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Militanza, socialismo e azione: quella "politica d'antan" di Gianni Papasso

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CASSANO JONIO – Cassano Jonio, uno dei comuni dell’alto jonio da cui potrebbe ripartire la ricostruzione identitaria del nostro territorio e che rappresenta un caso particolare nel percorso di riqualificazione urbana e di partecipazione politica.

A discutere con noi di questi ed altri temi Gianni Papasso, sindaco di Cassano Jonio, ospite stasera dell'Eco in Diretta, il talk della nostra testata condotto dal direttore Marco Lefosse.

Partiamo da un primo commento sugli ultimi dati Svimez, «i dati preoccupano moltissimo – afferma il sindaco di Cassano Jonio -. In Calabria siamo in forte recessione e questo comporta un aumento della povertà. Chi amministra questi territori deve fare i conti con questa situazione. Aumenterà lo spopolamento dei nostri centri urbani, i disagi, la povertà. Ho commentato in una nota i dati emersi dal rapporto e l’ho fatto per far capire che i sindaci non sono responsabili di tutto. Noi abbiamo un margine d’azione ridotto che i cittadini non riescono a quantificare realmente».

C’è quindi mancanza di consapevolezza da parte di chi abita il territorio sul ruolo e le responsabilità da attribuire ai sindaci.

«Nei comuni – prosegue - i sindaci rappresentano lo Stato, l’istituzione più prossima, ma non si conoscono le reali competenze. La popolazione, bisogna dirlo, non avverte la presenza di altri tipi di politica se non quella comunale ed è per questo che poi si investono i sindaci di aspettative enormi. Con il vecchio sistema elettorale parlamentari e consiglieri venivano scelti dai cittadini e vivevano i territori frequentandoli; adesso la loro elezione è frutto di scelte che poco hanno a che fare con la popolazione di riferimento. E questo si avverte».

Gianni Papasso, in linea con uno dei temi trattati nel discorso tenuto all’Anci, si è speso molto anche per la riqualificazione di immobili sottratti alla criminalità organizzata, e in questo è stato uno dei sindaci più prolifici.

«Il Primo cittadino – sottolinea – con queste opere si assume delle responsabilità ma è necessario che venga sostenuto dallo Stato, che deve garantire per lui. Sicuramente è un’azione che comporta anche lo sguardo bieco di qualche passante o la parola scomposta di qualche cittadino scontento. Fa parte del gioco. La riconferma del mandato mi fa capire che i cassanesi apprezzano questo modo di operare sul territorio, da questi riscontri penso che stiamo lavorando bene».

Si è passati poi alla questione centro storico. Papasso ha dichiarato lo Stato di Emergenza per alcune aree del centro storico di Cassano. Questa richiesta mette lo Stato di fronte alle proprie responsabilità e lo sollecita a prendersi cura di alcune zone che necessitano di interventi. Questa azione ricorda molto le operazioni di riqualificazione adottate per realtà come Matera e Noto, cittadine abbandonate che ora sono fiori all’occhiello del nostro paese.

«Io ho sottoscritto una proposta di legge – afferma Papasso - che è stata presentata in consiglio regionale ad un comitato apposito che si occupa proprio del recupero e della riqualificazione dei centri storici. Quando il Comune di Cassano ha partecipato ad uno dei bandi del Pnrr per la rigenerazione urbana, io non ho esitato. Potevamo presentare un progetto per 5 milioni di euro, la metà li ho destinati al centro storico».

«Poi però – aggiunge - mi sono reso conto che la popolazione stava iniziando a fraintendere. Il Comune di Cassano ha subìto un vero e proprio processo spopolamento. Negli anni le famiglie si sono spostate progressivamente verso i centri urbani, abbandonando le abitazioni e lasciandole incustodite. Adesso pensano che tutto questo debba gravare sull’amministrazione comunale. Ma intervenire sulle abitazioni private è legalmente impossibile, motivo per il quale ho chiesto di capire se c’erano gli estremi per dichiarare lo Stato di Emergenza. Così è stato, adesso andremo avanti per cercare di intervenire ancora».

Poi una riflessione sulle elezioni e sullo stato di salute della politica, del centro-sinistra in particolare.

«Io ringrazio il corpo elettorale perché mi è stato molto vicino. Io penso che la campagna elettorale alla vecchia maniera funzioni sempre. Se vuoi amministrare un territorio devi conoscere chi lo abita. Devi capire le esigenze e ascoltare tutte le categorie di persone presenti sul tuo territorio. Nonostante io abbia un’esperienza politica alle spalle ho imparato molto da quest’ultima tornata. La gente ha bisogno di questo contatto diretto, di avvertire la prossimità della figura del sindaco».

Per ciò che riguarda il suo partito invece afferma: «Io credo che i cittadini giudichino con troppa severità il partito di centro-sinistra. C’è però da ammettere che il partito, che rappresenta la fusione fredda di due correnti come la Dc e la Ds, non ha radici vere, di carattere culturale. È stata una fusione indotta e senza dibattito. In aggiunta non bisogna dimenticare che è una realtà partitica che presenta innegabili problemi dirigenziali, grosse divisioni. Sono dell’idea che se non si rifonda seriamente il partito non si andrà da nessuna parte».

Il rischio è quindi che l’Italia si ritrovi solo con un partito movimentista, che parla alla pancia dei cittadini, e una destra sovranista che fagocita una buona parte dell’elettorato.

«Il problema – conclude - è che il Pd è un partito che non ha un’identità. In Europa è iscritto al Partito Socialista europeo, in Italia si vergogna di dire che è socialista. Questa cosa va chiarita. Se cambiamo solo il gruppo dirigente non si risolve nulla. È necessario che tutti i movimenti di sinistra si mettano a tavolino e riformino un partito social-democratico che parli non alla pancia dei cittadini ma che dia voce bisogni reali del paese».

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.