«Viviamo un tempo in cui la velocità delle macchine rischia di superare la profondità degli uomini», osserva Savino. Una realtà nella quale l'intelligenza artificiale è capace di elaborare testi e calcoli complessi ma non può sostituire ciò che rende autenticamente umana una persona: la capacità di amare, soffrire, indignarsi e sperare.
Particolarmente forte il passaggio dedicato al rapporto tra giovani e tecnologia. Il vescovo riconosce le opportunità offerte dagli strumenti digitali, ma mette in guardia dal rischio di perdere il contatto con la ricerca del senso e con la costruzione della propria identità.
Nonostante tutto, però, il messaggio resta attraversato da una profonda fiducia nelle nuove generazioni. «Nessuna generazione è mai stata chiamata a un compito più grande e più bello del vostro», scrive Savino. Un'affermazione che ribalta la narrazione spesso pessimistica sui giovani e che affida loro una missione precisa: custodire autenticità, esercitare uno sguardo critico sul mondo e non perdere la capacità di indignarsi davanti alle ingiustizie e di emozionarsi davanti alla bellezza.