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«Quella donna vive in strada per sua libera scelta e rifiuta l'aiuto»

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CASSANO ALLO JONIO -  Aiutati che Dio ti aiuta. Il concetto potrebbe cristallizzare la storia di Fatima, la donna che vive in strada dormendo sotto “una coperta di stelle” e della quale vi abbiamo raccontato di recente, dandole questo nome di fantasia, a seguito della denuncia fatta da un cittadino di Cassano.

Ebbene, la replica non è tardata ad arrivare. «Sono anni che la signora è seguita dagli assistenti sociali del Comune. Ha fatto anche dentro e fuori dalle strutture preposte all’accoglienza. Purtroppo, oltre ad accettare qualche pasto portato dagli operatori e ad effettuare le visite mediche, la donna non si lascia aiutare».

Sono le parole di Pasquale Cersosimo, assistente sociale presso la comunità terapeutica il Mandorlo dove si combattono le tossicodipendenze. Lui non lavora per il Comune, specifica, ma conosce bene la storia della donna, la quale vive in queste condizioni da almeno sei anni. Cersosimo è anche al corrente di come si stanno muovendo gli assistenti sociali di Cassano per tentare di strapparla dalla strada. Nessuna indifferenza da parte delle Istituzioni quindi, ma tanta difficoltà a tendere la mano a chi non ha la volontà, o la forza, di cogliere l’aiuto.

«Mi chiedo come potrebbe un sindaco, un vescovo o un capitano dei carabinieri fare in modo che una persona venga assicurata in un centro – evidenzia Cersosimo – al di fuori della sua volontà. Mi chiedo se la persona che scrive tali proclami – si riferisce alla denuncia di Zuccaro -  conosca il lavoro che gli assistenti sociali stanno facendo in questi anni, sempre coadiuvati dalle Forze dell’ordine».

La donna, madre alla quale per ovvie ragioni hanno tolto i figli e con dei familiari presenti sul territorio, sembrerebbe aver scelto volontariamente la strada piuttosto che una casa in cui stare. Decisione che senza dubbio nasconde un malessere profondo e una situazione di disagio, ma che non può essere contrastata obbligandola ad accettare l’accoglienza in una struttura.

«E’ l’altra faccia della medaglia di ciò che si chiama libertà - commenta l’assistente sociale de Il Mandorlo - . Ci sono soltanto alcuni casi, tra i quali l’interdizione per infermità mentale, in cui una persona può essere obbligata a curarsi. Le persone libere, devono curarsi per scelta». Poi aggiunge: «Se le oltre 50 associazioni presenti sul territorio e pronte a farsi la guerra per accaparrarsi fino all’ultimo centesimo dei contributi comunali si facessero avanti come dovrebbero, magari quella donna potrebbe cambiare idea e decidere di farsi aiutare. Forse ha solo bisogno di essere ascoltata e potrebbe sentirsi più a suo agio con dei volontari piuttosto che con gli operatori del settore».

Una presa di posizione, quella di Pasquale Cersosimo, non solo per rassicurare sul buon operato degli assistenti comunali di Cassano, ma anche per scuotere la coscienza collettiva. «Com’è bella la società bigotta, tutti a scandalizzarsi, tutti a puntare il dito ma nessuno che ci mette la mano. Quella donna – conclude – forse ha solo bisogno di volontariato». Una storia tutt’altro che sconosciuta alle Istituzioni e alle autorità del Comune. Una storia che racconta una donna stretta tra la fame d’amore, la diffidenza e il bisogno, al tempo stesso, di essere accolta ed ascoltata più che dai professionisti del sociale dalla gente comune. Dai suoi concittadini.

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare