DOSSIER SANITÀ | Se le distanze contano chi rischia di più sono gli anziani e l'entroterra del nord-est ne è pieno
Dopo la distanza dai presìdi sanitari, il dossier incrocia i tempi di percorrenza con i dati demografici: da Alessandria del Carretto a Bocchigliero, l’emergenza pesa di più dove la popolazione è più fragile
CORIGLIANO-ROSSANO - Nella prima puntata (rileggila qui) abbiamo messo in fila i comuni della Calabria nord-est in base alla distanza stimata dal presidio sanitario utile più vicino. Il dato di partenza era il tempo: entro 15 minuti, tra 15 e 30, tra 30 e 45, oltre 45 minuti.
La seconda puntata aggiunge un altro elemento decisivo: l’età della popolazione.
Perché un comune lontano da un presidio non è automaticamente un comune fragile allo stesso modo. Lo diventa molto di più quando alla distanza si sommano l’invecchiamento demografico, lo spopolamento, la bassa presenza di giovani e il carico crescente sulla popolazione attiva.
I dati ISTAT confermano il quadro generale. In Calabria, nel 2024, l’età media è salita a 46,2 anni e l’indice di vecchiaia ha raggiunto quota 196,7 anziani ogni 100 giovani tra 0 e 14 anni. Nel confronto provinciale, Cosenza è tra le province calabresi con maggiore invecchiamento. ISTAT segnala anche che nei piccolissimi comuni il processo è più accentuato: nei comuni più piccoli l’età media arriva a 49,6 anni e l’indice di vecchiaia a 296,4.
E è proprio dentro questo quadro che la mappa sanitaria cambia significato. Perché se la domanda – a volte banale – è sapere quanto di dista il Pronto soccorso più vicino ce n’è un’altra che, invece, rende chiaro l’orizzonte sulla effettiva capacità del Servizio sanitario di rendere un servizio utile e salvavita. Quanti anziani vivono nei comuni più lontani dal primo presidio utile?
La fascia più esposta: pochi abitanti, molti anziani, presìdi lontani
L’area più delicata è quella dei comuni che nella prima puntata erano finiti nelle fasce Arancioni e Rosse: Alto Jonio interno, Pollino, Sila greca, Valle dell’Esaro.
Il caso più evidente è Alessandria del Carretto. Al 1° gennaio 2025 conta 352 residenti, di cui 155 con 65 anni e più. Significa che gli anziani rappresentano il 44% della popolazione. L’indice di vecchiaia è pari a 775 anziani ogni 100 giovani e l’indice di dipendenza strutturale arriva a 98,9: quasi un residente non attivo ogni residente in età lavorativa.
Il dato non è isolato. Perché a Castroregio, nel 2025, gli over 65 sono 80 su 207 residenti: il 38,6% della popolazione. L’indice di vecchiaia arriva a 888,9 anziani ogni 100 giovani. A Oriolo, invece, gli over 65 sono 677 su 1.805 residenti, pari al 37,5% della popolazione; l’età media è 54,7 anni e l’indice di vecchiaia arriva a 550,4. A Nocara, su 294 residenti, 99 hanno almeno 65 anni. La quota anziana è del 33,7% e l’indice di vecchiaia è pari a 495 anziani ogni 100 giovani.
Poi ci sono i comuni della Sila Greca. A Campana i residenti al 1° gennaio 2025 sono 1.381. Gli over 65 sono 523, pari al 37,9% della popolazione. L’età media è 53,3 anni e l’indice di vecchiaia è 399,2: significa che ci sono quasi 400 anziani ogni 100 giovani fino a 14 anni. Un dato che, letto insieme alla fascia di percorrenza (tra arancio e rossa) colloca Campana tra i comuni dove distanza, montagna e invecchiamento producono una fragilità sanitaria evidente.
A Bocchigliero il quadro è ancora più netto. I residenti sono 1.025, gli over 65 sono 388, pari al 37,9% della popolazione. L’età media è 54 anni e l’indice di vecchiaia arriva a 510,5 anziani ogni 100 giovani. Anche qui la fascia di percorrenza ad alta incidenza indica un accesso non immediato ai presìdi principali, in un territorio dove la viabilità interna pesa direttamente sulla capacità di risposta all’emergenza.

Il nodo sanitario: la fragilità non è solo clinica, è territoriale
Questi numeri vanno letti insieme alle distanze. Nei comuni più vicini ai presìdi, l’invecchiamento pesa comunque sulla domanda sanitaria, ma la risposta d’emergenza parte da una condizione logistica migliore. Nei comuni interni, invece, la fragilità demografica si somma a tre fattori: tempi di percorrenza più lunghi, viabilità più complessa e minore prossimità ai servizi sanitari.
È il punto centrale del dossier: l’emergenza non comincia quando il paziente arriva in Pronto soccorso, ma quando parte la chiamata di aiuto.
Per un infarto, un ictus, un trauma, una crisi respiratoria o una caduta grave di un anziano, la distanza non è un dato geografico neutro. È una variabile sanitaria.
Il DCA regionale n. 360/2024 individua nella Calabria nord-orientale alcuni presìdi essenziali: Castrovillari, Corigliano-Rossano, Trebisacce e Cariati. Castrovillari e lo spoke Rossano-Corigliano rappresentano i riferimenti ospedalieri principali dell’area; Trebisacce e Cariati assumono una funzione strategica come presìdi ospedalieri di zona disagiata. Ma tra questi poli esiste una cintura di comuni in cui il tempo per raggiungere il primo presidio utile può superare i 30 o 45 minuti.
È lì che la programmazione sanitaria deve misurarsi con i dati demografici.