Sila laboratorio d’Italia, la sanità predittiva parte da Longobucco
Bracciali sanitari H24, diagnosi in tempo reale e ambulanza fissa: il progetto “Sila Protetta” trasforma l’entroterra in un modello nazionale di telemedicina e prossimità
LONGOBUCCO – Se a Nocara e nei paesi dell'alta Calabria del nord-est, con la sanità, si fa di necessità virtù e la sindaca ogni mattina va in chiesa ad accendere un lumino a San Nicola, pregando che nessuno quel giorno si senta male, da altre parti della stessa provincia, dello stesso territorio, la sanità sembra aver fatto passi da gigante. Sono i paradossi della nostra Calabria e della nostra sanità, capace di cambiare paradigma da un passo all'altro. Nel cuore della Sila, infatti, prende forma un modello di sanità che supera i confini dell’emergenza e prova a riscrivere il rapporto tra territorio, tecnologia e cura. Con il progetto “Sila Protetta”, Longobucco diventa il primo laboratorio italiano di sanità predittiva diffusa, portando direttamente nelle case dei pazienti strumenti capaci non solo di monitorare, ma di diagnosticare in tempo reale.
Da questa mattina la fase operativa è realtà: tre pazienti sono già seguiti 24 ore su 24 attraverso dispositivi indossabili di ultima generazione, veri e propri bracciali sanitari collegati costantemente con la centrale ospedaliera. Una tecnologia avanzata che consente il controllo continuo dei parametri vitali e, soprattutto, l’elaborazione autonoma di diagnosi, con attivazione immediata della rete dell’emergenza in caso di criticità.
Dall’ospedale alla casa: la svolta
La vera innovazione non è la tecnologia in sé, già testata in ambito ospedaliero da Medtronic al Policlinico Umberto I di Roma. Il salto di qualità sta nell’utilizzo: per la prima volta in Italia questi dispositivi escono dagli ospedali ed entrano nei territori, direttamente nelle abitazioni dei pazienti cronici.
Un passaggio decisivo da una sanità reattiva a una sanità predittiva e di prossimità, capace di anticipare le emergenze invece di rincorrerle.
A seguire sul campo l’avvio della sperimentazione è stato il professor Andrea Bruni, direttore dell’Emergenza-Urgenza dell’ospedale Annunziata di Cosenza.
«Questi dispositivi non si limitano al monitoraggio – spiega – ma sono in grado di effettuare una vera e propria diagnosi: possono rilevare fibrillazioni atriali, desaturazioni, insufficienze respiratorie». Un sistema che si integra con la geolocalizzazione del paziente: «In caso di anomalia, il 118 viene attivato immediatamente, riducendo drasticamente i tempi di intervento».
De Salazar: “Qui nasce la sanità che vogliamo”
A sottolineare il valore strategico dell’iniziativa è il manager Vitaliano De Salazar, direttore generale dell’Azienda Ospedaliera di Cosenza e commissario dell’Asp. «Siamo tra i primi in Italia a utilizzare dispositivi che non solo segnalano un parametro alterato, ma effettuano direttamente una diagnosi», evidenzia. «Il collegamento con il 118 consente un’attivazione immediata dei soccorsi, aumentando la sicurezza soprattutto per le persone più fragili».
Determinante anche il presidio territoriale: a Longobucco è già operativa da circa un mese un’ambulanza fissa, elemento che rafforza la capacità di risposta del sistema.
«Questa è la sanità che vogliamo – aggiunge De Salazar – costruita insieme alla comunità, ai sindacati e all’amministrazione comunale, con il sostegno del presidente Roberto Occhiuto. Qui c’è un territorio che diventa protagonista di una svolta».
Il ruolo del territorio e della comunità
Il progetto non è solo tecnologia. È anche organizzazione e partecipazione. Il sindaco di Longobucco, Giovanni Pirillo, parla apertamente di “futuro della sanità”, sottolineando il valore simbolico e concreto di una sperimentazione che parte proprio da un’area interna. Un segnale colto anche dalle organizzazioni sindacali. Per Antonio Baratta della CGIL si tratta di «un primo segnale concreto di attenzione verso l’entroterra», mentre Francesco Madeo ricorda come le criticità sanitarie, aggravate dall’isolamento viario, abbiano spinto negli anni la mobilitazione dei territori.
Il paziente al centro
Tra i primi cittadini coinvolti nella sperimentazione c’è Eugenio De Luca, che indossa già il braccialetto sanitario. «Sono stato scelto e ne sono contento – racconta – spero mi aiuti a controllarmi meglio». Una testimonianza che restituisce il senso più profondo del progetto: portare sicurezza, monitoraggio e assistenza direttamente nelle case, soprattutto per anziani e soggetti fragili.
Una rete intelligente nel cuore della Sila
Il progetto guarda già avanti. Nei prossimi giorni è prevista l’installazione di defibrillatori nelle piazze e nelle vie del paese, costruendo un’infrastruttura diffusa che trasforma Longobucco in una vera e propria rete sanitaria intelligente.