Cosenza, il Sud si organizza: reti sociali a confronto per cambiare “la geografia del possibile”
Tra i partecipanti anche il gruppo cariatese de Le Lampare Bjc, che ha sottolineato l’importanza dell’incontro come momento di crescita e coordinamento: «Un Sud plurale, che si guarda negli occhi e riconosce la propria forza»
COSENZA - Un Sud che si incontra, si riconosce e prova a costruire nuove prospettive comuni. È questo il senso dell’iniziativa “I Sud si organizzano”, svoltasi sabato 11 e domenica 12 aprile a Cosenza su impulso dell’associazione La Base, che ha riunito realtà sociali, collettivi e movimenti provenienti da tutto il Mezzogiorno.
Due giornate intense di confronto e condivisione, durante le quali si sono intrecciate esperienze diverse ma accomunate dalla volontà di superare isolamento e frammentazione territoriale. Presenti delegazioni da numerose città, tra cui Roma, Palermo, Napoli e Taranto, insieme a rappresentanti di molte realtà calabresi.
Tra i partecipanti anche il collettivo de Le Lampare Bjc, che ha sottolineato l’importanza dell’incontro come momento di crescita e coordinamento: «Un Sud plurale, che si guarda negli occhi e riconosce la propria forza», è il messaggio emerso al termine dei lavori.
Al centro del dibattito, la necessità di costruire reti solide capaci di condividere strumenti, pratiche e visioni. L’obiettivo dichiarato è ambizioso: cambiare «la geografia del possibile», andando oltre i confini amministrativi e le solitudini locali che spesso indeboliscono le iniziative territoriali.
L’iniziativa si inserisce in un percorso che, secondo gli organizzatori, prosegue da anni e continua a evolversi, rappresentando un’alternativa concreta alle narrazioni dominanti. Non sono mancate critiche verso le classi dirigenti che, secondo molti interventi, avrebbero contribuito nel tempo a mantenere condizioni di disuguaglianza e sfruttamento nei territori del Sud, alimentando un sistema immobile, «tra ingiustizie sociali e gestione del potere finalizzata alla conservazione».
“I Sud si organizzano” si chiude così con un segnale forte: la volontà di costruire un fronte comune, capace di incidere realmente sulle dinamiche sociali e politiche del Mezzogiorno, partendo dal basso e dalla collaborazione tra comunità.