21 minuti fa:Ospedale della Sibaritide, gli incendi ci sono costati 4 milioni di euro. Ora il PD vuole chiarezza
2 ore fa:Xylella, Madeo: «La vera arma di salvezza è la formazione di agricoltori e vivaisti»
41 minuti fa:Da Civita a Grenoble, due sorelle portano il borgo in Europa: selezionate per il training Erasmus+
1 ora fa:Aido Corigliano-Rossano, il Gruppo intercomunale si scioglie e riparte: la lettera aperta ai soci
5 ore fa:All'Unical torna la Notte dei Ricercatori: 200 laboratori e mille ricercatori per SuperScienceMe
3 ore fa:Trionto, 10 milioni Pnrr ma l’irrigazione resta quasi tutta a Corigliano-Rossano: Scutellà incalza la Regione
2 ore fa:Pietrapaola, quinta campanella da sindaco per Labonia: «La scuola è il luogo in cui affidiamo il futuro dei nostri figli»
3 ore fa:Don Pino Puglisi, Garofalo: «A Brancaccio ruppe il silenzio della mafia senza fare rumore»
1 minuto fa:Dal Mali a Corigliano-Rossano: la Sibaritide cerca nuovi mercati in Africa
2 ore fa:San Basile, la scuola rischiava di chiudere. Oggi riapre anche grazie ai bimbi stranieri

Il dramma di una donna che vive per strada, la pietà di un uomo che chiede aiuto per lei

1 minuti di lettura

CASSANO ALLO JONIO – Dorme sui marciapiedi o su pedane di legno che si prestano a giaciglio di fortuna, percorre in lungo e largo strade e incroci sempre restando nell’area di Cassano Jonio. È sporca, stanca. Una donna stremata. Potrebbe essere di nazionalità marocchina ma di lei non sappiamo nulla o quasi. Anzi, fino a questa mattina, quando ci è pervenuta la denuncia di un nostro concittadino e lettore, Martino Zuccaro, non eravamo a conoscenza neppure della sua esistenza.

Martino ci scrive che più volte ha provato ad avvicinarla ma che la donna, sia per diffidenza che per barriere culturali e linguistiche, non si è mai aperta al dialogo. Il nostro lettore vorrebbe insistere, vorrebbe fare di più. Vorrebbe essere d’aiuto. Allora si confronta con i suoi amici, chiede consiglio, ma gli dicono che forse è meglio lasciare stare, girarsi dall’altra parte. D’altronde la donna non si lascia avvicinare, ha il volto segnato da quella che potrebbe essere qualche malattia. Meglio tenersi a distanza. Lui non sa come comportarsi, il freddo ormai è arrivato e lei dorme per strada sempre sudicia e con una coperta probabilmente rimediata tra i rifiuti.

Martino si sente in colpa, non sa come aiutarla. Allora scrive alla redazione del nostro giornale - negli indirizzi della sua lettera ci sono tra gli altri anche il vescovo Savino e il sindaco Papasso - affinché faccia da cassa di risonanza alla sua richiesta: le Istituzioni intervengano per togliere questa donna dalla strada trovando per lei un tetto sotto al quale ripararsi e aggiunge: «C’è bisogno  di assicurarle un minimo di assistenza igienico-sanitaria, in modo che possa soddisfare i propri bisogni fisiologici in luoghi idonei, e non tra la gente, in pubblico, come ad esempio è accaduto, tempo addietro, in via Leonardo Vinci, all’ingresso di Lauropoli».

Il nostro concittadino chiede di spezzare la catena dell’indifferenza e chiama in causa le Istituzioni, le uniche che possano risolvere la situazione in un modo o in un altro. In primis, la donna ha bisogno di condurre un’esistenza dignitosa in un posto che non sia di certo un marciapiede, e poi anche la comunità ne trarrebbe vantaggio non dovendo più essere costretta a vedere un brutto spettacolo. «Fatima (così l’ha voluta chiamare Martino, ndr), non è forse una delle tante sorelle delle quali parla spesso Papa Francesco?» conclude la sua richiesta di aiuto Zuccaro.

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare