Villapiana, il centro storico si fa ponte tra culture: la Giornata del Rifugiato diventa racconto di comunità
Tra giochi, teatro, sapori dal mondo e riflessioni sull’accoglienza, il borgo ha ospitato “Ricostruirsi”, l’iniziativa promossa dal progetto Sai del Comune di Villapiana con Le Nove Lune Onlus. Al centro il diritto di ricominciare
VILLAPIANA - A Villapiana la Giornata Mondiale del Rifugiato 2026 non è stata una ricorrenza da celebrare in modo formale. È diventata invece un attraversamento collettivo del centro storico, un modo per trasformare le strade del borgo in luoghi di incontro, gioco, arte e riflessione sul significato più profondo dell’accoglienza.
Sabato 4 luglio, nel cuore del paese, si è svolto “Ricostruirsi”, l’evento promosso dal progetto Sai del Comune di Villapiana - il Sistema di Accoglienza e Integrazione - organizzato dalla Cooperativa Sociale Le Nove Lune Onlus ETS, ente gestore del servizio. Il titolo scelto non era casuale. “Ricostruirsi” è la parola che ha guidato l’intera giornata: un verbo che racconta il bisogno, per chi fugge da guerre, persecuzioni o condizioni di estrema fragilità, non soltanto di trovare un riparo, ma di rimettere insieme la propria vita, immaginare un nuovo futuro, tornare a sentirsi persona dentro una comunità.
L’obiettivo dell’iniziativa era chiaro: provare a scardinare gli stereotipi che spesso schiacciano il tema delle migrazioni dentro narrazioni fredde, astratte o ideologiche, restituendo invece al fenomeno una dimensione concreta, umana e culturale. Per questo la giornata è stata costruita come un percorso diffuso tra le vie del centro storico, capace di coinvolgere insieme cittadini, beneficiari del progetto e operatori, usando il gioco, l’arte e la condivisione come linguaggi comuni.
Nel pomeriggio il borgo si è trasformato in un piccolo palcoscenico a cielo aperto. Via Umberto I ha ospitato tavoli di scacchi dedicati all’Ucraina e momenti scanditi dal ritmo dei balli africani; in via Giosuè Carducci spazio al “Kabbadi”, gioco tradizionale pakistano che ha incuriosito e coinvolto il pubblico; piazza Rodolfo Ettorre è diventata invece il regno dei più piccoli, con lo spettacolo di bolle di sapone di Christian Cosentino, in arte Pascal Slava.
La parte istituzionale della serata si è tenuta alle 21 in Largo Don Francesco Saverio Pizzulli, moderata da Jennifer Iacovino. Sul palco si sono alternati gli interventi di Anna Franca Bilotto, presidente della Cooperativa Sociale Le Nove Lune Onlus, della coordinatrice del progetto Sai Marilena Cesarini, di padre Roger Ntabala, parroco di Villapiana, dell’assessore alle Politiche sociali Simona Iannuzzi e della sindaca Maria Annunziata De Marco.
Proprio durante questo momento si è acceso un focus sul valore strategico e umano del Sai come presidio di integrazione e come strumento capace di rafforzare il tessuto di una comunità. Al centro del confronto anche la collaborazione consolidata tra il Comune di Villapiana e Le Nove Lune Onlus, indicata come una delle basi su cui costruire percorsi di accoglienza non episodici, ma strutturati. La sindaca ha voluto esprimere apprezzamento per il lavoro svolto sul territorio dagli operatori del progetto, sottolineandone la dedizione e la capacità di trasformare un servizio in una presenza concreta accanto alle persone.
Tra gli interventi più intensi, quello di padre Roger, che ha richiamato il valore del pluralismo culturale e dell’accettazione dell’altro. Un messaggio netto: la diversità non è un ostacolo, ma una ricchezza, e può diventare la base di una convivenza autentica se la comunità sceglie di riconoscerla e valorizzarla.
Il cuore emotivo della serata è stato però lo spettacolo teatrale multimediale “Ricostruirsi”, curato dallo scenografo e coreografo villapianese Pino Nigro insieme ai beneficiari e agli operatori del progetto Sai. Una performance costruita come un viaggio dentro i temi del distacco, del cammino, della perdita e della rinascita, capace di intrecciare linguaggi artistici diversi e restituire con forza il senso di ciò che significa ricominciare altrove.
A chiudere la giornata è stato il momento conviviale di “Mangiamo Insieme?”, con gli stand gastronomici allestiti dai beneficiari del progetto e un percorso tra i sapori di Pakistan, Guinea e Costa d’Avorio. Poi la musica afrobeat del Dj Katanga United ha accompagnato il finale di una serata che ha scelto di parlare di rifugiati non come categoria astratta, ma come persone, storie, volti e possibilità di futuro.
A Villapiana, insomma, la Giornata del Rifugiato ha provato a fare ciò che troppo spesso manca nel dibattito pubblico: spostare lo sguardo dalla paura all’incontro, dalla retorica ai legami.