Carlo Lucisano porta il dialetto calabrese in musica: nuovo album tra memoria, ironia e identità
Presentato a Mirto Crosia “Il lamento delle pecore”, il nuovo lavoro del cantautore di Corigliano-Rossano: dieci brani in vernacolo tra tradizione popolare e riflessione sociale
MIRTO (CROSIA) - Il dialetto calabrese torna al centro della scena musicale con il nuovo progetto artistico di Carlo Lucisano. Il cantautore, musicista e pluristrumentista di Corigliano-Rossano ha presentato in anteprima al Circolo culturale “Zanotti Bianco” di Mirto Crosia il suo nuovo album, “Il lamento delle pecore”, un lavoro composto da dieci brani che intrecciano vernacolo, memoria popolare, ironia e osservazione sociale.
L’iniziativa si inserisce nel percorso culturale che Lucisano porta avanti da anni per valorizzare la lingua del territorio attraverso la musica. Non un’operazione nostalgica, ma un modo per restituire al dialetto una funzione viva: raccontare la società contemporanea, le scene quotidiane, le contraddizioni, le radici e l’identità calabrese.
Lucisano, da sempre legato alla musica d’autore, al country-blues e alla tradizione popolare, ha costruito negli anni un percorso originale. La sua storia musicale parte dagli anni Settanta e arriva fino alla fondazione, nel 2023, del gruppo folk-pop “I cantastorie di Calabria”, con cui si esibisce nelle piazze proponendo brani in dialetto.
“Il lamento delle pecore” è disponibile sugli store digitali e sulle pagine social del cantautore, all’indirizzo Lucisanooriginalmusic. L’album attraversa registri diversi: dalla nostalgia alla satira, dal racconto urbano alla riflessione sociale, fino alla memoria del Natale tradizionale calabrese.
Tra i brani spicca “Terra russ”, dedicato alla città di Rossano e alle sue radici. “A ru mercat” richiama invece atmosfere, colori e voci dei mercati popolari, mentre “A Raccomandazion” fotografa con ironia alcune dinamiche ancora presenti nella società contemporanea.
Non manca il tono leggero e sarcastico in brani come “E provat a far a dieta” e “U pensionat”. Con “Ma quale parità”, invece, Lucisano affronta il rapporto uomo-donna con una chiave volutamente ironica. A chiudere il lavoro è “Quann nascia u Bbommin”, canto natalizio che richiama le atmosfere della tradizione calabrese.
Il nuovo album conferma la direzione già avviata con il precedente lavoro in vernacolo, “U ricch e ru pezzent”: usare la musica come strumento di trasmissione culturale. In un tempo in cui i dialetti rischiano spesso di restare confinati alla memoria familiare o alla rievocazione, Lucisano prova invece a riportarli dentro una forma artistica accessibile, contemporanea e popolare.
Il valore del progetto sta proprio qui: trasformare il vernacolo in racconto musicale, senza musealizzarlo. Farlo vivere nelle canzoni, nelle piazze, negli ascolti digitali e nel dialogo con le nuove generazioni. Perché una lingua resta viva solo se continua a dire qualcosa al presente.