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SS106, il buco nero tra Sibari e Sant’Anna e una battaglia che interessa a pochi

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CORIGLIANO-ROSSANO – Lo ribadiamo, in Calabria, soprattutto nella Calabria jonica, le distanze si misurano non in chilometri ma in tempo. Abbiamo un tachimetro incorporato specie se dobbiamo fare i conti con spostamenti impossibili lungo la "nostra" strada. La SS106 è questo: una linea di costa che dovrebbe unire e invece continua inesorabilmente a separare.

E se nella nostra prima puntata della nostra inchiesta abbiamo misurato quanto pesa davvero la distanza tra Sibari e gli aeroporti (LEGGI QUI), oggi facciamo un passo più scomodo: guardiamo la strada che dovrebbe connettere la Sibaritide al “suo” scalo aeroportuale naturale, Crotone. Quello che, dati alla mano, oggi non può esserlo non solo per offerta e affidabilità. Ma anche – soprattutto – per viabilità.

Perché il nodo - ribadiamo - non è solo “dove atterra l’aereo”. Il nodo è come ci arrivi. E in quanto tempo. E con quale rischio.

Cantieri in arrivo, finalmente. Ma non dove serve di più

A breve – al netto degli isterismi di qualcuno che cambia volto e narrazione all'occorrenza – partiranno i lavori della Sibari–Coserie, tra l’innesto con la SS534 e Corigliano-Rossano. Un’opera che arriva da lontano: un progetto presentato nel 2021, cresciuto tra osservazioni, correzioni, contestazioni, opposizioni, polemiche. Eppure, nonostante tutto, è arrivato al traguardo: ora si entra in fase di cantiere, sui due lotti previsti.

In parallelo, si metteranno a terra anche altri cantieri: cinque lotti tra Crotone e Catanzaro. Una nuova 106 che corre su un tracciato diverso, più interno, più veloce, più “moderno”. Con un effetto collaterale gigantesco: passa lontano dall’Aeroporto Sant’Anna e, di fatto, lo isola ancora di più rispetto a oggi.

È un paradosso: si costruisce la “grande” infrastruttura, ma il principale punto di intermodalità di quel territorio rischia di restare ai margini della nuova arteria.

E in mezzo? Il tratto che nessuno vuole guardare

Poi c’è il segmento che nessuno racconta con la stessa enfasi. Quello che dovrebbe essere la cerniera naturale tra la Sibaritide e Crotone. Tra Corigliano-Rossano e l’area crotonese restano oltre 70 chilometri di strada vecchia, stretta, piena di attraversamenti urbani, rotonde, tutor, limiti continui. Una strada che porta addosso una geografia di dolore: croci, lapidi, fiori di plastica e nomi che tornano.

Qui la velocità media non la fa il motore: la fa la prudenza. Cinquanta chilometri orari come ritmo reale, quotidiano. E così la distanza si trasforma in tempo. E il tempo in rinuncia.

Il progetto c’è. Anas pronta. Ora servono i soldi: 5 miliardi

La notizia, però, è che un disegno esiste anche per questo “buco nero” tra Sibaritide e Crotone. Il corridoio Coserie–Gabella (Corigliano-Rossano verso Crotone) è in fase PFTE ed è oggi alla VIA della Regione Calabria.

Tre lotti progettuali, da Rossano in direzione Crotone, con numeri che fanno impressione perché raccontano quanto sia grande la sfida: CZ372: circa 23 km, costo 1.494,10 milioni €; CZ373: circa 19 km, costo 1.580,6 milioni €; CZ374: circa 34 km, costo 2.092,10 milioni €

Totale: circa 76 km per un investimento complessivo di 5.166 milioni. Più di 5 miliardi. Una cifra enorme, sì. Ma coerente con l’idea di trasformare la 106 in una dorsale nazionale, non in una strada “di frontiera”.

Anas, intanto, fa il suo mestiere: progetta. Lo dimostra oggi come ieri. Ora, però, arriva il punto che nessuno può aggirare: senza copertura finanziaria quei progetti restano carta. Allora, la domanda, è semplice e brutale: quando arriveranno i soldi? Perché se l’opera è strategica “per la Calabria e per il Paese”, come si ripete da anni, la conseguenza logica dovrebbe essere una: già nella Legge di Bilancio 2027 il Governo deve inserire una programmazione seria delle risorse necessarie. Senza rinvii. Senza cincischiare. Senza perdere tempo.

