Sanità, parte il trasloco del Punto Nascite da Corigliano a Rossano... a meno di sorprese
Il Commissario De Salazar accelera dopo il caos: reparto operativo già da venerdì nel presidio Giannettasio. Ma intanto scoppia lo scontro politico: Bosco sugli scudi contro il trasferimento di Oncologia (a Corigliano) e FdI che vuole più chiarezza
CORIGLIANO-ROSSANO – Dopo giorni di caos, retromarce e dimissioni, la partita entra nella fase operativa. Sarebbero infatti iniziate le operazioni di trasferimento del Punto Nascita – con Ginecologia, Ostetricia e Pediatria – dal presidio “Compagna” di Corigliano al “Giannettasio” di Rossano.
Una accelerazione che arriva a pochi giorni dal clamoroso dietrofront della scorsa settimana, quando l’Asp di Cosenza aveva prima disposto il blocco dei ricoveri per consentire il trasferimento e poi revocato tutto nel giro di poche ore, alimentando un corto circuito amministrativo e politico senza precedenti. A quel passaggio è seguita anche la decisione della dottoressa Maria Pompea Bernardi di lasciare il ruolo di referente sanitario aziendale, dimissioni che hanno ulteriormente appesantito il clima.
Adesso, però, lo scenario cambia. Secondo quanto trapela, nella giornata di ieri il commissario dell’Asp di Cosenza, Vitaliano De Salazar, sarebbe arrivato direttamente a Corigliano-Rossano per chiudere la partita e imprimere una svolta definitiva alla riorganizzazione. Una presenza operativa, la sua, finalizzata a mettere ordine dopo giorni di tensioni e a rendere esecutivo quello che, fino a pochi giorni fa, sembrava ancora sospeso.
Il trasferimento, a questo punto, sarebbe stato disposto in maniera irrevocabile. L’obiettivo è chiaro: rendere pienamente operativo il reparto già da venerdì prossimo, al quinto piano del presidio “Giannettasio” di via Ippocrate a Rossano, dove nei mesi scorsi sono stati completati i lavori di adeguamento proprio in vista di questa riorganizzazione.
Si passa, dunque, dai documenti alle barelle. Dalle carte agli spostamenti reali. E soprattutto si passa da una fase di incertezza a una decisione che appare, questa volta, definitiva. Ma mentre sul piano sanitario si accelera, su quello politico lo scontro si allarga.
A intervenire è il consigliere comunale di opposizione Giancarlo Bosco, che allarga il campo e mette in guardia su altri trasferimenti, in particolare su quello del Reparto di oncologia, proprio da Rossano a Corigliano in programma per venerdì 3. Per Bosco, operazioni di questo tipo, soprattutto alla vigilia dell’apertura del nuovo ospedale della Sibaritide, rischiano di trasformarsi in «un ulteriore spreco di denaro pubblico» e soprattutto di creare disagi enormi ai pazienti più fragili.
Il riferimento è diretto ai malati oncologici che oggi trovano a Rossano un punto di riferimento consolidato. «È una realtà che funziona», sottolinea, parlando di un team sanitario capace di accompagnare i pazienti in percorsi di cura complessi e dolorosi. Da qui la domanda che diventa di fatto una posizione politica: «Perché spostarlo?». E l’avvertimento: «Non si può trattare la sanità come una scacchiera, qui non ci sono pedine ma persone».
Su un versante diverso si colloca invece la posizione del Circolo Fratelli d’Italia area Corigliano, che invita a leggere la riorganizzazione in una prospettiva più ampia. Per il partito, infatti, il riordino dei due presidi ospedalieri è «una scelta necessaria», finalizzata a rendere più efficiente il sistema e a migliorare i servizi per l’intero territorio.
FdI chiede però che il percorso venga gestito con «chiarezza, coerenza e trasparenza», evitando improvvisazioni e soprattutto squilibri nella fase transitoria. Una criticità viene evidenziata con precisione: mentre il trasferimento da Corigliano verso Rossano è già supportato da lavori realizzati e collaudati, «sul percorso inverso non emergono gli stessi elementi di concretezza». Da qui la richiesta di una programmazione lineare e completa.
Due visioni diverse, dunque, che si muovono dentro la stessa vicenda. Da un lato chi teme che i trasferimenti possano generare disservizi e aggravare le condizioni dei pazienti, dall’altro chi sostiene la necessità di portare fino in fondo un piano di riordino considerato strategico.
Nel mezzo, ancora una volta, resta una sanità che prova a riorganizzarsi mentre la politica continua a interrogarsi – e a dividersi – su come farlo.