Mezzogiorno, Mazza (CMG): «Il Sud non ha bisogno di assistenza, ma di strumenti veri»
Il presidente del Comitato Magna Graecia lega sanità, credito, infrastrutture e presenza dello Stato in un’unica questione meridionale. «Senza una strategia organica il Mezzogiorno continuerà a perdere popolazione, servizi e futuro»
CORIGLIANO-ROSSANO - Il Mezzogiorno non può più essere affrontato come una somma di emergenze separate. Sanità, credito, infrastrutture, servizi pubblici e presenza dello Stato sono, secondo Domenico Mazza, Presidente del Comitato Magna Graecia, pezzi dello stesso problema. E senza una visione organica, il Sud – e la Calabria in particolare – continuerà a consumarsi tra spopolamento, impoverimento dei servizi e perdita di prospettiva.
È questo il cuore dell’intervento, una riflessione politica che prova a rimettere in fila le priorità di un territorio che, a suo giudizio, non ha bisogno di assistenzialismo ma di una struttura di rilancio fondata su strumenti concreti e scelte di sistema.
Il ragionamento parte da un punto netto: la sanità vive di ospedali, l’economia vive di credito. Trascurare l’una o l’altro significa compromettere l’intero equilibrio di un territorio. Mazza sostiene che da oltre vent’anni la sanità pubblica sia stata progressivamente svuotata di risorse e funzioni, mentre il privato, pur assorbendo fondi, non sarebbe riuscito a colmare il vuoto in termini di servizi reali per le comunità. Un quadro che in Calabria, osserva, appare ancora più evidente, con presìdi pubblici depotenziati e concentrati secondo una logica centralistica che ha finito per lasciare scoperti interi territori.
Da qui la domanda politica: che fare? Per Mazza la risposta non può essere né l’autocommiserazione né il ripiegamento nei localismi. Serve piuttosto una strategia capace di incidere insieme su sanità, economia e organizzazione dello Stato, superando anche quello che definisce un «orgoglio meridionalistico sterile», incapace di produrre soluzioni e spesso utile solo a coprire l’inerzia.
Nel suo intervento mette in fila alcune proposte. La prima è il ripristino del Ministero per il Sud, da dotare – sostiene – di poteri straordinari di coordinamento e di una reale autonomia finanziaria. Un dicastero che non sia simbolico, ma operativo, capace di tenere insieme politiche industriali, infrastrutture, servizi e sviluppo dei territori. E che, secondo Mazza, dovrebbe essere guidato da chi conosce il Mezzogiorno non per retorica ma per esperienza diretta.
C’è poi il tema della ZES unica, che per Mazza dovrebbe diventare la vera leva fiscale su cui costruire una politica di rilancio credibile. Solo su quella base, spiega, avrebbe senso immaginare un grande piano infrastrutturale, non come somma di opere scollegate ma come progetto in grado di mettere in relazione territori, servizi e sistemi produttivi. In questo schema si inserisce anche la proposta di una Banca del Mezzogiorno, che possa accompagnare investimenti e crescita con radicamento territoriale e autonomia decisionale nell’erogazione del credito.
L’intervento tocca anche il nodo della frammentazione amministrativa ed economica. Mazza parla di comuni troppo piccoli e privi di massa critica, di imprese sottocapitalizzate e fragili, di un sistema che fatica a reggere la concorrenza europea. Da qui l’idea di incentivare fusioni tra enti locali, aggregazioni d’impresa e modelli cooperativi, per superare assetti che in nome dell’identità finiscono, a suo dire, per congelare l’immobilismo.
Ma il passaggio forse più politico dell’intervento riguarda la presenza dello Stato nei territori. Non è più tollerabile - dice - che i cittadini delle aree periferiche debbano sostenere costi e disagi maggiori per accedere a servizi essenziali progressivamente trasferiti altrove. La presenza delle articolazioni periferiche dello Stato – uffici, servizi, presìdi – non è solo una garanzia amministrativa, ma una leva di sviluppo: dove lo Stato resta, sostiene, restano anche fiducia, investimenti, famiglie e lavoro.
È dentro questa lettura che la Calabria viene descritta come il nodo strategico del Mezzogiorno, l’istmo che tiene insieme Campania, Puglia e Sicilia. Se quel nodo si spezza, avverte Mazza, il Sud smette di essere sistema e si riduce a una geografia di territori isolati, deboli, incapaci di fare massa.
La tesi di fondo è che la Calabria può tornare a vivere non per assistenza, ma per funzione. Non per pietà, ma perché rimessa al centro di una strategia nazionale che torni a considerare il Mezzogiorno non come una questione residuale, ma come una parte decisiva dell’equilibrio del Paese. Perché, nella lettura di Mazza, se regge la Calabria regge il nodo. E se regge il nodo, può tornare a reggere anche il Sud.