Milioni per il welfare bloccati, diritti sospesi: la Calabria del nord-est non riesce a spendere il sociale
Quasi 20 milioni di euro non rendicontati negli Ambiti di Corigliano-Rossano, Trebisacce, Castrovillari e Cariati: numeri e responsabilità di un sistema che non trasforma risorse pubbliche in servizi per le persone fragili
CORIGLIANO-ROSSANO - Nei giorni scorsi Il Fatto Quotidiano ha dedicato un approfondimento sull’incapacità dei Comuni calabresi di far fronte alle Politiche sociali nonostante vagonate di finanziamenti pubblici. È stato portato l’esempio eclatante del Comune di Catanzaro che ha restituito oltre 400 mila euro di fondi “Dopo di noi” proprio per incapacità di spenderli.
Ma se la città capoluogo di regione mette in evidenza questi gap, con associazioni e genitori caregiver che puntavano il dito contro ritardi e burocrazia, nel Nord-Est della Calabria si consuma un’altra pagina della stessa storia drammatica: milioni di euro di fondi ministeriali destinati alle politiche sociali restano bloccati, mentre le famiglie fragili aspettano risposte concrete.
Il quadro che emerge dai dati ufficiali è impietoso: negli Ambiti Territoriali Sociali (ATS) di Corigliano-Rossano, Cariati, Castrovillari e Trebisacce, le somme programmate per contrastare povertà, sostenere anziani non autosufficienti, disabili e caregiver familiari sono ancora largamente inutilizzate. In un territorio di forte disagio socio-economico, questa incapacità di trasformare risorse in servizi si traduce in diritti sospesi e bisogni inevasi.
Corigliano-Rossano: la voragine da 7,5 milioni
Nel più popoloso degli ATS presi in esame, le difficoltà di spesa raggiungono dimensioni mastodontiche. Dei 7.135.074,80 € stanziati complessivamente tra il 2018 e il 2023, risultano rendicontati solo 2.297.195,38 €, mentre 4.837.879,42 € sono ancora da certificare nella voce “povertà e politiche sociali”.
Parliamo complessivamente di più di 7,5 milioni di euro di fondi, destinati a servizi fondamentali, che stanno ancora fermi nei bilanci amministrativi. Una cifra che supera la somma realmente spesa e che pesa come un macigno sulla capacità di garantire assistenza domiciliare, accompagnamento per disabili e supporto alle famiglie in difficoltà.
Tutto questo, ovviamente, avviene in un contesto sociale che chiede quotidianamente risposte e che – ricordiamo – continua ad avere una platea enorme di disabili invisibili che non sono nemmeno censiti. Insomma, verrebbe da chiedersi perché quegli oltre 4,8 milioni non siano stati spesi dal Comune o – meglio – non ancora rendicontati anche perché, di fatto, quelle cifre dovrebbero essere già finire nelle tasche del Comune coriglianorossanese.
Trebisacce: meno del 6 % speso e 5,8 milioni fermi
Ancora più drammatica la situazione nell’ATS di Trebisacce: dei 4.127.817,96 € messi a disposizione, soltanto 248.645,35 € risultano rendicontati. La quota non certificata supera i 5,8 milioni di euro (5.810.344,84 €) e riguarda risorse che dovrebbero sostenere le fasce più deboli della popolazione. Qui la percentuale di spesa effettiva è inferiore al 6 %, un dato che da solo dice quanto il sistema sia incapace di convertire programmazione in servizi concreti.
Castrovillari e Cariati: tagliati fuori dal welfare
Nel territorio di Castrovillari, invece, su 3.732.846,63 € stanziati nel periodo considerato, sono stati rendicontati appena 482.799,85 €, lasciando oltre 5 milioni di fondi bloccati (5.067.850,75 €). Una falla amministrativa in un’area vasta, con bisogni sociali complessi e crescenti.
A Cariati, poi, la situazione è meno drammatica sul piano numerico assoluto ma ugualmente indicativa di un blocco strutturale: su 1.240.664,19 € disponibili, 564.443,47 € risultano spesi, mentre 1.563.554,13 € – ossia oltre il 55 % delle risorse totali – non sono state rendicontate.
I numeri che gridano ai diritti negati
Messi in fila, i dati raccontano una storia di inefficienza e mancata tutela dei diritti sociali. Già perché poi c’è ancora tutta quella mole di fondi che va dal Dopo di Noi per finire ai progetti Caregiver, ai fondi sociali e ai fondi povertà dal 2024 ad oggi per cui si va peggio che in precedenza. Nei quattro Ambiti Territoriali Sociali della Calabria nord-orientale – Corigliano-Rossano, Trebisacce, Castrovillari e Cariati –, infatti, risultano circa 20 milioni di euro di fondi per povertà e politiche sociali ancora non rendicontati. Non si tratta di risorse future o promesse, ma di somme già assegnate che, ad oggi, non risultano trasformate in servizi certificati per cittadini fragili, disabili, anziani e famiglie in difficoltà.
Un sistema che non trasforma soldi in servizi
Questa incapacità di spesa non è un “ritardo tecnico” da poco, ma un vero e proprio fallimento di politica pubblica. Come evidenziato anche dall’esempio di Catanzaro — dove oltre 400 mila euro di risorse “Dopo di noi” sono stati restituiti per incapacità di programmarne la spesa, nonostante la loro destinazione a progetti essenziali per persone con grave disabilità — la Calabria mostra un problema più grande delle singole amministrazioni: un sistema che non riesce a tradurre le norme e i fondi disponibili in diritti effettivi.
Le associazioni locali, nel caso calabrese come in altre regioni, denunciano ritardi burocratici, carenze di programmazione e assenza di coprogettazione con il Terzo Settore, evidenziando come queste debolezze penalizzino direttamente le famiglie e le persone fragili.
Allarmi che diventano allarmi sociali
Dietro ogni milione fermo nei bilanci ci sono anziani soli che attendono servizi domiciliari; famiglie che non sanno come accompagnare i propri cari con disabilità; giovani con fragilità che restano esclusi da percorsi di inclusione.
In un contesto come quello della Piana di Sibari e dell’area ionica cosentina — dove l’economia stenta e il welfare territoriale è l’ultima difesa per molti — lasciare decine di milioni di euro inutilizzati significa tradire le aspettative di chi contava su quei servizi.
C’è poi una questione vera, ovviamente non ideologica, ed è una constatazione basata sui numeri. Là dove i fondi restano fermi, i diritti restano sospesi. Là dove la spesa è lenta o inesistente, aumentano le disuguaglianze.
Perché se è vero che l’incapacità di spendere è una responsabilità pubblica che pesa su chi governa e su chi amministra è anche vero che oggi i comuni non hanno capacità organica e strutturale per far fronte a questa che è una vera e propria emergenza. I soldi, in molti casi, non si spendono perché gli uffici delle politiche sociali, che per decenni furono veri e propri sportelli per distribuire prebende politiche, oggi – che le regole del gioco sono cambiate dappertutto – si sono ritrovati svuotati di organico e funzioni. Per spendere i soldi andrebbero fatti fiumi di progetti. Ma chi li fa questi progetti se il numero di dipendenti assegnati agli uffici della Politiche sociali sono sempre sotto organico o, nel caso dei piccoli comuni, completamente scoperti? Il welfare, per una regione come la Calabria è un settore strategico e dominante e i comuni dovrebbero attrezzarsi proprio in questo senso. E finché non verrà inteso come questione prioritaria questa non sarà solo una inefficienza, ma una sconfitta per i diritti fondamentali.