Da Bruno da Longobucco alla medicina del futuro: premiati Giovanni Tebala e Sebastiano Andò
Il riconoscimento internazionale al chirurgo che unisce radici calabresi e tecnologie mini-invasive e al professore emerito dell’Unical che dagli anni Novanta ha sostenuto il percorso verso la formazione medica a Cosenza
LONGOBUCCO - Otto secoli possono separare due epoche della medicina, ma non necessariamente il modo di intendere conoscenza, innovazione e insegnamento. È lungo questo filo che Longobucco continua a custodire e rileggere l’eredità di Bruno da Longobucco, trasformando la memoria del grande medico e chirurgo medievale in un confronto con la medicina contemporanea.
Sabato 5 settembre, nel Giardino dell’Oratorio Elvira Boccuti, il Premio Internazionale Bruno da Longobucco 2026 è stato conferito a Giovanni Tebala, direttore dell’Unità Operativa Complessa di Chirurgia Digestiva e d’Urgenza dell’Azienda Ospedaliera Santa Maria di Terni, e a Sebastiano Andò, professore emerito di Patologia Generale dell’Università della Calabria.
Due riconoscimenti costruiti attorno a percorsi differenti, ma legati dalla stessa idea: la medicina come sapere che non si limita ad essere esercitato, ma viene studiato, innovato e trasmesso.
A Giovanni Tebala il Premio riconosce innanzitutto la capacità di aver costruito una sintesi tra radici calabresi, memoria della chirurgia e innovazione. Chirurgo ma anche studioso della storia della propria disciplina, Tebala ha dedicato parte della sua attività all’evoluzione delle tecniche chirurgiche e allo sviluppo e insegnamento delle moderne tecnologie mini-invasive e robotiche. È proprio in questo rapporto tra memoria e futuro che la motivazione del Premio individua un richiamo alla figura di Bruno da Longobucco: considerare la chirurgia non esclusivamente come una tecnica, ma come un patrimonio di conoscenze da approfondire e consegnare alle generazioni successive.
Il riconoscimento assegnato a Sebastiano Andò guarda invece direttamente a una delle trasformazioni più importanti avvenute negli ultimi anni nel sistema universitario calabrese. Professore emerito dell’Università della Calabria, Andò viene premiato per il contributo dato alla formazione medica e alla ricerca e, in particolare, per aver sostenuto già dagli anni Novanta la prospettiva della nascita di una Facoltà di Medicina all’Unical. Un percorso sviluppato attraverso il rapporto tra università, istituzioni e territorio e che, secondo la motivazione del Premio, ha contribuito a creare le condizioni che hanno portato alla nascita del primo corso di Medicina a Cosenza. Accanto all’attività accademica viene sottolineato anche il lavoro svolto nella formazione di numerosi allievi. Una dimensione di educatore e maestro che il Premio mette idealmente in relazione con l’eredità di Bruno da Longobucco: una conoscenza che acquista valore anche attraverso la capacità di essere trasmessa.
È proprio questa la forza culturale di un premio nato in un piccolo centro della Sila Greca ma capace di parlare a una comunità scientifica molto più ampia. Celebrare Bruno da Longobucco non significa infatti limitarsi alla rievocazione di una personalità del passato. Significa provare a utilizzare quella storia come elemento identitario contemporaneo, collegando Longobucco alla ricerca, alla chirurgia, all’università e alla formazione delle nuove generazioni di medici.
Alla cerimonia hanno preso parte, tra gli altri, la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Elena Gabriella Salvati, il presidente della Pro Loco Longobucchese Francesco Franco, il parroco don Umberto Pirillo, il direttore del Dipartimento di Farmacia e Scienze della Nutrizione e della Salute dell’Unical Vincenzo Pezzi, la presidente dell’Ordine dei Medici di Cosenza Agata Mollica e l’ex sindaco di Longobucco Emanuele V. De Simone.
L’assessore regionale Pasqualina Straface, impossibilitata a partecipare, ha fatto pervenire una lettera alla comunità e agli organizzatori. Particolarmente dedicato alla dimensione storica è stato l'intervento di Francesco Pata, professore associato di Chirurgia Generale dell’Università della Calabria, che ha proposto una lettura sulla figura e sull’opera di Bruno da Longobucco. A coordinare l’appuntamento è stato il giornalista Franco Laratta, mentre il Comune ha ringraziato la Pro Loco Longobucchese per il supporto organizzativo.
Il Premio continua così a fare qualcosa che per un territorio interno vale forse ancora più della semplice celebrazione: trasformare una figura della propria storia in una relazione con il presente.
Perché Bruno da Longobucco appartiene a un passato lontanissimo. Ma se il suo nome riesce ancora a mettere insieme un borgo della Sila, la chirurgia robotica e la formazione dei medici del futuro, allora quella storia non è rimasta chiusa nei libri. Continua, otto secoli dopo, a produrre conoscenza e identità.