Porto e città, Corigliano-Rossano prova a cambiare rotta: avviato il confronto sul futuro dello scalo
Il presidente dell’Autorità portuale Piacenza in Comune con Stasi: al centro DPSS, integrazione urbana e sviluppo produttivo. Prima tappa anche con gli imprenditori locali
CORIGLIANO-ROSSANO – Per il grande porto della Sibaritide si apre la fase post Baker Hughes. Quella fase fatta di nuove speranze e prospettive per tappare una falla gigantesca: il rammarico di non aver portato fino in fondo un progetto che - probabilmente - avrebbe potuto rivoluzionare il corso della città e dell'intero territorio. Si volta pagina con la speranza di andare oltre garantendo, innanzitutto, alla grande darsena jonica visione strategica integrata all'interno della città. Certo, è tutto in divenire, tutto futuribile. Non c'è nulla di immediato. Si riparte dalla pianificazione. Ed è questo il segnale che arriva dalla visita istituzionale del presidente dell’Autorità di Sistema Portuale dei Mari Tirreno Meridionale e Ionio, Paolo Piacenza, che ieri mattina ha incontrato il sindaco Flavio Stasi a Palazzo di Città, aprendo formalmente il percorso verso il nuovo Documento di Pianificazione Strategica di Sistema Portuale (DPSS).
Un passaggio tutt’altro che tecnico. Da un lato perché l'Amministrazione comunale aveva necessità di ricucire rapporti con l'Autorità portuale, logorati da anni e mesi di contrasti, dissidi, anche toni durissimi e alta tensione che si erano creati con il vecchio management, dall'altro perché dietro il DPSS si gioca la partita vera: quella del ruolo che il porto di Corigliano-Rossano potrà avere nei prossimi anni, non solo come infrastruttura, ma come motore di sviluppo per l’intero territorio jonico.
Il modello porto-città
Dal confronto tra Comune e Autorità portuale, al quale hanno preso parte - tra gli altri - anche l'assessore all'Assetto urbano Tatiana Novello e il Responsabile dell'Ufficio territoriale dell'Autorità di Sistema Lucio D'Amore, è emersa una linea chiara: superare la gestione frammentata del passato e costruire un modello integrato porto-città. Uno scalo che non resti isolato rispetto al tessuto urbano, ma che dialoghi con esso, generando ricadute economiche, produttive e occupazionali.
Una visione che si inserisce nel dibattito già avviato negli ultimi mesi, dove più volte è stata evidenziata la necessità di abbandonare una logica conservativa per puntare su una pianificazione più coraggiosa e organica, capace di valorizzare le vocazioni del territorio.
Cantieristica, logistica e integrazione industriale
Tra i temi affrontati, spazio alla cantieristica navale, indicata come possibile leva per dare risposte alla marineria locale e allo stesso tempo creare nuove opportunità economiche.
Anche se il nodo centrale resta quello dell’integrazione: il collegamento tra porto e zona industriale (vecchio pallino del sindaco Stasi per creare un accesso diretto tra il retroporto e il porto), oggi di fatto separati, è stato indicato come un passaggio non più rinviabile. Accanto a questo, il rafforzamento della funzione logistica e produttiva dello scalo e lo sviluppo del diporto e dei servizi collegati.
Un sistema complesso che dovrà tenere insieme banchine, retroporto, servizi e connessioni territoriali, con uno sguardo che abbraccia Schiavonea, Rivabella, Torricella e l’intero contesto urbano.
Nella nota diramata dal comune non si fa riferimento alla Banchina Crocieristica. Anche se, a quanto pare, se n'è anche parlato ma in un ragionamento più ampio. Non più nei termini e nei modi ossessivi di un tempo. E questo per diverse ragioni precise e specifiche: la prima è economica, perché non si sa se quei 12 milioni di euro destinati a questa opera ci siano ancora; la seconda è di opportunità, perché a Stasi quel progetto che si staglia di traverso nel porto non è mai piaciuto; la terza è di logica, perché la destination Sibaritide - così come è oggi - non è "vendibile" da nessuna compagnia da crociera.
E qui ritorna in campo la programmazione urbanistica, sociale e turistica della città e del territorio.
Il lavoro sul DPSS e il masterplan
Il Documento di Pianificazione Strategica di Sistema Portuale rappresenta, infatti, il perno di questo percorso. Sarà lo strumento chiamato a dare ordine e coerenza alle future scelte infrastrutturali e urbanistiche.
Infatti, dal confronto è emersa anche la volontà di lavorare a un masterplan del porto, una visione complessiva capace di orientare sviluppo, accessibilità, servizi e competitività dello scalo in modo coordinato.
Un lavoro che vedrà impegnati congiuntamente gli uffici del Comune e quelli dell’Autorità portuale, in una fase che segna la riattivazione del confronto strategico sul futuro del porto, dopo anni di discussioni spesso frammentate.
Il confronto con le imprese
Ma la giornata del presidente Piacenza non si è fermata all’incontro istituzionale. Prima del passaggio in Comune, infatti, il vertice dell’Autorità portuale ha incontrato anche alcune realtà imprenditoriali del territorio.
Un momento importante, perché ha consentito di raccogliere direttamente dal tessuto economico locale indicazioni, aspettative e criticità legate al porto. Un confronto che rafforza l’idea di una pianificazione non calata dall’alto, ma costruita ascoltando chi il porto lo vive e lo utilizza ogni giorno.
Insomma, è stato un primo passo - sicuramente positivo rispetto al passato - di un processo lunghissimo e iperfuturibile le cui ricadute reali sulla struttura e la città non saranno sicuramente immediate.