Ospedale della Sibaritide, lavori al 75% ma restano troppe incognite: la Cgil chiama Occhiuto
Fillea e Cgil territoriale chiedono un incontro urgente: «Non è solo questione di tempi, ma di servizi, personale e funzionalità reale della struttura»
CORIGLIANO-ROSSANO - Non basta parlare di consegna lavori. Il vero nodo, oggi, è capire se il nuovo ospedale della Sibaritide sarà davvero in grado di funzionare. È attorno a questa domanda che si riaccende il confronto politico e sindacale, a pochi mesi dalla scadenza indicata per ottobre 2026.
A rilanciare l’allarme sono la Fillea Calabria e la Cgil territoriale Pollino-Sibaritide-Tirreno, che tornano a chiedere con forza al presidente della Regione Roberto Occhiuto la convocazione immediata di un incontro con le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali per fare piena chiarezza sullo stato dell’arte dell’opera .
Il dato più evidente è quello sull’avanzamento dei lavori: circa il 75%, secondo quanto dichiarato dalla ditta esecutrice. Ma è proprio qui che, per i sindacati, emerge il problema. Perché la realizzazione dell’edificio, da sola, non basta a garantire l’apertura e l’operatività di un presidio sanitario complesso.
Nel mirino finiscono innanzitutto i cosiddetti sottoservizi, considerati determinanti quanto la struttura stessa: rete idrica e fognaria, viabilità di accesso, collegamenti ferroviari, approvvigionamento energetico. Tutti elementi senza i quali l’ospedale rischia di restare isolato o comunque non pienamente fruibile.
Ma la preoccupazione si estende anche all’organizzazione interna: quali reparti saranno attivi? Con quale dotazione di personale? In quali tempi? Interrogativi che, ad oggi, restano senza risposte definitive e che alimentano un clima di incertezza in un territorio che attende da anni questa infrastruttura.
Il quadro si complica ulteriormente se si guarda al contesto generale della sanità locale. Nella stessa città, infatti, continuano le tensioni legate alla riorganizzazione dei reparti nei due spoke, mentre la sanità territoriale viene descritta come ancora in forte sofferenza. Un paradosso che si consuma mentre la Calabria è uscita dal commissariamento, ma resta comunque vincolata al piano di rientro.
È per questo che la richiesta della Cgil non si limita a una verifica tecnica, ma assume un carattere più ampio: fare luce su una vicenda che viene definita «di vitale importanza per la sanità del territorio ed in generale della Calabria». Un appello diretto al presidente Occhiuto affinché si renda disponibile «nel minor tempo possibile» ad aprire un confronto che, a questo punto, appare non più rinviabile.
Il rischio, ormai concreto, è quello di arrivare alla consegna formale della struttura senza avere ancora definito le condizioni per la sua piena operatività. E in un’area come la Sibaritide, dove il bisogno di servizi sanitari efficienti è quotidiano e urgente, non può essere solo una questione di tempi, ma di responsabilità e visione.