Due “spezzatini” e una costa lasciata scoperta

C’è poi la scelta – quella che brucia davvero – che ha prodotto l’attuale fotografia: l’ammodernamento della 106 procede per due tronconi. A nord si va verso Sibari e la connessione con la tratta già ammodernata fino a Taranto (e con l’imminente apertura del terzo Megalotto). A sud si accelera verso Catanzaro. L’opzione “naturale” sarebbe stata quella di spingere con continuità da nord verso sud, completando il corridoio e chiudendo il gap che oggi spezza la costa jonica in due velocità diverse. Invece la politica territoriale ha scelto la logica dello spezzatino. E oggi ne paghiamo il prezzo in tempo, sicurezza e competitività.

La spiegazione tecnica: “Nel 2018 le condizioni erano diverse”

Su questo punto entra in campo Fabio Bruno Pisciuneri, che invita a spostare il dibattito sulla realtà dei procedimenti. La sua tesi è chiara: non c’è stata una “preferenza” politica per un tratto rispetto a un altro; nel 2018 i due segmenti erano in condizioni progettuali diverse e questo ha imposto strategie differenti.

Pisciuneri lo dice senza giri di parole: parlare di “scelta” come se fosse stata una decisione di campanile, secondo lui, è una semplificazione che non regge ai documenti. Però, di fatto, questo sembra e questo (forse) è!

Il nodo, nella sua ricostruzione, sta proprio nel tratto a nord di Crotone: esistevano atti e passaggi precedenti, ma non erano “recuperabili” secondo le verifiche tecniche (si parla dei Megalotti 8 e 9, progetti irrealizzabili che si persero nella fuffa della burocrazia). E insiste su un elemento determinante: l’adeguamento su quel tracciato avrebbe avuto un costo molto più alto, soprattutto se si fosse insistito su una linea più vicina alla costa.

La frase che sintetizza la sua posizione è questa: «Non si è trattato di una scelta politica. Si è trattato di una necessità tecnica ed economica».

Pisciuneri rivendica anche un risultato che nel dibattito spesso si perde: il rischio che la nuova 106 restasse di categoria inferiore. E qui mette un paletto: grazie al lavoro con i sindaci, dice, la strada è stata confermata di categoria B, a quattro corsie. Un passaggio che, ovviamente, cambia la prospettiva di lungo periodo.

E poi arriva il cuore, quello che interessa alla Sibaritide: l’obiettivo dichiarato è chiudere il prima possibile l’arco mancante tra Crotone e il Coserie. Perché solo a quel punto, sostiene, Sant’Anna può diventare un aeroporto davvero di sistema. E consegna una visione: non nuove “cattedrali nel deserto”, ma completamento delle infrastrutture esistenti, ferrovia ionica, elettrificazione, intermodalità.

La battaglia delle battaglie: sicurezza, tempo, dignità

Insomma, si può discutere di aeroporti, rotte, compagnie, movimenti, hub. Ma fino a quando quel tratto intermedio tra Corigliano-Rossano e Crotone resterà una strada “di ieri”, la Sibaritide continuerà ad avere un problema di oggi. Continuerà a non avere a riferimento l'aeroporto di Crotone.

La SS106 non è solo un’infrastruttura. È una questione di sicurezza, di diritti, di dignità. È la differenza tra essere “vicini” e essere “raggiungibili”. È la differenza tra un aeroporto “sulla carta” e un aeroporto “nella vita reale”.

E se davvero la Calabria jonica vuole smettere di misurare le distanze in ore di rassegnazione, allora la priorità è una sola: chiudere quel vuoto di 70 chilometri. Perché lì, esattamente lì, si gioca il futuro della connessione della Sibaritide (e del Crotonese) al mondo.


Leggi qui la prima puntata della nostra inchiesta: Due ore per 120 chilometri: ecco perché Crotone (oggi) non è lo scalo naturale della Sibaritide

Redazione Eco dello Jonio
Autore: Redazione Eco dello Jonio

Ecodellojonio.it è un giornale on-line calabrese con sede a Corigliano-Rossano (Cs) appartenente al Gruppo editoriale Jonico e diretto da Marco Lefosse. La testata trova la sua genesi nel 2014 e nasce come settimanale free press. Negli anni a seguire muta spirito e carattere. L’Eco diventa più dinamico, si attesta come web journal, rimanendo ad oggi il punto di riferimento per le notizie della Sibaritide-Pollino.