Cropalati prova a salvare le case abbandonate: «Venti alloggi per riportare vita nel borgo»
Il Comune avvia la mappatura degli immobili fatiscenti e punta al recupero senza costi per l’Ente. Iozzolino: accordo con una società straniera per attrarre nuovi residenti
CROPALATI - Cropalati prova a trasformare le case abbandonate in una leva di ripopolamento, turismo e rigenerazione urbana. Con la deliberazione del Consiglio comunale n. 6 del 31 marzo 2026, l’Amministrazione ha avviato il percorso per acquisire, riqualificare e rimettere in uso gli immobili fatiscenti presenti nel territorio comunale, partendo da una manifestazione di interesse rivolta a cittadini e proprietari.
L’obiettivo è ambizioso: recuperare beni oggi inutilizzati o degradati e trasformarli in opportunità abitative, turistiche, culturali e sociali. Una scelta che, in un piccolo borgo dell’entroterra, non riguarda soltanto il decoro urbano, ma la possibilità di contrastare concretamente spopolamento, abbandono del patrimonio edilizio e progressiva perdita di vitalità del centro storico.
Ad annunciare il senso politico dell’operazione è il capogruppo di maggioranza Domenico Iozzolino, che parla di un progetto pensato per rimettere in circolo immobili fermi, senza gravare sulle casse comunali. Secondo quanto riferito, il Comune avrebbe già avviato un’interlocuzione con una società straniera interessata al recupero degli alloggi: se l’Ente riuscirà a mettere a disposizione almeno 20 immobili, sarà la società a occuparsi del recupero e della successiva vendita a turisti stranieri.
La formula indicata è netta: zero incassi per il Comune, ma anche zero spese. Il ritorno atteso non sarebbe quindi immediatamente economico per l’Ente, ma sociale e demografico: nuove presenze, case recuperate, maggiore movimento nel borgo e un possibile effetto di ripopolamento.
La manifestazione pubblicata dal Comune spiega che il regolamento è stato approvato per fronteggiare il fenomeno degli “immobili relitti” e per rimettere in moto dinamiche socioeconomiche fondate sul recupero di attività storiche, sull’attrazione turistica e sullo sviluppo di attività sociali. Gli immobili potranno essere utilizzati per finalità turistiche, tutela e valorizzazione artistico-culturale, assegnazione temporanea ad associazioni, cessione a privati, usi istituzionali del Comune e housing sociale.
Il regolamento definisce abbandonati gli immobili in grave stato di degrado urbano, incuria, pericolo per sicurezza, salubrità e incolumità pubblica, non mantenuti né utilizzati da più di dieci anni. La manifestazione richiama anche il concetto di beni comuni, cioè beni non ad uso esclusivo capaci di esprimere utilità collettiva e funzionale ai diritti fondamentali dei cittadini.
Il Comune invita quindi i cittadini a segnalare gli immobili che possiedono queste caratteristiche, così da consentire agli uffici di costruire un elenco dei beni classificabili come abbandonati. I proprietari interessati potranno anche manifestare la volontà irrevocabile di cedere gratuitamente gli immobili al Comune, decisione che sarà poi sottoposta alla valutazione degli organi comunali.
Il percorso non si limita però alla cessione volontaria. Dopo la mappatura, per gli immobili abbandonati che dovessero rappresentare un rischio per la pubblica incolumità, la sanità o l’igiene pubblica, il Comune potrà procedere con ordinanze ai sensi degli articoli 50 e 54 del Testo unico degli enti locali, intimando ai proprietari di mettere in sicurezza, ripristinare decoro o rimuovere le condizioni di pericolo.
Le domande dovranno arrivare entro il 31 maggio 2026 tramite Pec all’indirizzo comune.cropalati.cs@asmepec.it, tramite posta ordinaria elettronica a comunecropalati@libero.it, con raccomandata A/R oppure con consegna diretta agli uffici comunali.
La partita, ora, si gioca sulla risposta dei proprietari e sulla capacità dell’Amministrazione di trasformare il regolamento in un progetto concreto. Perché nei borghi delle aree interne il problema non è solo avere case vuote: è capire se quelle case possono tornare a essere vita, economia, presenza, comunità.
Cropalati prova a farlo con una strada precisa: acquisire ciò che oggi è abbandonato, evitare che il degrado diventi normalità e cercare investitori capaci di recuperare gli immobili senza pesare sul bilancio comunale. Una scommessa difficile, ma anche uno dei pochi modi possibili per provare a riaccendere un borgo che non vuole rassegnarsi allo svuotamento.