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Lamezia è lontanissima: agli arrivi la destinazione Sibari quasi non esiste

2 minuti di lettura

CORIGLIANO-ROSSANO - Nelle prime due puntate abbiamo raccontato la distanza fisica e il costo economico. Prima abbiamo misurato la distanza - quasi tre ore per percorrere i 152 chilometri che separano Corigliano-Rossano dall'aeroporto di Lamezia Terme -. Poi abbiamo provato a calcolarne il costo, scoprendo che raggiungere la Sibaritide dallo scalo principale della Calabria significa scegliere soluzioni costose, tempi interminabili e coincidenze complicate.

Ma mancava ancora una domanda. Chi arriva all'aeroporto di Lamezia Terme, dove va? E qui emergono le conseguenze che producono un effetto preciso, misurabile anche empiricamente: la Sibaritide non è una destinazione. Chi arriva in Calabria e atterra a Lamezia, non raggiunge quasi mai il nostro territorio.

Per scoprirlo, dopo essere arrivati in aeroporto, ci siamo recati agli arrivi e abbiamo fatto una domanda molto semplice: qual è la vostra destinazione?

La Calabria che arriva a Lamezia va altrove

Le risposte, una dopo l'altra, compongono una geografia precisa. C'è chi va verso Tropea. Chi raggiungerà Gerace. Chi ha prenotato sulla costa tirrenica. Chi si sposterà verso il Catanzarese o lungo altre rotte turistiche ormai consolidate della regione. Ma verso Corigliano-Rossano, Sibari e più in generale la Calabria del nord-est, si dirigono in pochi. Pochissimi.

Non è una rilevazione statistica e non pretende di esserlo. È solo uno spaccato ripreso sul campo, in una mattina d'estate, davanti alla principale porta d'ingresso aerea della Calabria. Ma è un’immagine che lascia addosso una sensazione difficile da ignorare.

La Sibaritide, agli arrivi di Lamezia, quasi non si vede. Ed è qui che le prime due puntate di questa inchiesta assumono un significato diverso. Perché la distanza si traduce spesso in isolamento e finisce per diventare l’alibi di chi non arriva, ma soprattutto di chi resta.

Ma perché un turista dovrebbe scegliere la strada più difficile? Proviamo, ancora una volta, a metterci nei panni di chi arriva. Il turista atterra a Lamezia. Ha già affrontato un volo, recuperato i bagagli, magari viaggia con bambini. Da quel momento deve raggiungere il luogo in cui trascorrerà le vacanze. Da una parte ci sono destinazioni inserite in circuiti turistici riconoscibili, servite da transfer, navette, collegamenti organizzati e da una rete dell'accoglienza che negli anni ha imparato a intercettare chi scende da un aereo. Dall'altra c'è un territorio che, per essere raggiunto, può richiedere altre tre, quattro o persino cinque ore di viaggio con i mezzi pubblici. Oppure una spesa importante per un trasferimento privato.

La domanda, allora, non è perché i turisti non vengano nella Sibaritide. Possiamo raccontare il mare. Le spiagge. La storia millenaria di Sibari. I centri storici. La montagna a pochi chilometri dalla costa. Il Codex. I castelli. L'enogastronomia. Possiamo costruire campagne di promozione, partecipare alle fiere, produrre video suggestivi e riempire i social di tramonti sullo Jonio. Ma alla fine il turismo è anche una cosa tremendamente concreta. Un turista deve poter arrivare qui e soggiornare avendo garantiti comfort e infrastrutture.

L’altra Calabria ha costruito una destinazione

C'è poi un'altra evidenza che emerge restando qualche ora agli arrivi di Lamezia: alcune aree della Calabria (escludendo chi ritorna) sono ormai una destinazione nella testa di chi viaggia. Il turista le nomina. Sa dove deve andare. Sono territori che, nonostante tutti i problemi - che anche lì certamente esistono -, sono riusciti a costruire una filiera turistica più stabile. La Sibaritide, invece, continua a vivere un paradosso. Ottime possibilità e pochissimi riscontri.

Ecco che allora il limite logistico, unito alla difficoltà di proporsi come una destinazione con una sua narrazione e riconoscibilità, diventa una zavorra che pesa ogni anno di più. E la Sibaritide resta fuori dal viaggio.

Rita Rizzuti
Autore: Rita Rizzuti

Nata nel 1994, laureata in Scienze Filosofiche, ho studiato Editoria e Marketing Digitale. Amo leggere e tutto ciò che riguarda la parola e il linguaggio. Le profonde questioni umane mi affascinano e mi tormentano. Difendo sempre le mie idee.