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Il dramma di una donna che vive per strada, la pietà di un uomo che chiede aiuto per lei

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CASSANO ALLO JONIO – Dorme sui marciapiedi o su pedane di legno che si prestano a giaciglio di fortuna, percorre in lungo e largo strade e incroci sempre restando nell’area di Cassano Jonio. È sporca, stanca. Una donna stremata. Potrebbe essere di nazionalità marocchina ma di lei non sappiamo nulla o quasi. Anzi, fino a questa mattina, quando ci è pervenuta la denuncia di un nostro concittadino e lettore, Martino Zuccaro, non eravamo a conoscenza neppure della sua esistenza.

Martino ci scrive che più volte ha provato ad avvicinarla ma che la donna, sia per diffidenza che per barriere culturali e linguistiche, non si è mai aperta al dialogo. Il nostro lettore vorrebbe insistere, vorrebbe fare di più. Vorrebbe essere d’aiuto. Allora si confronta con i suoi amici, chiede consiglio, ma gli dicono che forse è meglio lasciare stare, girarsi dall’altra parte. D’altronde la donna non si lascia avvicinare, ha il volto segnato da quella che potrebbe essere qualche malattia. Meglio tenersi a distanza. Lui non sa come comportarsi, il freddo ormai è arrivato e lei dorme per strada sempre sudicia e con una coperta probabilmente rimediata tra i rifiuti.

Martino si sente in colpa, non sa come aiutarla. Allora scrive alla redazione del nostro giornale - negli indirizzi della sua lettera ci sono tra gli altri anche il vescovo Savino e il sindaco Papasso - affinché faccia da cassa di risonanza alla sua richiesta: le Istituzioni intervengano per togliere questa donna dalla strada trovando per lei un tetto sotto al quale ripararsi e aggiunge: «C’è bisogno  di assicurarle un minimo di assistenza igienico-sanitaria, in modo che possa soddisfare i propri bisogni fisiologici in luoghi idonei, e non tra la gente, in pubblico, come ad esempio è accaduto, tempo addietro, in via Leonardo Vinci, all’ingresso di Lauropoli».

Il nostro concittadino chiede di spezzare la catena dell’indifferenza e chiama in causa le Istituzioni, le uniche che possano risolvere la situazione in un modo o in un altro. In primis, la donna ha bisogno di condurre un’esistenza dignitosa in un posto che non sia di certo un marciapiede, e poi anche la comunità ne trarrebbe vantaggio non dovendo più essere costretta a vedere un brutto spettacolo. «Fatima (così l’ha voluta chiamare Martino, ndr), non è forse una delle tante sorelle delle quali parla spesso Papa Francesco?» conclude la sua richiesta di aiuto Zuccaro.

Valentina Beli
Autore: Valentina Beli

“Fare il giornalista è sempre meglio che lavorare” diceva con ironia Luigi Barzini. E in effetti aveva ragione. Per chi fa questo mestiere il giornalismo non è un lavoro: è un’esigenza, una passione. Giornalista professionista dal 2011, ho avuto l’opportunità di scrivere per diversi quotidiani e di misurarmi con uno strumento affascinante come la radio. Ora si è presentata l’occasione di raccontare le cronache e le storie di un territorio che da qualche anno mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ed io sono entusiasta di poterlo fare