2 ore fa:Fuochi accesi durante il periodo di divieto: sanzioni per 90mila euro
1 ora fa:Antimafia e turni stremanti, i sindacati militari alzano la voce: «A Corigliano-Rossano serve il Gruppo Carabinieri»
1 ora fa:Calopezzati, famiglie e attività senz’acqua da oltre otto giorni: Anastasio chiama in causa Sorical
2 ore fa:Carabinieri, Rapani saluta il nuovo comandante Meleleo e ringrazia Filippi: «Un presidio fondamentale per il territorio»
3 ore fa:Euphonia Music Festival, il Concentus Trio in concerto al Museo del Pane di Mirto Crosia
3 ore fa:Autismo e neurodivergenze, oltre 10 milioni per 20 Centri Polivalenti in Calabria
33 minuti fa:Inchiesta Guardianìe a Corigliano Rossano, scattano gli interrogatori di garanzia per i cinque indagati
3 minuti fa:Trebisacce rappresenterà la Calabria a “Il Borgo dei Borghi” su Rai 3
4 ore fa:Trebisacce torna a rivendicare il suo porto: il nuovo Masterplan riapre una vertenza decennale
4 ore fa:Esercitazione antincendio alla Heidelberg Materials di Castrovillari: in campo le Aquile del Pollino

Il dramma di una donna che vive per strada, la pietà di un uomo che chiede aiuto per lei

1 minuti di lettura

CASSANO ALLO JONIO – Dorme sui marciapiedi o su pedane di legno che si prestano a giaciglio di fortuna, percorre in lungo e largo strade e incroci sempre restando nell’area di Cassano Jonio. È sporca, stanca. Una donna stremata. Potrebbe essere di nazionalità marocchina ma di lei non sappiamo nulla o quasi. Anzi, fino a questa mattina, quando ci è pervenuta la denuncia di un nostro concittadino e lettore, Martino Zuccaro, non eravamo a conoscenza neppure della sua esistenza.

Martino ci scrive che più volte ha provato ad avvicinarla ma che la donna, sia per diffidenza che per barriere culturali e linguistiche, non si è mai aperta al dialogo. Il nostro lettore vorrebbe insistere, vorrebbe fare di più. Vorrebbe essere d’aiuto. Allora si confronta con i suoi amici, chiede consiglio, ma gli dicono che forse è meglio lasciare stare, girarsi dall’altra parte. D’altronde la donna non si lascia avvicinare, ha il volto segnato da quella che potrebbe essere qualche malattia. Meglio tenersi a distanza. Lui non sa come comportarsi, il freddo ormai è arrivato e lei dorme per strada sempre sudicia e con una coperta probabilmente rimediata tra i rifiuti.

Martino si sente in colpa, non sa come aiutarla. Allora scrive alla redazione del nostro giornale - negli indirizzi della sua lettera ci sono tra gli altri anche il vescovo Savino e il sindaco Papasso - affinché faccia da cassa di risonanza alla sua richiesta: le Istituzioni intervengano per togliere questa donna dalla strada trovando per lei un tetto sotto al quale ripararsi e aggiunge: «C’è bisogno  di assicurarle un minimo di assistenza igienico-sanitaria, in modo che possa soddisfare i propri bisogni fisiologici in luoghi idonei, e non tra la gente, in pubblico, come ad esempio è accaduto, tempo addietro, in via Leonardo Vinci, all’ingresso di Lauropoli».

Il nostro concittadino chiede di spezzare la catena dell’indifferenza e chiama in causa le Istituzioni, le uniche che possano risolvere la situazione in un modo o in un altro. In primis, la donna ha bisogno di condurre un’esistenza dignitosa in un posto che non sia di certo un marciapiede, e poi anche la comunità ne trarrebbe vantaggio non dovendo più essere costretta a vedere un brutto spettacolo. «Fatima (così l’ha voluta chiamare Martino, ndr), non è forse una delle tante sorelle delle quali parla spesso Papa Francesco?» conclude la sua richiesta di aiuto Zuccaro.

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare