San Demetrio, il giorno della verità: i lavori al liceo non sono ancora finiti (nonostante il cronoprogramma)
Oggi era il termine fissato dal Comune per chiudere il cantiere, ma la scuola resta incompleta. Studenti delusi e tensione sulle responsabilità: ora il nodo è tutto politico e di credibilità
SAN DEMETRIO CORONE – La data cerchiata in rosso era quella del 30 marzo. Doveva essere il giorno della svolta, la fine di mesi di disagi, freddo, soluzioni tampone e promesse accumulate. Ma a ridosso della scadenza, la realtà che arriva dal Liceo Classico del Collegio Sant’Adriano racconta un’altra storia: i lavori non sono conclusi e, soprattutto, non lo sono nella sostanza.
A segnalarlo sono ancora una volta gli studenti, gli stessi che già a gennaio avevano denunciato pubblicamente una situazione diventata insostenibile. Da allora qualcosa si è mosso solo in apparenza. L’impalcatura esterna è stata rimossa, restituendo all’edificio un’immagine più ordinata. Ma dentro – è il punto che torna con forza – permangono criticità evidenti: ambienti non completati, interventi fermi da settimane e condizioni che continuano a incidere sulla quotidianità scolastica.
Il cronoprogramma annunciato dall’amministrazione comunale, che indicava proprio nel 30 marzo la conclusione degli interventi, appare oggi difficilmente rispettabile. Secondo quanto riferito dagli studenti, lo stato di avanzamento dei lavori sarebbe ancora lontano dal traguardo finale. Una distanza che pesa non solo in termini logistici, ma anche sul piano della fiducia.
E qui si innesta il nodo più delicato della vicenda: la gestione delle aspettative. Perché se è fisiologico che un cantiere possa accumulare ritardi, diventa più complesso da gestire quando a questi ritardi si sommano rassicurazioni che, nei fatti, non trovano riscontro.
E la questione, ormai, va oltre il freddo. Perché se è vero che sta arrivando la bella stagione e i termosifoni smetteranno di fare il loro ruolo, c'è tutto il dilemma legato alla qualità degli spazi educativi, la continuità didattica, il rispetto degli impegni assunti pubblicamente. E riguarda anche il rapporto tra istituzioni e comunità scolastica, messo alla prova da una sequenza di annunci e rinvii.
Già a gennaio, nel pieno delle proteste, gli studenti avevano parlato di «immobilismo» e di risposte insufficienti. A distanza di oltre due mesi, il rischio è che quella percezione si consolidi, trasformandosi in un problema più profondo: la perdita di credibilità.
Nessuno, al momento, mette in discussione la complessità tecnica degli interventi o le eventuali difficoltà operative. Ma ciò che emerge con chiarezza è la necessità di un cambio di passo sul piano della comunicazione e della trasparenza. Perché in assenza di tempi certi e verificabili, ogni nuova scadenza rischia di diventare un ulteriore elemento di tensione.
Nel frattempo, la scuola continua a vivere in una dimensione sospesa: formalmente in fase di riqualificazione, concretamente ancora incompleta. E gli studenti restano, ancora una volta, il punto più esposto di questa vicenda.
Il 30 marzo, più che una conclusione, rischia così di trasformarsi in un passaggio simbolico. Non la fine dei lavori, ma l’ennesimo banco di prova per un’amministrazione chiamata ora a dimostrare, con atti concreti e tempi certi, che alle promesse possono seguire i fatti.