Il falso mito dei "troppi aeroporti" calabresi. Dati e realtà a confronto
Dalla Corsica alla Galizia, passando per Grecia e Slovenia: territori simili o persino meno popolati della Calabria hanno più scali e infrastrutture. E intanto oltre due milioni di calabresi vive lontano dalla propria terra
CORIGLIANO-ROSSANO - La Calabria ha già troppi aeroporti. È una delle frasi che si sentono ripetere più spesso ogni volta che si torna a parlare di uno scalo nella Sibaritide. Ma basta uscire dai confini regionali e guardare l'Europa per scoprire che quella che viene presentata come una verità è, in realtà, poco più di un luogo comune.
I numeri, infatti, raccontano un'altra storia.
La Calabria ha una superficie di circa 15.200 chilometri quadrati, una popolazione di poco inferiore a 1,9 milioni di abitanti e tre aeroporti operativi: Lamezia Terme, che nel 2023 ha superato i 2,7 milioni di passeggeri, Reggio Calabria con circa 300mila passeggeri e Crotone con poco più di 200mila. Complessivamente, quindi, il sistema aeroportuale calabrese movimenta poco più di 3 milioni di passeggeri l'anno. (Napoli ne fa 13 milioni, Bari 8, Brindisi 3,4 milioni).
E questo è un dato interessante - che andrebbe approfondito di più e meglio anche nelle stanze della Regione Calabria - perché se i nostri aeroporti crescono negli ultimi anni, anche su spinta del turismo, è anche vero che si comportano come se fossero aeroporti insulari, in quanto non intercettano i flussi pendolari dalle regioni limitrofe. Un aeroporto a Sibari, invece, lo farebbe e, addirittura, potrebbe dialogare, collaborare o mettersi in competizione non con una ma con altre tre regioni: Campania, Basilicata e Puglia (direttamente accessibili).
Ma torniamo al punto: l'esubero di aeroporti in Calabria. Non è proprio così se si guardano le esperienze delle connessioni aeree in Europa, dove esistono territori molto simili per estensione e popolazione alla nostra regione che dispongono di una rete aeroportuale più ampia.
La Corsica, ad esempio, con appena 360mila abitanti e una superficie di 8.700 chilometri quadrati, dispone di quattro aeroporti commerciali (Ajaccio, Bastia, Figari e Calvi) che insieme superano i 4 milioni di passeggeri annui. La Galizia, con circa 2,7 milioni di abitanti su 29mila chilometri quadrati, conta quattro aeroporti (Santiago, Vigo, La Coruña e Lugo) e supera i 5 milioni di passeggeri. La Slovenia, con 2,1 milioni di abitanti e una superficie di 20mila chilometri quadrati, dispone di tre aeroporti principali. La Grecia, infine, conta oltre 40 aeroporti civili, molti dei quali in regioni periferiche o insulari con popolazioni inferiori a quelle calabresi.
Il dato, quindi, è chiaro: non esiste una relazione automatica tra numero di abitanti e numero di aeroporti. Esiste invece una relazione molto più forte tra infrastrutture e caratteristiche del territorio.
Ed è proprio qui la chiave di lettura.
La Calabria non è una pianura attraversata da autostrade e linee ferroviarie veloci. È una delle regioni più complesse d'Europa dal punto di vista orografico: circa il 42% del territorio è montano, il 49% collinare e appena il 9% pianeggiante. Questo significa che oltre il 90% della regione presenta difficoltà strutturali negli spostamenti.
Le distanze reali, infatti, sono molto diverse da quelle teoriche. I circa 95 chilometri in linea d'aria tra Sibari e Lamezia diventano oltre 160 chilometri su strada, con tempi di percorrenza che spesso superano le due ore e mezza. In alcune aree interne del Pollino o dell'Alto Jonio, raggiungere Lamezia può richiedere anche tre ore.
In Europa esistono decine di aeroporti che operano entro un raggio anche inferiore ai 100 chilometri. Londra ne ha sei principali entro 80 chilometri, Parigi tre entro 70, Milano tre entro 50. Questo dimostra che la distanza chilometrica, da sola, non è un criterio sufficiente per valutare la necessità di uno scalo.
C'è poi un altro dato che raramente entra nel dibattito.
La Calabria non è fatta soltanto dagli 1,8 milioni di residenti censiti dall'Istat. Secondo le stime più recenti, i calabresi iscritti all'AIRE superano le 400mila unità, mentre considerando anche gli emigrati non registrati e le seconde generazioni, la comunità calabrese fuori regione e all'estero sfiora i 2,5-3 milioni di persone. Questo significa che il bacino umano legato alla Calabria è almeno il doppio della popolazione residente.
A questo si aggiunge un fenomeno drammatico: la mobilità sanitaria. Ogni anno oltre 60mila calabresi si spostano fuori regione per curarsi, generando una spesa passiva che supera i 300 milioni di euro annui. Si tratta di uno dei livelli più alti d'Italia, che comporta non solo costi economici ma anche un enorme disagio sociale.
Ecco, allora, che la domanda cambia completamente. La Calabria ha davvero troppi aeroporti?
Oppure ha un sistema aeroportuale che, nonostante i tre scali esistenti, continua a lasciare scoperto un intero quadrante territoriale di oltre 300mila abitanti, quello della Sibaritide, del Pollino e dell'Alto Jonio?
Forse il problema non è il numero degli aeroporti. Forse il problema è che, in una regione lunga oltre 300 chilometri, montuosa e periferica, continuiamo a ragionare come se tutte le aree avessero le stesse opportunità di accesso e gli stessi tempi di percorrenza.
Anche se i numeri continuano a raccontare un'altra verità.