Nuovo reato di femminicidio: a Co-Ro esperti a confronto sul primo caso giudiziario - VIDEO
L’iniziativa, ospitata questa mattina al teatro Paolella, ha offerto un confronto ricco e multidisciplinare tra rappresentanti delle istituzioni, del mondo giuridico, delle forze dell’ordine e del sociale
CORIGLIANO-ROSSANO - Si è tenuto questa mattina, presso il Teatro Paolella nel centro storico di Rossano, il convegno dal titolo “Il nuovo reato di femminicidio: primo caso giudiziario”, promosso dalla sezione cittadina della F.I.D.A.P.A. – B.P.W. Italy in collaborazione con l’Osservatorio Nazionale sul Diritto di Famiglia (ONDIF), sezione territoriale Rossano-Castrovillari, e patrocinato dal Comune di Corigliano-Rossano.
L’iniziativa, annunciata come un momento di approfondimento su un tema di stringente attualità destinato a incidere in maniera significativa sul sistema penale e sulla tutela delle vittime di violenza di genere, ha offerto un confronto ricco e multidisciplinare tra rappresentanti delle istituzioni, del mondo giuridico, delle forze dell’ordine e del sociale.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali della presidente FIDAPA Rossano, Silvana Scarnati, e della presidente ONDIF Rossano-Castrovillari, avv. Odette Carignola, che hanno ribadito l’impegno delle rispettive associazioni nella promozione della cultura della legalità e nel contrasto alla violenza di genere. A moderare l’incontro l’avv. Lucia Rita Pistola, vicepresidente ONDIF e referente FIDAPA per il gruppo di lavoro sulla violenza di genere.
Nel corso della mattinata si sono alternati gli interventi di autorevoli relatori, tra cui il dott. Alberto Liguori, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia, e il dott. Michele Abenante, Questore di Terni, che hanno fornito una lettura operativa e investigativa del nuovo reato. A questi si sono affiancati i contributi dell’avv. Filomena Berardi, giudice onorario presso il Tribunale per i minorenni di Catanzaro, e della dott.ssa Giovanna Pace, assistente sociale e vittimologa, che hanno approfondito le implicazioni sul piano della tutela delle vittime e delle strategie di prevenzione.
Sul tema è intervenuto il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Civitavecchia, Alberto Liguori, che ha illustrato l’esperienza maturata presso la Procura di Civitavecchia, dove ha messo a punto un vero e proprio vademecum operativo destinato a guidare e formare gli operatori coinvolti nella gestione dei “codici rossi”. Uno strumento pensato per rendere più efficaci e omogenee le procedure di intervento, soprattutto nelle fasi più delicate e tempestive.
Liguori ha sottolineato come, in un ambito così complesso, i magistrati non possano agire in maniera isolata, ma debbano necessariamente avvalersi del supporto di figure professionali qualificate, in grado di fornire valutazioni tecniche approfondite. Medici, psichiatri e psicologi diventano così interlocutori fondamentali per analizzare il profilo psichico dell’aggressore e contribuire a orientare le decisioni dell’autorità giudiziaria. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di poter “dosare” in maniera adeguata le misure repressive, calibrandole sulla base di una conoscenza più completa e scientificamente fondata del caso.
Il quadro degli interventi è stato completato dall’avv. Marinella Grillo, assessore alla Città Solidale e alla Valorizzazione del Patrimonio, dall’avv. Roberto Le Pera, presidente della Camera Penale di Cosenza, e dalla docente del Polo Liceale Iolanda Barone, a conferma della necessità di un approccio integrato che coinvolga istituzioni, scuola e società civile.
Un ulteriore passaggio è stato dedicato alla tutela dei minori. L’avv. Filomena Berardi ha evidenziato come la protezione dei bambini e degli adolescenti coinvolti in contesti di violenza sia spesso resa particolarmente complessa dalla natura del rapporto tra vittima e abusante. Dinamiche familiari segnate da dipendenza affettiva, paura o condizionamento possono infatti ostacolare l’emersione dei fatti e rendere difficile un intervento tempestivo ed efficace. Per questo, è stata ribadita la necessità di strumenti sensibili e competenze specifiche in grado di leggere anche i segnali più deboli, garantendo ai minori un’adeguata tutela e percorsi di protezione realmente efficaci.
Proprio il tema della prevenzione è emerso con forza come filo conduttore dell’intero convegno. Nonostante l’esistenza di protocolli, norme, misure e strumenti operativi già a disposizione, è stato più volte sottolineato come questi, da soli, non siano sufficienti a contrastare efficacemente il fenomeno. La repressione interviene troppo tardi: la vera sfida resta quella di prevenire.
In questa prospettiva, grande attenzione è stata dedicata al ruolo della scuola e dei servizi sociali, considerati presìdi fondamentali per intercettare tempestivamente comportamenti a rischio, segnali di disagio e dinamiche relazionali disfunzionali. Investire sull’educazione al rispetto, sull’uguaglianza e sulla consapevolezza emotiva è stato indicato come uno degli strumenti più efficaci per incidere nel lungo periodo.
Altro punto centrale del dibattito ha riguardato la necessità di rafforzare il coordinamento tra tutti gli attori coinvolti: magistratura, forze dell’ordine, avvocatura, servizi sociali, istituzioni e mondo scolastico. È emersa l’urgenza di costruire una rete realmente efficace, capace di condividere informazioni e di intervenire in maniera sinergica.
In questo contesto, una variabile fondamentale è stata individuata nel tempo: la rapidità di intervento può fare la differenza tra la prevenzione e il verificarsi del reato. Per questo, i relatori hanno evidenziato l’importanza di strumenti non solo formalmente esistenti, ma concretamente operativi, coordinati e tempestivi.