Corigliano-Rossano chiami il Giro: la Corsa Rosa può diventare una strategia
La tappa Catanzaro-Cosenza dimostra che la Calabria può usare il Giro come vetrina internazionale. Ora il Nord-Est deve costruire una candidatura seria per il 2027
CORIGLIANO-ROSSANO - Oggi la Calabria è dentro il Giro d’Italia. E non è una notizia solo sportiva. Dopo l’ouverture in Bulgaria, il 109° Giro ha preso il via sul territorio italiano con la tappa calabrese Catanzaro-Cosenza: 138 chilometri tra due città diverse e complementari, due poli accademici, due capoluoghi ambiziosi, spesso rivali, oggi uniti dalla Corsa Rosa.
È una bella immagine. Ma soprattutto è una lezione.
Già, perché il Giro d’Italia è una delle più grandi piattaforme di promozione territoriale esistenti. Non porta solo ciclisti, ammiraglie e tifosi. Porta televisioni, media internazionali, sponsor, turismo, racconto, economia, reputazione. Per settimane il battage è enorme. Ogni strada diventa paesaggio, ogni piazza diventa cartolina, ogni arrivo diventa narrazione.
Ecco perché Corigliano-Rossano e la Calabria del nord-est, che soprattutto in questi anni hanno dimostrato che se si vuole si può competere – alla pari – con le grandi città, dovrebbero guardare a questo momento non con il rimpianto di chi resta fuori, ma con l’ambizione di chi può candidarsi.
Perché qui le condizioni ci sono. Ci sono tutte e forse ce ne stanno più che altrove. Strano ma vero.
E allora, partiamo dalla condizione basilare. Ci sono le strade. C’è la costa e c’è l’entroterra, con i suoi tornanti, i suoi dislivelli (alcuni da far impallidire anche le strade alpine o dolomitiche); ci sono i centri storici e gli attrattori monumentali che fanno da cornice ad uno spettacolo itinerante: c’è il Castello Ducale, ci sono i palazzi e i monumenti bizantini, c’è Sybaris. Seconda condizione, più essenziale della prima e che potrebbe essere la chiave di volta per una carovana che sposta ogni giorno quasi duemila persone: qui c’è una rete ricettiva in grado di accogliere senza problemi tutto il circus rosa. Nel Nord-Est calabrese l’offerta alberghiera – fonte Dipartimento Turismo Regione Calabria - conta poco più di 14 mila posti letto, concentrati soprattutto tra Cassano Jonio, Corigliano-Rossano, Villapiana, Cariati e Mandatoriccio. Un plus che non tutti hanno.
Poi ci sono altre condizioni, importanti ed essenziali. Qui sul territorio ci sono competenze e contatti qualificati per aprire un’interlocuzione con RCS Sport, società organizzatrice del Giro d’Italia, evento privato e strutturato che si costruisce con programmazione, dossier tecnici, risorse e relazioni istituzionali. Ci sono professionisti di lungo corso e soprattutto ci sono squadre ciclistiche che possono fornire il supporto tecnico necessario all’organizzazione della corsa.
Il punto, allora, è molto semplice: il Comune di Corigliano-Rossano, da buon trascinatore del territorio qual è, dovrebbe attivarsi da subito per candidare la città a ospitare almeno una tappa del Giro 2027, il Giro numero 110.
Non una suggestione ma una proposta concreta.
Serve aprire un dossier, coinvolgere la Regione Calabria, il sistema turistico, le associazioni sportive, gli operatori economici, le scuole, le forze produttive del territorio. Serve ragionare su un arrivo di tappa, su una partenza, su un percorso capace di raccontare davvero la città unica e il Nord-Est calabrese.
E si potrebbe fare anche di più: immaginare una presenza triennale del Giro in questo quadrante, tra 2027, 2028 e 2029.
Addirittura, il 2028, in particolare, potrebbe diventare l’anno simbolico. Dieci anni dalla fusione di Corigliano e Rossano. Quale occasione migliore per celebrare quel passaggio con una cronometro cittadina? Una corsa contro il tempo, dentro una città che da dieci anni prova a diventare davvero una. Sarebbe un’immagine fortissima, semplice, televisiva, identitaria.
Il Giro, infatti, non è solo promozione. È anche educazione alla mobilità sostenibile, cultura sportiva, partecipazione popolare, orgoglio territoriale. È la possibilità di dire ai ragazzi che i grandi eventi non devono per forza accadere altrove. Possono arrivare anche qui, se il territorio si organizza, se la politica programma, se pubblico e privato camminano insieme.
Catanzaro e Cosenza oggi dimostrano che la Calabria può stare dentro la grande scena nazionale. Corigliano-Rossano deve raccogliere quel messaggio e trasformarlo in una candidatura.
Perché la Corsa Rosa può diventare una strategia. E una città che vuole davvero essere grande deve imparare a non aspettare il Giro sul ciglio della strada. Deve preparare il traguardo.