Sanità sospesa e milioni spesi: il trasferimento (abortito) del Punto nascita che nessuno spiega
Nessuna smentita dall’Asp. La mancata riorganizzazione dei presidi spoke non è più un’ipotesi, ma un fatto che emerge dal silenzio. E trascina con sé investimenti, riorganizzazione e credibilità del management sanitario
CORIGLIANO-ROSSANO - A volte le notizie arrivano per sottrazione. Spariscono dalle agende (come la delibera commissariale dell'Asp di Cosenza 2335/24 che non è più rintracciabile sul portale dell'Azienda), si dissolvono nei corridoi, vengono lasciate decantare nel silenzio sperando che l’attenzione si spenga. È esattamente quello che sta accadendo attorno al trasferimento del Punto nascita da Corigliano a Rossano, ma più in generale, alla riorganizzazione dei due presidi spoke di Corigliano e Rossano.
Dopo giorni, settimane, di attesa, non è arrivata alcuna smentita ufficiale da parte dell’Asp di Cosenza. Nessuna nota, nessuna precisazione, nessun atto che contraddica quanto emerso. E nel linguaggio istituzionale, il silenzio non è mai neutro: è una scelta.
Una scelta che può significare assenso o imbarazzo e che oggi assume il contorno sempre più netto di una decisione già presa: il trasferimento non si farà.
Un progetto fermato dopo essere stato finanziato
Il punto è che questa storia non nasce oggi. E non nasce dal nulla. Il trasferimento del Punto nascita era il primo tassello operativo di una riorganizzazione complessiva dello spoke di Corigliano-Rossano, costruita su atti amministrativi formali, delibere firmate e, soprattutto, milioni di euro già spesi.
Oltre 1,6 milioni di euro investiti, nello specifico, per adeguare strutturalmente e impiantisticamente il presidio del Giannettasio, trasformando il quinto piano in una moderna unità di Ostetricia e Ginecologia, pensata per lavorare in continuità con il blocco operatorio. Non un dettaglio, ma il cuore stesso della sicurezza clinica per le partorienti.
Oggi quel reparto ristrutturato rischia di restare una scatola vuota. Funzionale sulla carta, inutilizzata nei fatti.
Il Punto nascita come pretesto
Il caso di Ostetricia e Ginecologia, però, è solo la parte visibile di un problema molto più profondo. Perché fermare quel trasferimento significa bloccare l’intera riorganizzazione dei due presidi cittadini: l’assetto area calda/area fredda, il riequilibrio dei reparti, la razionalizzazione dei servizi in attesa del nuovo ospedale della Sibaritide.
Tutto congelato. Tutto rinviato. Tutto lasciato a metà.
Il risultato è uno spoke che continua a vivere in condizioni di precarietà strutturale, con sovrapposizioni, carenze e una gestione che procede per inerzia invece che per visione.
Il primario che non arriva mai
C’è poi una contraddizione che grida più delle altre. Da oltre un anno l’Unità Operativa Complessa di Ginecologia e Ostetricia è senza un direttore titolare. Il concorso è stato deliberato. La commissione è stata individuata. L’iter amministrativo è pronto. Eppure, tutto resta fermo. Anche in questo caso, dopo gli annunci (della politica) la questione si è blindata nel silenzio.
Un reparto strategico per l’intero territorio continua a essere guidato da una reggenza provvisoria (che - è doveroso precisare - fa tanto e anche oltre quanto richiestogli), mentre si investono milioni per il suo potenziamento strutturale.
Quando il silenzio diventa un problema pubblico: l'ipotesi di danno erariale
A questo punto la questione smette di essere solo sanitaria o politica. Diventa istituzionale. Perché quando risorse pubbliche così ingenti vengono impegnate senza che il progetto trovi piena attuazione, si apre inevitabilmente il tema di un possibile danno erariale.
E soprattutto si apre una domanda che oggi nessuno sembra voler affrontare apertamente: chi ha deciso di fermare tutto e perché?
Il nuovo ospedale della Sibaritide non può essere l’alibi permanente per il non-decidere. Perché anche ammesso che la struttura venga completata nei tempi previsti, restano enormi incognite sulla sua effettiva entrata in funzione a partire proprio dal reperimento di nuove risorse umane che serviranno per portare avanti quel colosso che sta sorgendo in contrada Insiti.
Nel frattempo, però, gli ospedali di Corigliano e Rossano continuano a funzionare – male – dentro un sistema bloccato e soffocato da scelte del management aziendale che non vengono mai spiegate fino in fondo.
E allora oggi pretendiamo una risposta chiara, precisa, inequivocabile: perché si è fermata la fase di riorganizzazione degli ospedali spoke di Corigliano-Rossano? Attendiamo risposte